Ormai da settimane siamo in quarantena e al mostro iniziale, il virus, si è aggiunta la preoccupazione per la grave crisi economica che colpirà non solo l’Italia, ma tutto il mondo.

Le nostre sicurezze sono intaccate: i nostri amici, i nostri familiari si ammalano.

Quando siamo obbligati a uscire facciamo giustamente molta attenzione, perché chi incontriamo potrebbe contagiarci. Un bruciore alla gola, un colpo di tosse scatenano il timore di essersi ammalati.

Anziani

Chi ha i genitori anziani ha paura; chi ha familiari ricoverati in ospedale vive nel terrore della telefonata che mai si vorrebbe ricevere.

Bambini e ragazzi sono costretti in casa, devono studiare a distanza. Bisogna abituarsi a ritmi nuovi e a una convivenza forzata. Stare in casa in questa fase è indispensabile, ma è tutt’altro che una vacanza, anche per le coppie più affiatate. A tutti è richiesta una grande capacità di adattamento.

A questa situazione già critica si aggiunge, per chi non ha un lavoro dipendente e “blindato”, il problema economico. Molti commercianti non sanno se e quando potranno riaprire, chi lavora nel settore turistico (per esempio) è duramente penalizzato.

In questa situazione soffrire di ansia fino all’angoscia è non solo comprensibile, ma inevitabile.

I due mostri, epidemia e crisi economica, stanno divorando le nostre sicurezze, con un impatto sociale simile a quello di un conflitto mondiale.

Le notizie e le immagini che ci propongono i media accrescono l’ansia e il dolore; l’arcobaleno con “andrà tutto bene” ormai tranquillizza solo i più piccoli.

Tornando a noi, alle nostre angosce, cosa possiamo fare?

La paura arriva a ondate, suscitata da pensieri, da immagini, da notizie lette sul web o sui quotidiani, dalla telefonata di un conoscente.

Sforzarsi di mandarla via, di eliminarla, è una fatica inutile: “non devo pensare al virus”, “non devo preoccuparmi in continuazione del lavoro”, non funziona.

Ripetere spesso, o pensare: “Non è giusto!”, “Non dovrebbe succedere!” funziona ancora meno.

La strategia migliore, secondo la terapia cognitiva, è quella di riconoscere l’emozione: in questo momento mi sento angosciato, mi sento oppresso, mi sento disperato.

Il passo successivo è accettare l’emozione: è normale, tante persone come me sono in ansia, è comprensibile. Se si riesce, ci si può dare un tempo: mi dispererò, mi angoscerò, piangerò per un quarto d’ora.

Lo so, sembra assurdo, ma aiuta a mettersi di lato, a guardare il dolore e l’ansia senza esserne dominati. Si può sempre provare e, se funziona, tanto meglio. L’ansia e il dolore non spariscono, ma non ci dominano più: possiamo fare qualcosa nonostante la sofferenza, non siamo più paralizzati.

Un’altra tecnica di “defocalizzazione” utile è immaginare di raccontare le proprie paure a un amico, e immaginare la risposta che lui o lei ci potrebbe dare.

Ci sono molte tecniche per gestire ansia, dolore e preoccupazioni, per risparmiare le forze facendo cose utili nel presente, che è l’unico tempo su cui possiamo intervenire.

Qualcuno dirà: “Sì, ma i problemi restano”.

È vero, ma anche se ci preoccupiamo e ci rompiamo la testa rimuginando su quello che potrebbe succedere i problemi restano. I progetti, le azioni proiettate nel futuro, sono una cosa diversa, servono a dare una prospettiva al presente; però ora è spesso impossibile fare progetti, non abbiamo elementi a sufficienza.

Quindi cosa si può fare?

Si riconosce l’ansia e il disagio, e intanto si fa quello che si può per le persone che amiamo: si prepara un pranzo salutare per i bambini, si telefona a una persona cara, si aiuta un vicino in difficoltà.

Un’attività fisica moderata, fatta in casa o sul balcone, aiuta a scaricare l’ansia e andrebbe praticata regolarmente, anche solo mezz’ora al giorno.

Strutturare le giornate con una serie di attività, leggendo, ascoltando musica, guardando un bel film (e limitando l’ascolto dei notiziari), sarà un modo per superare questo doloroso periodo.

Abbiamo a che fare con un nemico invisibile, il coronavirus, che può uccidere, e con le sue conseguenze temibili ma poco definite (la crisi economica), quindi con due mostri che colpiscono nell’ombra, come nel peggiore film dell’orrore.

Ne usciremo, anche se con dolore e con fatica, come hanno fatto i nostri genitori e i nostri nonni dopo le guerre, ma per ora siamo bloccati e dobbiamo utilizzare tutte le strategie possibili per reggere fino alla fine di questo periodo, che non sarà breve.