Pene piccolo, paure, difficoltà e falsi miti

Dr.ssa Valeria RandoneData pubblicazione: 11 luglio 2011

Una domanda ridondante nella mia pratica clinica, è quella inerente le “ideali misure” degli organi genitali maschili.
La potenza sessuale, da sempre correlata alle dimensioni del pene, viene ad essere messa in discussione dalle fondamenta, quando un adolescente in fase di crescita, si trova a vivere l’ansia e  lo sconforto di un dolente ed ansiogeno paragone con un pene di maggiori dimensioni, magari dell’amico del cuore.

 

Le infinite richieste di consulenza sulle dimensioni del pene, che giungono sia qui a Medicitalia che nella mia posta privata, lasciano trasparire quote d’ansia, miste a reali preoccupazioni, amplificate da falsi miti e leggende metropolitane correlate alla sessualità.

Molti adolescenti crescono e si approcciano alla vita sessuale, con scarse e poco veritiere informazioni sull’affettività e sulla sessualità, spesso vissuta con modalità scisse e ginniche, esclusivamente coitali, apprendendo la maggior parte delle informazioni dai siti internet, dai compagni più navigati e peggio ancora dai siti pornografici.

 

Grazie a  questi ultimi, due falsi miti abitano l’immaginario maschile, quello correlato alla “durata” del rapporto sessuale e quello correlato alle “dimensioni” degli organi sessuali.

 

Molti ragazzi crescono credendo fermamente che più un pene è grande, più potenti sessualmente diventeranno e più donne appagheranno nel loro percorso da amanti, credono infatti che la risposta orgasmica femminile, sia “dimensioni del pene correlata”, glissando totalmente sulla relazione, sull’empatia, sull’erotismo e sulla conoscenza dell'universo femminile.


Vane ed inutili sono le rassicurazioni di noi clinici, infatti molti ragazzi soffrono di “dismorfofobia peniena”, quell’angosciante e reale sensazione, basata e fomentata dal vissuto e non dalla realtà clinica, che le loro misure non sono adeguate e che il loro pene è piccolo e brutto e, che mai conferirà loro piacere, potenza sessuale e soddisfazione alle loro partners.

Un percorso di educazione emozionale e sessuale, diventa obbligatorio, per placare ansie, preoccupazioni e dolori dell'anima di giovani smarriti e confusi circa la loro sessualità e relazionalità.
Uno dei tanti obiettivi che l’educazione sessuale dovrebbe porsi è quello di insegnare ai giovani, che  “la sessualità non è un fare, ma un essere” e che non può affatto essere correlata a qualche centimetro in più.

Autore

valeriarandone
Dr.ssa Valeria Randone Psicologo, Sessuologo

Laureata in Psicologia nel 1992 presso La Sapienza-Roma.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Sicilia tesserino n° 1048.

35 commenti

#1
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Gentile dr.ssa Randone:

Leggo ciò che scrive in questo suo post:

"Vane ed inutili sono le rassicurazioni di noi clinici"

Orbene, le chiedo,

1.come possa uno psicologo, valutare clinicamente, l'organo genitale del proprio paziente.

2. Dare per assodato che il pene del proprio paziente non sia affetto da patologia alcuna (micropene, ipospadia, epispadia, patologie infiammatorie croniche, altre genodermatosi e malformazioni) per ritenere solo psicologico il problema.

Probabilmente lei mi dirà che prima interrogherà il suo paziente su eventuali percorsi medici, ma dal suo scritto

(che solo casulalmente appare 48 ore dopo la pubblicazione di un mio articolo sulle tecniche non chirurgiche di ingrandimento del pene in caso di patologia o dismorfofobia https://www.medicitalia.it/minforma/dermatologia-e-venereologia/974-tecnica-di-ingrandimento-del-pene-con-filler-acido-ialuronico-una-prospettiva-non-chirurgica.html )

Non si evince - mentre - in modo a mio avviso completamente fuorviante - appare che ogni disagio connesso alle dimensioni del proprio apparato genitale maschile nasca per un difetto di informazione o per aver attinto la conoscenza dello stato di " normalità" da siti pornografici.

Invitandola a considerare che i pazienti anche giovani spesso hanno orientamenti culturali ed educativi che esulano da questi frivoli contesti e che le cause di tali situazioni possono essere anche organiche (e quando non sono non sempre nascono da capricci porno-guidati) la inviterei -sempre che ne abbia la volontà- ad una più chiara esposizione dei suoi consigli, integrandone la necessita' al primario approccio medico specialistico per l'esclusione di malattie o malformazioni o ancora per valutare se una dismorfofobia sia sicuramente slegata da situazioni primariamente patologiche ed organiche.
Cordialità
Dr. Luigi Laino

#2
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Dr Laino, era ovvio e sottointeso, che non si trattava di problamatiche organiche, ma lamentele ipocondriache correlate alla sessualita'. La valutazione, che valutazione non e' psicologica, subentra dopo la valutazione andrologica. Ovviamente. Saluti

#4
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Cara Valeria,

molto precise e puntuali mi sembrano le tue osservazioni psicologiche su questo tema andrologico complesso e tuttora non di facile risoluzione.

Anche il collega Laino nel suo blog parla di "nuove tecniche relative all'ingrandimento della circonferenza del pene, soprattutto nell'area del Glande"; questa è una terminologia diciamo un pò confusa da un punto di vista andrologico, infatti mi chiedo che cosa è "l'area del Glande"?.

Comunque per avere maggiori chiarezze andrologiche su questo complesso tema invio alla lettura del mio Minforma:

https://www.medicitalia.it/minforma/andrologia/202-le-misure-del-pene-le-pene-del-pene-cioe-quando-il-pene-e-piccolo.html .

Cordiali saluti.

#5
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Carissimo Giovanni, sei sempre molto chiaro, preciso e professionale, veramente non avevo letto l'articolo sulla circonferenza del glande, che non credo possa sanare problematiche psico sessuali profonde. Cari saluti

#6
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Aggiungo per evitare fraintendimenti agli utenti, che le ansie necessitano di una valutazione clinca fatta dall'andrologo, se non ci dovessero essere elementi clinici compatibili con la sindrome da spogliatoio, il secondo passo è investigare altrove dove nasce la paura-disagio.

#7
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Gentile dr.ssa Randone,

la mia esperienza clinica e gli studi scientifici ormai effettuati in larga scala su questo particolare tema, mi portano a dire che nei casi di

- pene oggettivamente piccolo
- pene soggettivamente piccolo

funzionalmente ed anatomicamente sano, associato a "Small Penis Syndrome" è stato verificata

1. la validità (compliance, risultato, soddisfazione del paziente) della tecnica non chirurgica di ingrandimento del glande mediante acido ialuronico per microinfiltrazioni

2. la presenza di effetti collaterali a volte importanti per altre "storiche" tecniche di tipo chirurgico di ingrandimento del pene.

Pertanto, pur accogliendo il suo libero pensiero in merito ad una questione eminentemente medica, che non nego avere risvolti psicologici, ribadisco l'essenzialità del rimando medico relativamente a quanto sovraesposto.

ad usum delfini e al Dr. Beretta: l'area del glande, corrisponde dermatologicamente al tegumento cutaneo relativo alla superficie della mucosa.

Tale termine ben si presta alla descrizione degli studi scientifici (che puoi leggere nelle fonti del mio articolo minforma https://www.medicitalia.it/minforma/dermatologia-e-venereologia/974-tecnica-di-ingrandimento-del-pene-con-filler-acido-ialuronico-una-prospettiva-non-chirurgica.html

poiché inquadra una tecnica che si effettua proprio nella zona sottocutanea ovvero a livello dell'area del Glande!


#8
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Quindi il problema sarebbe l'ingrandimento del glande, cioè tanto per capirci e far comprendere anche ai nostri lettori, la punta del pene.

Forse è questo che ai dermatologi chiedono gli uomini con una "Small Penis Syndrome" mentre agli andrologici di solito chiedono altro e un numero rilevante dei casi hanno un pene perfettamente normale.

#9
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Si Giovanni; gli studi e l'esperienza che riporto sono relative all'ingrandimento del glande nella Small Penis Syndrome e proprio per i lettori ho riportato il link al mio articolo. Esiste la possibilità di impiego in virtù della altissima compliance e l'alto profilo di tollerabilità e sicurezza dell'acido ialuronico (bifasico e controllato) del suo utilizzo nel sottocute di impianti nell'asta del pene.
Questo di fatto ed a mio avviso potrebbe sostanzialmente allargare gli approcci terapeutici che per ora vedono l'esclusivita del bisturi.

#10
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Dr.Laino,
non comprendo perchè ha deciso ad oltranza di mettere in parallelo la sua esperienza clinica, con le mie riflessioni psicologiche correlate alla sessualità.
Se le fa piacere sciva pure.
Ma non comprendo una cosa, se lo sfortunato paziente decidesse di infiltrarsi l'acido ialulorico, immagino assorbibile, dovrebbe pungersi ciclicamente?

#11
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Dr.Laino,
non comprendo perchè ha deciso ad oltranza di mettere in parallelo la sua esperienza clinica, con le mie riflessioni psicologiche correlate alla sessualità.
Se le fa piacere sciva pure.
Ma non comprendo una cosa, se lo sfortunato paziente decidesse di infiltrarsi l'acido ialulorico, immagino assorbibile, dovrebbe pungersi ciclicamente?

#12
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Mai pensato di sovrappormi ad altre esperienze.

Delle due l'una: per la chiarezza dei lettori, o lei pone in privato TUTTA questa discussione, oppure mette in modo visibile a tutti ciò che ho scritto in appendice al suo post, e che lei ha oscurato, perché altrimenti lei sta utilizzando le mie critiche in modo improprio ma soprattutto in modo incomprensibile a chi legge.

Al contrario, ogni ulteriore commento ed invito (che comunque leggo far suo nella rettifica che ha fatto sul necessario riferimento al medico prima di ogni ulteriore approccio) e' inutile per i nostri lettori!

#13
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

>>> pur accogliendo il suo libero pensiero in merito ad una questione eminentemente medica
>>>

"Eminentemente medico" è uno dei possibili approcci al problema, non la questione in sé.

La dismorfofobia peniena è il problema, ma non è detto che debba per forza essere risolto per via medica.

Anzi, potendo scegliere, sono certo che anche tu concorderesti che prima d'infiltrare/operare un paziente può essere preferibile tentare altre strade, meno invasive.

#14
Dr. Luigi Laino
Dr. Luigi Laino

Giuseppe, certamente: ma solo una volta stabilito (dal medico) che il paziente e' altrimenti sano. Proprio questo e solo questo e' il concetto che avevo intenzione di puntualizzare e tu che puoi leggere il mio primo messaggio che e' stato oscurato, non puoi non intenderlo che in questo senso. Saluti.

#15
Dr.ssa Flavia Massaro
Dr.ssa Flavia Massaro

Cara Valeria,

il problema della dismorfofobia (o disturbo da dimorfismo corporeo) può riguardare qualunque parte del corpo e quando l’attenzione si concentra sull'aspetto dei genitali - maschili e femminili – percepito come anomalo, può celare ben altre angosce, come hai giustamente sottolineato, e anche motivare il ricorso ad interventi che possono lasciare insoddisfatto il paziente proprio perchè il problema è un altro.

Quando l’oggettività del problema non è confermata da una valutazione medica si tratta molto spesso di uno “spostamento” dell’ansia dalle cause reali ad un oggetto esterno ben definito, e se tutti i ragazzi potessero usufruire di interventi seri di l’educazione sessuale forse si eviterebbe che le situazioni più gravi si complicassero ulteriormente, portando alla costruzione di un’identità adulta sessuata deficitaria e legata a vissuti di inadeguatezza.

Spero quindi che il tuo articolo serva a far riflettere chi vive questo problema.

Cari saluti,
Flavia

#20
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Calma e gesso: adagio chirurgico: prima conosci il malato e poi sua malattia. E qui c' è una trasgressione alla saggezza degli antichi. Poi: Caro Luigi, hai perfettamente ragione ad obbiettare sull' ego clinico di Valeria Randone, la bacchetto anch' io, e nojn poco (ciao Valeria). IL punto è un altro: Chiediamocio: facciamo veramente l' interesse del paziente a modificare l' aspetto di un pene normale?.

Esistono due articoli in letteratura che affrontano il problerma. Uno è di fridrickson (B.J.Urol 2002) e l' altro è mio (AJA 2008). Gli autori in entrambi i casi ricorrono ad un modello sperimentale per valutare l' impatto psicologico della chirurgia. La popolazione spermintale sono giovani maschi che si ritengono timidi a causa di un pene curvo congenito maggiore di 30 gradi e che rende impossibile penetrazione, in cui è assolutamnente nevessaria chirurgia. Circa il 90-95% dei soggetti è contento dell' aspetto postoperatorio, ma la qualità di vita migliora solo nel 40% di costore 4e la relazionalità con l' altro sesso nel 10%. Io e friedrickson più o meno siam lì con le percentuali. Il chè significa che l' aspetto del pene è correlato all' autostima dei pazienti solo in alcuini casi.
Una revisone post hoc dei casi indica che i meno timidi se ne giovano di più

Alla luce di questi dati con l' altro autore dell' articolo (stefano Caracciolo, Ordinario di Psicologia Clinica università di fERRARA, mio compagno di bbanco al liceo) abbiamo intrapreso questa modalità.
Gli invio tutti i pazienti che da me vemngono per farsi ingrandire il pene e lui mi dice quali sono quelli operabili e quali no. Dal 2007 gli ho mandato 30 soggetti (su 62 visitati per questo problema, 32 hanno rifiutato di andare), mni ha dato l' ok in 11: lio ho operati 7 contenti con netto miglioramento della relazionalità, 4 no: 3 rimasti stabili come relazionalità, uno è peggiorato in maniera spaventosa, dopo che ha scoperto che la mamma aveva confidato dell' interveto alla parrucchiera del paese. Con ovvie conseguenza. Gli altri 20 sono stai inviati in pdsicoterapia di cui solo 4 hanno accettato. Di questi 2 hanno concluso felicemnte iter e 2 no.
Considerate che stime attendibili (Colpi GM J.Sex.Md l' anno ve lo cercate)indicano che solo il 5% di quelli che hanno il problema vanno dal medico. I dati che vi ho fatto vedere indicano che di questi circa 1/4 acconsente a quanto proposto come terapia, e solo la metà o giù di lì guarisce.
In ogni caso abbiamo un campione statisticamente troppo scarso per la benchè minima certezza.
Una lettura minimamente prudenzialeè che l' intervento (chirurgico, con ialuronico, psicoterapeutrico) va calibrato paziente per paziente il qual4e paziente andrebbe valuatao da medico e psicologo.

#21
Dr. Giuseppe Santonocito
Dr. Giuseppe Santonocito

>>> il quale paziente andrebbe valutato da medico e psicologo.
>>>

Giorgio, non posso che concordare: la collaborazione fra medici e psicologi va basata sulla COMPLEMENTARIETÀ piuttosto che sull'ESCLUSIVITÀ.

#22
Ex utente
Ex utente

"solo una volta stabilito (dal medico) che il paziente e' altrimenti sano."

Sarebbe interessante almeno sapere quando un paziente è altrimenti sano!

Se così fosse esisterebbero dei parametri di "normalità" condivisi e relativi parametri di patologia, cosa che non sembrerebbe.
Basta girare invece che nei siti a "luci rosse", nei numerosi siti gestiti dai medici per vedere che non è così.
Se poi andiamo in visita di persona da medici diversi, spesso si ottengono valutazioni contrastanti (esperienza da paziente che mi risulta abbastanza comune), visto che ognuno, in ultima analisi, lavora e fornisce "numeri" di riferimento diversi.
Quello che per alcuni è "piccolo" per altri è assolutamente nella norma.
E qui siamo solo nella fase di valutazione obiettiva strettamente genitale. Tralascio le divergenze sulle indicazioni, risultati e problematiche delle possibili terapie medico-chirurgiche.
Le miei chiacchiere ad oggi sono riportate su quasi tutte le Introduction delle pubblicazioni scientifiche sull'argomento che sono facilmente consultabili quanto la pornografia.


Il Dott. Enrico Conti sul suo blog, https://www.medicitalia.it/blog/andrologia/629-la-sempiterna-questione-delle-dimensioni-del-pene-aiuto.html scrive:

"E’ altresì importante (e urgente) che nel mondo medico si definiscano delle modalità di approccio e risposta al fenomeno degne di questo nome."

Scrive il Dott. Bossi:
"Oggi si parla di "dismorfofobie genitali" ma bisogna sempre distinguere fra vere fobie e reali ipogenitalismi e talvolta… non si tratta né dell’uno né dell’altro."
Credo che i talvolta siano la maggioranza dei casi.


P.S.: Dr.ssa Randone, il mio post lo può tranquillamente cancellare anzi lo cancelli proprio una volta letto.
Aggiungo che trovo il suo post ottimo, per quanto possa valere la mia opinione.
Grazie!




#23
Dr. Giovanni Beretta
Dr. Giovanni Beretta

Bravo Giorgio sempre preciso e documentato e bravo Giuseppe sintetico e conciso!

#24
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Grazie Giorgio,
hai perfettamente ragione, così come ha ragione Giuseppe nel parlare di sinergia nel lavoro tra medico e psicologo.
Caro Utente,
non mi sognerei mai di cancellare un suo commento, lo trovo acuto, appropriato e degno di riflessione clinica e, la sua opinione vale e come.
Cari saluti

#25
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Concludo su due apsetti:
Caro Utente 172356 il 11/07/2011 nell' ottica del rapporto medico paziente la diagnopsi deve esssere chiara ed esplicita. Col prof Caracciolo abbiamo messo a punto questa frasetta: Il suo pene è del tutto normale, pertanto in questa sede parliamo di estitica, non di funzione. L' estica è una funzione del suo modo di pendsare pertante lei andrà valutato da psicologo prima di ogni terapia in tal senso.
Lo ialuronico si riassorbe. Mi pare.

#26
Dr. Enrico Conti
Dr. Enrico Conti

Da chirurgo del pene (si lo so, detto così fa ridere), desidero anch'io aggiungere un commento sul problema delle dimensioni su cui ho idee personali molto chiare. Credo che, fatte salve rare e dovute eccezioni che interessano la patologia, il mondo medico e psicologico abbia una grande responsabilità quando affronta a titolo “divulgativo”, come anche in questo portale, l'argomento dell’aumento delle dimensioni del pene. E' sotto gli occhi di tutti come ci sia oggi una pletora di maschi che pietisce rassicurazioni sul proprio organo sessuale e chiede aumenti di dimensioni (in lungo, in largo, in 3D). Si tratta prevalentemente di giovani molto spesso poco dotati si, ma di una forte identità e di autostima (piuttosto che di pene) sia per ragioni personali, che educazionali, sociali o dis-culturali. Per accrescere la confusione e la frustrazione c’è già abbastanza informazione prudereccia su carta stampata. Cosa voglio dire? Leggete il numero di Focus extra di questa settimana (Eros e dintorni) ove c’è il solito ampio capitolo sulla lunghezza del pirillo. Il livello della acculturazione è tale per cui si evince che gli orientali ce l’hanno piccolo e (udite, udite) gli italiani ce l’hanno medio ma i Francesi ci battono di 3-4 mm (Sempre rivali và!). Nulla di male si può obiettare, anzi, cadono un po’ di falsi miti e la gente è più informata ecc. ecc. Il problema è che poi arriva nei nostri studi Il signor Rossi di turno e di fronte al fatto che egli si lamenta dei suoi 13 cm gli si propone un trattamento medico ineccepibile (con tanto di citazioni scientifiche se del caso).
Il mio pensiero è che su questo argomento il ruolo del mondo medico dovrebbe essere limitato a escludere patologie organiche, affidando poi eventualmente agli psicoterapeuti questo tipo di problematiche. Più importante sarebbe chiedersi quali sono i tratti della personalità o della cultura che portano alle doglianze del pene piccolo, spendendo energie a livello delle nostre società scientifiche per arginare la fragilità giovanile e non far passare per scienza ciò che è discutibile cosmesi, altrimenti l’unica differenza tra noi medici e terapeuti post-moderni e i popoli che si appendono i pesi all’uccello è tecnico, non culturale! Il ruolo della medicina non è quello di provvedere ai bisogni ancestrali del citato signor Rossi, più di quanto non lo sia di occuparsi dei buchi per gli orecchini. Purtroppo nel nostro mondo si cerca invece di cavalcare l'onda e la "richiesta" di ingrandimenti di pene viene perlopiù soddisfatta con la giustificazione sussurrata che "visto che c'è richiesta, meglio soddisfarla noi professionisti piuttosto che il mammano di turno che impianta i sassolini nel solco balanoprepuziale". E' inutile altresì usare l’argomento del diritto al benessere psico-fisico dell'individuo secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità (concetto formulato per necessità più basilari!). Sicuramente queste tecniche e queste competenze portano vantaggi per chi le usa ma non hanno a che fare con la medicina solo perché non procurano danni. Cordiali saluti a tutti.

#27
Dr.ssa Valeria Randone
Dr.ssa Valeria Randone

Ciao Enrico, che piacere leggerti nel mio blog, chiaro, esaustivo, equilibrato e professionale. Mi trovo in perfetta sintonia con il tuo pensiero e credo che buon senso, buon gusto, professionalita' e competenza dei clinici, aiutino i pazienti, sia che il danno sia reale che immaginario. Focus extra lo conosco bene, c'e' anche una mia intervista fattami da una loro giornalista, nalla sessione dell'immaginario. Grazie Giorgio della precisazione che desideravo, l'acido ialulorico e' riassorbibile,il disagio del paziente permanente! Buon lavoro a tutti. Valeria

#28
Specialista deceduto
Dr. Giorgio Cavallini

Ecco due belle visoni olistiche dello stesso problema che mi consentono di chiarire la mia posizione: quella di Luigi Laino (trattiamoli tutti così) e quella di Enrico Conti (non trattiamo nessuno).
Trattiamo le vere richieste di aiuto secondo scienza e coscienza. Le mammane se efficaci, ben vengano, purtroppo non lo sono.

#29
Utente 331XXX
Utente 331XXX

Scusate l'intervento da semplice paziente sensibile a questo problema che mi ha colpito, non voglio andare contro la medicina ci mancherebbe, nè voglio essere indelicato nei confronti di persone che vivono con questo problema però mi stupisce che un medico per giunta una donna giovane moderna e acculturata non comprenda che si è sicuramente vero ciò che dice che in amore e in tante situazioni affettive correlate le dimensioni non contano assolutamente ed è giusto che sia così l'ho constatato anche io ma è altrettanto vero che nel mondo alternativo del sesso libero (senza affettività) queste hanno un peso, basta farsi un giro nei portali di incontri piccanti dove il 90% di uomini che hanno un seguito di apprezzamenti sono tutti dotati, così pure tutti i playboy e gli escort, questo perchè un pene un po' più grande visivamente e più seducente e più atto con un certo diametro a stimolare un orgasmo vaginale che avrà pure una stretta minoranza di donne ma c'è e a volte è il preferito da queste. Non voglio apparire volgare ma se è una parte del mondo va anche in questa direzione allora chi è il dismorfofobico in questione? Su questi presupposti non vedo dismorfofobie nè da parte di noi maschi nè da parte delle femmine. Spero che il mio commento non venga cancellato perchè è frutto di una riflessone e di una lunga esperienza personale, quando leggevo anni fa articoli come questo ed altri mi sentivo pure legittimato da mediodotato ad andare a competere con i playboy maggiorati sulla base dell'illusione che lo si può fare perchè "le dimensioni non contano mai" e queste frasi mi hanno innescato una competizione che mi ha portato a degli insuccessi, ad una confusione senza precedenti, cali di autostima e una depressione alla porta bloccata in tempo, sarebbe meglio dirla tutta su questo aspetto della sessualità per poi accettarla sminuirla (a volte noi uomini diamo troppa importanza al puro sesso questo è vero) e magari scherzarci sopra come sto facendo io adesso, ma mai dare un messaggio incompleto e distorto. Spero di non essere cancellato perchè non è una provocazione e avendo vissuto questo problema ho il massimo rispetto e molta apprensione per chi lo vive.Cordiali Saluti

#30
Utente 392XXX
Utente 392XXX

Cari medici sono un utente iscritto su questo sito da qualche anno è solo ora ho scoperto questa interessante discussione sulla quale mi sento in dovere di dire la mia in quanto affetto da questo problema dimensionale praticamente da sempre . Il fatto è che le dimensioni del pene a mio parere sono un qualcosa di molto complesso sia dal punto di vista medico che psicologico ed è necessaria una visione delle cose a 360 gradi . La realtà è che spesso molti urologi confondono la norma con la media . Ovvero la norma e ‘ un range che va da x a y mentre la media è un numero , che si trova esattamente al centro di questo range è che di fatto è la misura più ricorrente . Inoltre spesso si sente parlare solo di lunghezza mentre vai a sapere il motivo si tralascia la circonferenza che è addirittura importante .. perché ?! In sostanza una persona può essere normale pur avendo 20 cm ma di certo ha un pene grande perché sopra la media , ma può esserlo anche con 12 cm ma in quel caso ha un pene piccolo perché si trova al limite opposto . Allora è questo il nocciolo della questione ...se uno ha dimensioni normali ma al limite inferiore qualche problema può avercelo o no ?!(. Infatti e questo il mio caso ) e allora il problema va affrontato e da un punto di vista psicologico e da un punto di vista chirurgico per capire quali siano le reali difficoltà . E ‘ un po’ lo stesso discorso per l’uomo alto 160 cm ... per la medicina è normale ma nella realtà ?! Potrebbe avere difficolta a fare determinati concorsi , potrebbe avere difficoltà con le donne perché ritenuto poco attraente ecc e purtroppo in quel caso non ci sono rimedi se non mettersi i tacchi . Bene la stessa cosa vale per il pene solamente che la chirurgia qualche cosa la offre in queste situazioni . In conclusione il mio parere e che è un po’ riduttivo dire : 7.

#33
Utente 392XXX
Utente 392XXX

7.1cm e ‘ un micropene mentre 7.2cm è un pene normale vi pare ? In sostanza il mio parere è che in questi casi occorra una valutazione sia psicologica che clinica del reale vissuto della persona che fa una richiesta e che vado al di là dei semplici è riduttivi “ canoni puri della medicina “ . Saluti cordiali

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