La Depressione: attendendo un contatto (riflessioni gestaltiche)

Gentili Lettori

Vi scriverò qualcosa sulla depressione non dando definizioni e nemmeno consigli ma definendo l'esperienza della depressione, di come lo sente un terapeuta sperando di illuminare il cammino delle domande, e non quello delle risposte!

Premessa:

In terapia della Gestalt  stiamo attendo ai modi in cui e  di come sta con noi il paziente, ai suoi modi di fare, non ci focalizziamo molto su quello che normalmente dice ma ai modi in cui lo dice.

Pensiamo in termini di confine contatto, e cercando di esplorare le intenzionalità verso cui verte. In sintesi attendiamo e cerchiamo di definire dove e come interrompe il contatto. Perchè il sintomo è una interruzione del contatto. Ovvero dei modi in cui il paziente entra in contatto con il mondo,ragioniamo sempre nell'ottica Organismo - Ambiente.

In questo stralcio di seduta siamo di fronte ad una Persona che usa un  tipo di contatto  retroflessivo e Introiettivo.

Sono in una delle sedute  con la Pz. Una paziente che più e più volte ha cercato sostegno attualmente in cura presso una casa alloggio.

In  seduta mi  sembra sempre pià stanca scialba,non si cura più, quando entra nel mio studio mi lascia sempre dietro una scia di noia e morte...Immagino nella mia mente la  fatica che ha accumulato,il peso che si porta, quello di un cadavere, che si muove lentamente.

Il marito le è morto 3 anni fa ,da allora sembra in perenne lutto, non si cura  più,non cura la sua stanza dove attualmente alloggia, non cura la sua casa e nemmeno i figli,ormai grandi.

Passa tutto il giorno a letto,si alza solo per mangiare qualcosa. (esperienza di ritiro  e retroflessione)

Uno direbbe: Cosa la ha  fatto diventare cosi? Un terapeuta direbbe cosa  si è interrotto? dove si interrompe? Il lutto ? eppure era depressa anche prima!

So che  io come terapeuta non possiedo nulla, se non la mia presenza,il mio sentire ,il mio esserci e la mia intuizione.

Cerco di non sfidare i suoi pensieri come farebbe un terapeuta cognitivista,portandola ad un esame di realtà, cerco di non initimarla ad alzarsi dal letto  ne farle  credere di quanto la vita sia bella ecc ecc,sono discorsi che sente da alcuni anni,in primis dai familiari,poi da alcuni operatori della casa alloggio. ovviamente senza risultati...

Cosi apro la seduta dicendole:

Io: Sono contento di vederti..

Lei: io non so più che fare,

Io:  Vedo che non stai  respirando ,sento che non sta respirando,i piedi non sono ben appoggiati a terra, ed hai il  viso spento.

Lei: Non so non mi accorgo perchè non so cosa fare,

"Vorrebbe  che sia io a fornirglierle" (contatto introiettivo) cerca da me le risposte cosa che non le do...

Allora le dico: e come ti fa sentire non sapere cosa fare?

lei: una stupida,sono stupida!

Decido di non intervenire, perchè si sta aprendo e cosi decido di stare con il processo senza vedere il contenuto,mi affido al processo,cosi lei vedendo che non rispondo:  si lancia in pensieri tragici,drammatici, di un futuro che non  vede,di una vita che non vive perchè  sta a letto,poi di nuovo il silenzio,il tempo si ferma ci guardiamo, senza dirci nulla.

Il tempo con lei si ferma  e tu ti senti impotente la sua stessa impotenza, sai  che quello è il sentimento di quel campo,di quella persona.

Decido di stare con il mio respiro,prendo contatto con la terra,mi sostengo mi do il sostegno neccessario per non perdermi e stare sveglio.

Cosi  rimaniamo in silenzio si sentono i rumori delle poltrone che cigolano perchè mi sto mettendo ancora più comodo,perchè sto attendeno un contatto vero, vivo come quelli di  un now moment "Stern". Ad un  certo punto della seduta  guarda nella stanza e dice ha una chitarra li? anche a me  piace la musica vorrei poterla ascoltarla più spesso.

Le dico: Bene se tu fossi una chitarra che accordo e  nota saresti?

Lei: Nota veloce ,aperta, ritmica (abbiamo visto la sua intenzionalità) in contrasto con quello che mostra al mondo la sua chiusura.

E' continua dicendo:  Vorrei sentirmi più libera,propria come le note della chitarra...

Abbiamo appena aperto un porticina la sua intenzionalità è emersa fuori,un desiderio di libertà di note aperte,forse la fase del lutto sta cominciando a chiudersi...

Adesso so che qualcosa e successo tra di noi,qualcosa anche se piccola sta cambiando,mi da speranza per una nuova seduta con lei.. Ora so anche i passi da fare con lei, questo è la sua terapia la sua ora, dove condividere i pensieri e noie. Dove nessuno possa interromperla con parole, pensieri altrui ,  dove lei possa trovaare invece i suoi pensieri.

 

Data pubblicazione: 15 febbraio 2013 Ultimo aggiornamento: 19 febbraio 2013

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