Il trauma del cesareo d'urgenza

Dr.ssa Chiara AielloData pubblicazione: 07 maggio 2013

“Il parto cesareo è veloce, si realizza in pochi minuti invece che in ore. Oppure, guardando a ciò in un’ottica più globale, è un processo estremamente lento, richiedendo anni per appropriarsi davvero del senso della nascita”

J. English

Cominciamo dicendo che le due componenti del Sistema Nervoso Autonomo, simpatico e parasimpatico, regolano le funzioni dell'organismo ed influiscono sul metabolismo di ogni cellula.
Il simpatico consente l'attivazione dell'azione e prepara l'organismo a risposte di emergenza con un aumento del battito cardiaco, uno spostamento del sangue verso i muscoli ed un aumento del respiro con dispendio di energia.
Il parasimpatico consente l'attivazione delle funzioni del riposo e del recupero energetico, controbilanciando gli effetti del simpatico, rallentando i battiti cardiaci, spostando il sangue verso il tratto digerente, stimolando la peristalsi e aumentando le secrezioni digestive con recupero di energia.

Gelhorn sostiene che se i due sistemi lavorano simultaneamente, invece che rispettare una fidiologica alternanza, i loro effetti si sommano scaricandosi l'uno sull'altro. Si crea in questo modo un nodo simpatico/parasimpatico, che assume le dimensioni e le caratteristiche di un vero e proprio nodo emotivo. Esiste una stretta correlazione tra nodi emotivi e malessere generale della persona.

Abbiamo infatti, in questi casi, due tipi di disfunzione:

1. con il predominio del simpatico si generano emozioni di rabbia, ira, frustrazione, irritabilità e sintomi come agitazione, nervosismo, palpitazioni, insonnia;
 
2. con il predominio del parasimpatico si generano emozioni di vulnerabilità, senso di ferita e/o di colpa, paura, tristezza e sintomi come depressione, affaticamento, nausea, vomito, diarrea, stitichezza.

Il cesareo d’urgenza, come tutti gli eventi traumatici, genera nel soggetto un blocco nella risposta corporea all’avvenimento imprevisto

La donna nel momento del travaglio attiva una risposta fisiologica di altissima eccitazione, che naturalmente si scarica nel momento del parto vaginale. Quando il bambino attraversa il canale del parto e viene alla luce, il corpo della madre rilascia una grande quantità di ossitocina, “l’ormone dell’amore”, che le fa provare uno stato di intenso benessere e soddisfazione. In questo modo la curva è rispettata, il sistema carico-scarico funziona perfettamente. 

Il cesareo d’urgenza si colloca a frattura tra due sistemi.

La donna entra in uno stato di intensa eccitazione neurovegetativa, ma non può scaricare tutta l’energia accumulata.

“I sintomi post traumatici sono fondamentalmente delle reazioni fisiologiche incomplete tenute in sospeso dalla paura. Le reazioni alle situazioni che costituiscono una minaccia per la vita restano sintomatiche finchè non sono completate” Levine.

In psicanalisi è ormai noto come la nascita di un bambino sia una fase fondamentale del ciclo di vita femminile: in questo momento la madre può riorganizzare il proprio mondo interiore, creando uno spazio adatto a contenere l’idea di un bambino e di se stessa come genitore.
Durante la gravidanza e l’accudimento del proprio figlio la donna vive delle trasformazioni, acquisisce ed integra le funzioni materne, la capacità di prendersi cura, di proteggere e di entrare in sintonia col bambino. 

L’evento del parto, nonostante sia quotidiano e atteso, è un momento dove il dolore è intenso, trasforma, mette alla prova, spoglia la donna e la rende impotente: vissuti che accomunano molte partorienti sono la perdita di controllo e il sentirsi morire nelle fasi di travaglio avanzato.dell’assistenza tecnica all’evento biologico.

In alcuni casi il parto si trasforma in un'esperienza traumatica, che a volte non riesce a essere superata e porta ad alcune strategie tipiche di evitamento, comead esempio la ferma volontà di non avere più figl.

A maggior ragione ciò succede se il corso fisiologico del travaglio viene interrotto bruscamente, per svariate ragioni, e si fa ricorso al taglio cesareo per l’espletamento del parto. In quella situazione la donna è costretta non solo a subire, ma a fornire il proprio consenso, ad un’operazione che comporta alcuni rischi sia sul piano della salute fisica che su quello della salute psichica. 

La donna accetta di sacrificare la propria integrità fisica, rinunciando a molti aspetti inerenti alla propria immagine si sè come madre ideale. Talvolta il dolore fisico ed emotivo hanno il sopravvento sui sentimenti di felicità e di amore per il proprio bambino, o ancora la madre, resa spettatrice del proprio parto, fa fatica, nell’incontro con il proprio bambino, a riconoscerlo come l’essere con cui ha condiviso già nove mesi di vita.

Secondo Brazelton la madre “non solo si sente violata nel suo corpo, in seguito all’operazione, ma ha l’impressione di essere derubata del proprio bambino".

Ci si può sentire tradite dal proprio corpo, impotenti e in balia di altri.

La separazione forzata del bambino attraverso il cesareo rappresenta per alcune donne un vero e proprio lutto, un momento che ha bisogno di essere elaborato e non negato.  

La connotazione traumatica del taglio cesareo può portare quindi a definirlo come un evento stressante multiplo, “che acuisce i sentimenti d’inadeguatezza e l’ansia di ruolo, aspetti che possono ostacolare il primo incontro madre-bambino, incidendo negativamente sul “periodo sensibile” per l’attaccamento. Il cesareo non è pertanto un evento primario irreversibile, ma costituisce un impatto stressante su una relazione in fieri con la propria stabilità epigenetica” (Holmes 1993 in Monti et al. 2005).

Nella ricerca da loro compiuta sulle conseguenze psicologiche del parto cesareo a pochi giorni dalla nascita Monti et al. evidenziano come per le donne pluripare il cesareo porti “angosce persecutorie e depressive legate al trauma chirurgico e alla perdita dell’Ideale del Sé materno (…) in queste donne l’operazione potrebbe confermare la loro incapacità a partorire naturalmente  e lo stress accumulato incrementa vissuti di depressione, ansia, vulnerabilità psicologica. (…) l’ostacolo al movimento (flebo, ferita operatoria, dolori fisici…), la necessità di delegare l’assistenza al neonato impediscono l’autonomia della donna cesarizzata e facilitano le somatizzazioni, grazie anche alla diminuzione della tolleranza al dolore; potrebbero, inoltre, far emergere vissuti di inadeguatezza, impotenza nei confronti del neonato” (Monti et al. 2005).

Maurizio Stupiggia nel suo libro “Il Corpo violato”, ricorda come un trauma sia una esperienza molto profonda che rimanda ad una “condizione di impotenza rispetto a situazioni incontrollabili e sconvolgenti, o totalmente incomprensibili (…) momenti in cui la persona sperimenta un terrore indicibile, in assenza di sostegno, nella difficoltà di raccontare l’accaduto e soprattutto nell’incapacità di intravedere la fine del tormento”.

Nel parto cesareo d’urgenza sono presenti appunto sensazioni di spaesamento rispetto agli eventi, della perdita del controllo, di impotenza essendo impossibile opporsi alla decisione medica, di paura di morire o della morte del proprio bambino.

E’ comunque da ricordare che l’intensità del trauma dipende da molte variabili, sia soggettive che oggettive, e che quindi nessuna esperienza di parto chirurgico può essere accomunata ad un’altra.

È naturale che una madre che può disporre di un compagno presente e coinvolto, che ha una buona rete sociale attorno, e che ha raggiunto una buona maturità emotiva, ha molte più probabilità di vivere l’evento in modo meno traumatico. 

Una donna che invece si trova sola ad affrontare la propria sofferenza e il proprio disagio sarà maggiormente a rischio di sviluppare un DPTS a seguito del parto chirurgico.

Secondo uno studio di Ayers del 2004, i sintomi più caratteristici del DPTS (Disturbo Post Traumatico da Stress) sono le strategie di evitamento che si sviluppano dopo il parto, quali il rifiuto sessuale e un’intensa paura di affrontare successivi parti. Le donne possono sentirsi distaccate dagli altri e provare un senso di estraneità nei confronti di altri significativi, come il bambino o il proprio partner, l’affettività può presentarsi ridotta, infine l’iperattivazione del sistema di vigilanza le rende più ansiose, in allarme e irritabili.

Questa situazione interferisce con l’instaurarsi di un legame d’attaccamento positivo tra la madre e il neonato, basato sull’empatia e sulla ricettività emotiva materna, a garanzia di uno sviluppo armonico e funzionale della diade e del- l’equilibrio psicofisico neonatale.

Secondo S. Ayers tre dimensioni del parto sono particolarmente importanti nello sviluppo del DPTS: il tipo di parto, il dolore durante le fasi del travaglio, il supporto durante il travaglio.

Prendiamo in considerazione il tipo di parto, se esso è avvenuto in seguito a interventi strumentali o a cesareo d’emergenza o a situazioni di minaccia per la vita della madre del bambino, è significativamente associato a reazioni traumatiche da stress e con il DPTS. Tutti gli autori citati sono concordi sul taglio cesareo d’urgenza quale forte predittore del DPTS e delle reazioni traumatiche da stress; il taglio cesareo pianificato non appare correlato a una sintomatologia traumatica da stress, non essendo legato a situazioni di rischio.

Da qui appare chiaro quali e di quale portata siano le conseguenze di un parto chirurgico vissuto come trauma e quale sia l’importanza di attivare un supporto psicologico già nelle prime ore dopo l’evento per le madri che ne sentano la necessità.

Più di ogni cosa è importante che le donne soggette a DPTS vengano inviate a trattamento psicoterapeutico in tempo utile per consentire loro di superare il trauma, ritrovare un benessere psicofisico, reintegrare nel proprio sè la nuova immagine di madre e accudire adeguatamente il bambino.

 Bibliografia

- Arena I, (2007) Dopo un cesareo, Bonomi edizioni. 

- Chamberlain D., (1998), I bambini ricordano la nascita, Bonomi

-  Liss J, Stupiggia M; (1997) La terapia Biosistemica; un approccio originale al trattamento psico- corporeo della sofferenza emotiva, Franco Angeli,Roma. 

- A Piazza; La separazione sbagliata, un approccio biosistemico alla prematurità.

Autore

chiara.aiello
Dr.ssa Chiara Aiello Psicologo, Psicoterapeuta

Laureata in Psicologia nel 2006 presso Università degli studi di Pavia.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Emilia Romagna tesserino n° 5005.

11 commenti

#1

Quale è la percentuale attestata di donne che, a seguito di un parto cesareo di urgenza, possono sviluppare un disturbo post traumatico da stress?

#2
Dr.ssa Chiara Aiello
Dr.ssa Chiara Aiello

Gentile collega, le rispondo volentieri
Premettendoche Il parto chirurgico rappresenta una delle possibili tipologie di parto definito traumatico, studi di tipo quantitativo fanno emergere come sul totale dei campioni esaminati circa un terzo delle donne valuta l’esperienza di mettere al mondo un figlio come trauma- tica, tra l’1 e il 10% riporta una sintomatologia parziale non deginibile come DPTS, una percentuale più bassa compresa tra 1 e 3% presenta a 6 mesi dopo il parto un DPTS vero e proprio.

#3

Il totale dei campioni esaminati riguarda le donne con parto cesareo d'urgenza o tutte le donne che hanno avuto un parto cesareo? Il numero di persone a quale corrisponde?

Il parto cesareo programmato non può essere considerato traumatico, oltretutto non è ben chiaro se tutte le donne considerano traumatico un parto oppure solo quelle sottoposte ad intervento.

Poi vorrei capire perché non si menziona la farmacoterapia in diagnosi di DPTS realmente presente ed in assenza di errore diagnostico con Depressione post-partum o Psicosi post-partum od altre patologie correlabili.

#4
Dr.ssa Chiara Aiello
Dr.ssa Chiara Aiello

La mia risposta precedente era per chiarire che l'esperienza "parto", in quanto tale, può essere vissuta come traumatica dalla donna. E che il parto cesareo d'urgenza può essere considerato un sottogruppo di tutte le possibili categorie di parto traumatico. Di certo, dimostrato da studi quantitativi e qualitativi sull'argomento, è una condizione che favorisce l'insorgere del disturbo. È chiaro che non da tutte le donne il parto venga considerato traumatico, come non da tutte le donne che hanno subito un cesareo. Le percentuali sopra riportate ti chiariscono la misura in cui il parto (in termini generali) lo può diventare. Sono percentuali che riassumono gli studi quantitativi realizzati a riguardo, quindi non posso darti il numero del campione che mi chiedi, perché sono frutto di una media di tutti i risultati ottenuti dagli studi che ho preso in considerazione. Quello che posso fare, se ti interessa l'argomento, è forniti i riferimenti bibliografici ai suddetti studi.

Se vuoi che sia più specifica e mi concentri sul sottogruppo "cesareo d'urgenza" tra gli studi fatti te ne cito uno che riporta i seguenti risultati quantitativi:
Il 76% delle 25 donne che hanno avuto un parto cesareo d'urgenza lo definiscono come traumatico. A 2 mesi dal parto 13 donne dimostrano di avere varie forme di reazione post traumatica all'evento e in 8 casi (33%) sintomi severi di disturbo post traumatico.

Se ti interessa avere altri dati dettagliati, anche con campioni più significativi, studio per studio, lasciami il tempo di ritrovarli, nella numerosa bibliografia che nel tempo ho raccolto, visto che dati e percentuali difficilmente rimangono stampati in memoria, in modo da chiarire ogni tua curiosità. Basta chiedere.

La farmacologia merita un capitolo a parte, mi dispiace ridurre l'argomento ad un commento di risposta al tuo. Ti dico però che, valutata la specifica condizione della donna nel post partum, auspicando che nonostante l'intervento sia riuscita ad avviare un buon allattamento al seno, sarebbe a mio avviso saggio in prima istanza tentare l'approccio psicoterapeutico, lasciando la farmacologia alle forme più severe e refrattarie alla psicoterapia.

Rimango volentieri a disposizione per altri chiarimenti

#5

Il campione è comunque piuttosto inconsistente.

Come ben sai non tutti i pazienti hanno condizioni di eleggibilità alla psicoterapia, e lo svezzamento avviene dal quinto mese, per cui il quadro più a lungo termine del DPTS può avvalersi della farmacoterapia già a partire dall'inizio dello svezzamento.

Inoltre, visto che le donne sono state seguite e valutate anche dopo il parto sarebbe stato utile capire se avessero allattato o meno anche per capire se sia siano poi innescati i processi ormonali tipici dell'allattamento.

Grazie per le risposte.

#10
Utente 323XXX
Utente 323XXX

Gentile dottoressa,
ho letto per caso il suo articolo sul cesareo d'urgenza. Io un anno fa ho avuto un bimbo, con un cesareo d'urgenza perchè il bimbo era sofferente, da allora sono cambiata. Ho sempre crisi di ansia, stare con il mio bimbo in mezzo a tante persone mi fa mancare l'aria, sono sempre triste, ma non ho mai perso interesse per il mio bambino , anzi sono sempre stata iperprotettiva. Però non sono riuscita ad allattarlo bene. Il pediatra mi ha detto che il mio latte non gli bastava, lui rifiutava e il biberon e da li sono caduta sempre più nel senso di colpa di non essere una brava madre, mi hanno convinta smettere di allattarlo perchè ero nervosa e triste e il mio latte dicevano non gli facesse bene. Tutt'oggi il bimbo ha un anno e rifiuta il biberon. Gli dò il latte mentre dorme. E dopo un anno io ancora mi sento un fallimento. COsa posso fare per uscire da questa situazione? Grazie per il suo consiglio di sicuro mi sarà di aiuto

#11
Dr.ssa Chiara Aiello
Dr.ssa Chiara Aiello

Cara Signora,
comprendo bene le sue parole e le sue difficoltà, affrontare un cesareo d'urgenza dopo un travaglio, la paura che deriva dal sapere il proprio bambino "in pericolo", il trovarsi di fronte all'imprevisto, alla situazione inaspettata, il dover rinunciare al parto "sognato" spesso lascia alle donne una ferita emotiva, che talvolta può avere ricadute sulla qualità della vita e sulla propria immagine di sè come madre adeguata e capace. Quello che posso consigliarle è di valutare un percorso terapeutico nel quale affrontare i vissuti legati al suo parto. Questo sarebbe molto importante per elaborarli e superarli, facendo in modo che non si esprimano più attraverso il sintomo ansioso. Cerchi se può un terapeuta che abbia una formazione specifica a riguardo. Non abbia paura, la propria mamma è ciò che di migliore ci sia per un bambino... lei è la persona che suo figlio sceglierebbe tra 1000, quello che può fare per ricambiarlo è affrontare con coraggio i problemi che mi espone per permettergli di specchiarsi in una mamma soddisfatta e serena. Tanti cari auguri

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