L'obesità in infanzia e adolescenza. Il ruolo dei genitori

Dr. Leopoldo VitaglianoData pubblicazione: 13 dicembre 2016

L’ obesità in infanzia e adolescenza è una condizione complessa in cui interagiscono fattori biologici e psicologici, individuali e ambientali. Nei paesi dell’occidente industrializzato c’è una crescente diffusione del sovrappeso e dell’obesità in infanzia e adolescenza. Anche in Italia le statistiche parlano chiaro: il 20,9% dei bambini italiani è in sovrappeso, il 9,8% è obeso; e tra il 70 e l’80% degli adolescenti che hanno problemi di peso se li trascineranno anche nell’età adulta.

Bambini e adolescenti obesi

L’infanzia e l’adolescenza hanno diverse caratteristiche fisiche e psicologiche che influiscono e determinano l’aumento ponderale. Nell’infanzia ha un maggior peso la qualità delle cure genitoriali, delle interazioni e delle relazioni in costruzione. Ne consegue che difficoltà legate all’alimentazione nei genitori possono incidere gravemente sullo sviluppo e il mantenimento dell’obesità dei loro figli. Già osservare il comportamento alimentare sbagliato dei propri genitori può indurre il bambino piccolo a imitarlo e a farlo proprio. Inoltre, molti genitori tendono a usare il cibo per soddisfare i bisogni emotivi dei figli o come premio per rinforzare comportamenti adeguati. Questo interferisce con l’acquisizione delle abilità a riconoscere e regolare il ciclo di fame e sazietà. L’assunzione del cibo non è solo un fatto legato alla crescita fisica. Attraverso la nutrizione, il bambino entra in relazione con i suoi genitori e inizia a strutturare il proprio mondo relazionale, ricevendo cura, amore e protezione. Un altro aspetto rilevante in età evolutiva riguarda il legame tra l’esordio dell’obesità e situazioni stressanti: separazioni, malattie dei genitori e conflitti familiari.

Nell’adolescenza, acquisisce un ruolo di primo piano il contesto sociale che può spingere ad alimentarsi in modo qualitativamente sbilanciato. Inoltre, i cambiamenti corporei fanno nascere sensazioni di disagio e insoddisfazione per il proprio corpo. La famiglia, il gruppo dei pari, i media e l’ambiente culturale possono esercitare una forte influenza sulla percezione dell’adolescente dei propri mutamenti corporei. Tutto ciò proprio in un periodo in cui avvengono ristrutturazioni di vari aspetti della personalità e dell’identità. Per gli adolescenti può essere difficile accettare il proprio corpo, la cui rappresentazione si costruisce in funzione di fattori di ordine sociale, psicologico ed emotivo.

Sulla base di queste considerazioni la condizione di obesità deve essere sempre inserita nello specifico contesto evolutivo. Un’obesità precoce si può accostare alla qualità della relazione con le figure genitoriali, mentre nel periodo adolescenziale può riferirsi alle complesse dinamiche di formazione del senso di identità.

Appare importante per i genitori interrogarsi in uno spazio competente che può offrire lo psicologo su tutte queste dinamiche. La domanda portata da un genitore può essere il punto di partenza per una riflessione che conduca a un reale cambiamento. I genitori possono intravedere nuovi modi di lettura della realtà, una rinnovata mobilità psicologica che può produrre nuove storie familiari. Nello spazio d’incontro con lo psicologo si favorisce un pensiero sul senso di ciò che accade alla persona e al suo ambiente interpersonale. L’obiettivo è garantire un progetto terapeutico adeguato a quel particolare modo di essere al mondo e favorire ogni evoluzione mentale possibile nei tempi più brevi possibili. Il fine è consentire di riappropriarsi della propria storia e di essere protagonista della propria progettualità.

Autore

leopoldovitagliano
Dr. Leopoldo Vitagliano Psicologo, Psicoterapeuta

Laureato in Psicologia nel 2010 presso La Sapienza .
Iscritto all'Ordine degli Psicologi della Regione Lazio tesserino n° 18264.

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