Bassa autostima e insicurezza: cosa fare?

Dr.ssa Erica BadalassiData pubblicazione: 28 novembre 2017Ultimo aggiornamento: 01 dicembre 2017

“Avere scarsa autostima è come percorrere

la strada della vita con il freno a mano tirato.”

M. Maltz 

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VIDEO INTERVISTA: TRE SUGGERIMENTI PRATICI PER INCREMENTARE L'AUTOSTIMA

Bassa autostima e insicurezza sono contenuti di cui si parla e si scrive molto: ogni
anno escono centinaia di manuali e libri che promettono di aiutarci ad aumentare la nostra autostima, la sicurezza in noi stessi e così via.

BASSA AUTOSTIMA: DI COSA SI TRATTA?

L'autostima non è qualcosa che viene data in dotazione alla nascina ad alcuni fortunati, né qualcosa che ci può essere data da altri nel corso della vita: l'autostima si conquista esclusivamente attraverso le esperienze personali.

A tutti è capitato di sentirsi insicuri rispetto alle proprie capacità, tuttavia, quando
queste sensazioni persistono nel tempo, può nascere un vero e proprio blocco e la persona può iniziare a sentirsi inadeguata, non all’altezza della vita.

E' importante sottolineare che una bassa autostima non è un a patologia o un disturbo di per sé, ma è sempre l'effetto di un problema o una difficoltà mal gestiti che si protraggono da tempo. Ad esempio, non ho mai conosciuto una persona che soffre di attacchi di panico da tempo senza mai essere riuscita a risolverli completamente che possieda una alta stima di sé. Oppure una persona insoddisfatta delle proprie relazioni, che tende ad essere accondiscendente con gli altri per paura di essere rifiutata o mal giudicata, che abbia un'elevata autostima. Nella maggior parte dei casi, una volta risolto il problema o la difficoltà della persona si ha come effetto una crescita esponenziale della fiducia, della sicurezza e della stima di sé.

BASSA AUTOSTIMA: UN CIRCOLO VIZIOSO

Spesso chi ha una bassa autostima tende a creare un vero e proprio circolo vizioso che lo porta a sentirsi sempre più insicuro e incapace; sensazioni queste che possono generalizzarsi a tutti gli ambiti della vita; sul lavoro/scuola/università, in famiglia, nelle relazioni sentimentali e sociali. Talvolta, in questo circolo vizioso la persona giunge a sviluppare la certezza di essere assolutamente incapace e rinuncia.

Talvolta, la persona cade nell'errore di pensare che inizierà quel progetto a cui è tanto interessata, si farà coinvolgere in una storia d'amore o accetterà quel lavoro ecc...quando si sentirà abbastanza sicuro di sé e fiducio di potercela fare. Non esiste errore più grande: l'autostima si conquista facendo, agendo, uscendo dalla zona di comfort, affrontando gli ostacoli e anche sbagliando.

Un buon percorso psicologico può aiutare la persona ad uscire, anche in tempi brevi, dal circolo vizioso trasformandolo in un circolo virtuoso, a sbloccare il cortocircuito che si è creato imparando, o reimparando, a fidarsi di se stessa e a gestire la propria realtà, anziché subirla.

Ti sei criticato per anni e la cosa non ha mai funzionato. Prova invece ad apprezzarti e guarda cosa accade.

Autore

e.badalassi
Dr.ssa Erica Badalassi Psicologo

Laureata in Psicologia nel 2013 presso padova.
Iscritta all'Ordine degli Psicologi della Regione Toscana tesserino n° 7691.

1 commenti

#1
Utente 397XXX
Utente 397XXX

La maggior parte degli psicologi ritiene che l'autostima sia molto importante e che non si possa vivere bene senza un'adeguata autostima. Io sono abbastanza d'accordo con questa idea e infatti chi ha poca autostima in genere non vive una vita soddisfacente, per lo più si sente ai margini. C'è però un famoso psicologo, Albert Eliis, scomparso una decina di anni fa, che non riteneva l'autostima un concetto utile. Secondo lui è molto più importante "l'accettazione incondizionata di se stessi". La differenza con l'autostima sarebbe che quest'ultima implica una valutazione di se stessi e questo potrebbe avere degli inconvenienti, soprattutto perchè l'autovalutazione richiede un giudizio sulle proprie esperienze e capacità. Come lei scrive, uscire dalla propria zona di comfort e agire permetterebbe di aumentare l'autostima, ma in effetti potrebbe anche succedere che uscire dalla zona di confort contempli esperienze negative e insuccessi e a quel punto la valutazione di sè sarebbe negativa con la conseguenza di far scendere l'autostima. Ellis invece propone di accettare se stessi "indipendentemente da ciò che si fa, che si è o si ha". Al massimo, lui dice, si può valutare la singola esperienza ma mai se stessi. Onestamente non so se l'approccio di Ellis possa funzionare per migliorare lo stato emotive delle persone, però è un modo originale di vedere la questione. Mi vengono in mente ad esempio le persone con gravi malattie o impedimenti che su alcune aree non possono aumentare l'autostima in quanto impossibilitate ad agire. Potrebbero però forse accettare comunque se stesse incondizionatamente e darsi un valore per il solo fatto di stare al mondo? Chissà.

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