"Per il bene dei figli".

Troppe volte ho sentito pronunciare a gran voce questa frase proprio da persone che l'interesse dei loro piccoli sembravano trascurarlo, in preda ad una rabbia cieca e a propositi vendicativi che, nei bambini, trovavano un "mezzo" immediato di espressione.

Non è mia intenzione, in questa sede, approfondire le motivazioni alla base della conflittualità tra coniugi o ex-coniugi e di quei percorsi che portano, nel tempo, due persone che si erano tanto amate ad odiarsi, a percepirsi come acerrimi nemici da combattere, contrastare, controllare.

Mi soffermerò, invece, su un aspetto molto comune ma ancora poco considerato perché ritenuto talvolta normale, naturale, inevitabile: è il facile parlar male con il bambino del suo papà.

Autrici di questo "crimine" non solo solo ex mogli accecate dall'ira, ma anche donne che, sentendosi trascurate dal partner, cercano nel figlio uno sfogo, un riparo, un alleato, perdendo completamente di vista il suo bene.

Non credo ci sia un modo più efficace per generare insicurezza in un essere in via di sviluppo ed è facilmente intuibile come questo possa accadere se si riflette sul potere di influenza che ha la madre e sul ruolo che ha il padre.

Per non parlare, poi del rischio di emulazione, ovvero della tendenza che potrà sviluppare a criticare/denigrare/svalutare, solo perchè lo ha visto fare, considerandolo normale, e a ritenere che il suo sia un cattivo padre, solo perchè questa è stata la credenza che gli ha inculcato la madre.

Che il figlio sia maschio o femmina, poco importa. Il padre è colui che protegge, che spinge, che si presenta come solido riferimento, che prepara all'autonomia.

Per un maschietto, poi, è anche una importante figura di identificazione, colui da cui apprenderà ad essere uomo, un modello in cui rispecchiarsi e da cui imparare anche a differenziarsi.

So che, a questo punto, molte mamme storceranno il naso: "meglio che mio figlio non diventi come il suo papà!".

Bene, lasciamo però che sia lui a scegliere, che dia retta alle proprie sensazioni e ai propri bisogni. E poi, quanti mariti poco devoti o presenti riescono ad essere, invece, ottimi padri! 

Una madre "sufficientemente buona", capace di vedere nel proprio bambino un essere distinto da sè e da rispettare, non svilisce, non infanga, non attacca il marito (o l’ex), non lo addita come modello da NON seguire. Così facendo, rischierebbe di condizionare il rapporto tra i due, l'immagine del papà che il piccolo si costruisce progressivamente nella sua mente, di compromettere la costruzione di una sana fiducia in se stesso.

Se gli viene trasmessa l'idea che le sue radici sono in parte marce e che può fidarsi solo di mamma, come potrà sentirsi emotivamente "robusto" e sicuro di se'?

Se la coppia non funziona, il problema va affrontato e gestito all’interno della stessa, senza coinvolgere terzi. O, opzione migliore, ci sono figure professionali e specialistiche, come avvocati, mediatori familiari, psicologi, che si occupano proprio di questo. 

Non è giusto trasformare un innocente in un braccio armato nella lotta a mariti poco presenti o, semplicemente, non aderenti alle proprie aspettative.

Fare il bene dei figli significa liberare il campo da sterili recriminazioni e propositi bellicosi e restituire loro il padre, favorendo la costruzione di una relazione che non sia inquinata dal proprio personale e parziale giudizio. 

Chiaramente, il concetto qui espresso è valido per entrambi i genitori.

Ho discusso del parlare male delle madri perchè, dal piccolo osservatorio del mio studio privato, mi sembra la situazione più comune ma non si esclude che anche i padri possano strumentalmente usare i figli per screditare le moglie (o ex).