Utente 358XXX
Buongiorno, sono un ragazzo di 25 anni che ha iniziato una terapia cognitivo-comportamentale 8 anni fa a causa di un sintomo depressivo.

All'inizio con la mia terapeuta abbiamo deciso di affiancare alla terapia psicoterapica anche un supporto farmacologico per alleviare il sintomo e cercare di lavorare meglio.

Fortunatamente, dopo poco, sono stato meglio e abbiamo continuato a lavorare con la sola psicoterapia.


Ho imparato a conoscermi e dopo vari anni (non è stato facile!) , ho rintracciato tra le varie cause del mio malessere, oltre alle tossiche dinamiche familiari, un problema di tipo sessuale che mi tormentava da sempre: sin dalla nascita avevo una fimosi serrata severa che mi impediva dall'adolescenza di avere dei rapporti sessuali/autoerotismo.

Questo disagio ha impattato tantissimo su tanti aspetti nella mia vita (soprattutto nelle relazionarmi con gli altri e nel fare nuove conoscenze.

) Adesso per fortuna sto bene, e sono molto contento di aver capito quali erano le cause del mio malessere.

Rimane però tantissima rabbia dentro di me, che magari prima era repressa e facevo fatica a sentire, adesso invece la sento perfettamente.

E' come se adesso riesco a spiegarmi il perché di tanti miei comportamenti.

E parte di questa rabbia è rivolta ai miei genitori, che se mi avessero operato da piccolo mi sarei evitato tantissimi condizionamenti e problemi di disagio da adolescente! Purtroppo ho avuto il coraggio di operarmi per una circoncisione solo all'età di 23 anni.

(so che il passato non si può cambiare, ed è comunque molto difficile accettarlo.

)
A volte capita di chiedermi come sia stato possibile che sia stato male per un problema che avrei potuto risolvere con solo un intervento che però all'epoca mi faceva troppa paura.

La fimosi mi teneva completamente bloccato.

Alla mia terapaueta ho spiegato della rabbia che provo nei confronti dei miei per la trascuratezza che hanno avuto riguardo al problema quando ero piccolo.

Lei mi dice che è normale provare tutta questa rabbia.

Io ho anche provato a dirle se era il caso di aiutarci con un farmaco ma lei mi rassicura dicendomi che devo accettare di provare questa emozione.

E io, in fondo, mi ritrovo d'accordo con lei, solo che a volte non è facile... soprattutto perché accettare richiede sforzo ed energia.

Stimo molto la mia terapeuta ma non nego che ho avuto molta difficoltà nel parlare di questo problema intimo essendo lei una donna.

Purtroppo nelle nostre sedute non abbiamo mai parlato molto di sessualità (sono stato io a non volerne mai parlare) però lei non mi ha mai chiesto ma mi piacerebbe parlarne di più ma non me la sento con una donna... 1) cosa consigliate in questi casi?

Cambiare terapeuta?

O rivolgersi anche a un sessuologo?

Dovrei dirlo però prima a lei... Cerco di parlarne con amici ma cmq nn è sempre facile aprirsi in temi così intimi e andare in profondità.

Ultimamente praticando cameratismo con dei ragazzi, sento che sto sfogando un po' di quella rabbia ma a volte non basta.

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Dr. Diego Pozza

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caro lettore

la vita sessuale generalmente richiede un atteggiamento emozionale-psicologico sereno, senza problematiche rilevanti ed una adeguata normalità genitale.
Una fimosi trascurata può essere una causa di disagio sessuale, di paura del confronto con le donne, di timore di essere giudicato in maniera distorta e di non potere essere in grado di avere degli approcci sessuali
al di là del supporto psicologico direi che sia importante per lei far riferimento al suo specialista, l'andrologo, che potrà aiutarla alla sua scopetta del sesso
cordiali saluti
Dott. Diego Pozza
www.andrologia.lazio.it
www.studiomedicopozza.it
www.vasectomia.org

[#2] dopo  
Utente 358XXX

Ma l'andrologo non si occupa soltanto di problematiche organiche? Come potrebbe aiutarmi dottore?