Utente
Salve, vi racconto il mio problema, cercherò di essere il più breve possibile ma purtroppo la faccenda è piuttosto lunga e complessa, ringrazio anticipatamente chi mi leggerà. Sono un ragazzo di 20 anni e dall'età di 7 anni ho praticato sport (rugby) a livello agonistico senza particolari problemi o malattie fino all'età di 17 anni quando durante gli allenamenti ho iniziato ad avvertire uno strano fenomeno. In particolare mi succedeva che dopo uno scontro, un placcaggio, un tuffo, mi alzavo e avvertivo una o più extrasistole a cui seguiva una tachicardia molto veloce. Il tutto durava non più di 20-30 secondi e il fenomeno esauriva del tutto all'improvviso, da un battito all'altro il ritmo tornava perfettamente normale e calmo. Ripetendosi più volte il fenomeno a distanza di pochi giorni ne parlai con il medico sportivo e concordammo insieme di effettuare degli accertamenti. Effettuai (era il lontano 2015) esami del sangue con marker per tiroide, ecc ; test da sforzo, ecocardiografia, holter delle 24 ore, elettorcardiogramma a riposo. Tutti gli esami nella norma, cuore perfettamente sano, test da sforzo durato per tanto tempo privo di alterazioni elettrocardiografiche. L'unico "neo" fu una singola extrasistole sopraventricolare rilevata durante l'holter delle 24h. Decidemmo dunque di terminare così gli accertamenti del caso e proseguii la mia attività sportiva. Purtroppo però il fenomeno si ripeteva puntualmente e decisi insieme alla mia famiglia di rivolgermi ad un aritmologo della mia zona che effettuò uno studio elettrofisiologico grazie al quale il dott. riuscì a diagnosticare una "Tachicardia atriale" con origine nell'atrio sinistro. L'origine della tachicardia, non gli permise di effettuare un'ablazione. Pertanto mi invitò a rieffettuare l'operazione sempre da lui ma in un momento diverso perchè era necessaria una sala operatoria diversa. Io decisi di posticipare l'operazione e di molto tempo. Quando decisi di risolvere questo problema mi rivolsi non più al suddetto dottore ma al celeberrimo dottor Pappone. Andai a visita da lui, gli portai tutte le carte degli esami effettuati e dello studio elettrofisiologico e mi lasciò completamente spiazzato. Mi disse che io non soffro affatto della tachicardia diagnosticata dal dottore precedente e che quest'ultimo aveva assolutamente commesso un errore perchè la tachicardia rilevata durante lo studio elettrofisiologico è una semplice tachicardia provocata dalla stimolazione fatta con la sonda e da un farmaco che viene iniettato endovena prima dell'operazione per accellerare il battito cardiaco. Il dott. Pappone concluse la visita dicendomi che semplicemente trattasi di extrasistole, nient'altro, e che potevo assolutamente riprendere l'attività sportiva. Detto questo io mi trovo assolutamente in difficoltà perchè sinceramente non so cosa pensare, a chi credere. Aggiungo che la situazione ha provocato in me un disturbo d'ansia e mi sto curando con terapia psicologica da uno psichiatra psicoterapeuta.

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Dr. Mariano Rillo

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Guardi, il suo racconto è sufficientemente dettagliato e devo dire che non posso che concordare con quanto il collega di Milano (il dr Pappone, che tralaltro conosco molto bene) le ha detto....
Mi meraviglio come si possa decidere di eseguire un'ablazione in atrio sinistro così a cuor leggero, dopo aver provocato con lo studio elettrofisiologico una tachiaritmia che molto spesso rappresenta un artefatto dell'esame e non una riproduzione clinica dell'aritmia. Solo in caso di tachicardia clinica spontanea documentata è possibile ricercane la riproduzione con l'esame in questione ( e non sempre ci si riesce) al fin di eseguire poi l'ablazione. Mi spiace per il suo stato psicologico che ritengo, però, completamente fuori luogo, poichè avrebbe dovuto rasserenarsi per le parole del dr Pappone, che tralatro è un riferimento nazionale nel settore delle aritmie e non abbattersi dando attendibilità alle parole magari di chi non ha lo stessa esperienza.
Cordialmente
Dr. Mariano Rillo
Specialista in Cardiologia con Perf. in Aritmologia
Clinica e Elettrofisiologia Interventistica

[#2] dopo  
Utente
Salve dottore, innanzitutto la ringrazio per la risposta. Volevo fare alcune precisazioni e alcune domande. La precisazione è che la tachicardia diagnosticata dal dottore in sede operatoria era un "Tachicardia atriale automatica" (precedentemente avevo dimenticato di aggiungere "automatica"). Poi volevo aggiungere che il fenomeno oggi si ripete 3-4 volte all'anno (forse così poco perchè ho smesso con l'attività fisica agonistica) e che quando si presenta si presenta sempre con le stesse caratteristiche. L'ultima volta ero in discoteca con amici e ho bevvi una birra da 0,5 litri. Dopo un paio d'ore di attività in pista iniziai a sentire un formicolio sullo sterno, un "frullio", al quale seguì una extrasistole e il solito fenomeno aritmico. Durò non più di 30 secondi ma in quei momenti io avverto proprio un cambiamento drastico del ritmo (nel senso che non mi sembra una normale tachicardia sinusale). Comunque quando si risolse spontaneamente tornai in pista ma dopo una decina di minuti il fenomeno si ripresentò in maniera un po' più violenta. Mi sedetti e attesi che il tutto si risolse. Così fu. Dopo questi fenomeni resta solo tanta paura e il pensiero che il Dott. Pappone sia stato un po' "leggero" nella diagnosi.

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Dr. Mariano Rillo

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Avevo perfettamente compreso che si tratta di una forma automatica e confermo tutto quanto precedentemente sostenuto (e la invito a leggere attentamente le mie parole altrimenti è solo una perdita di tempo per entrambi). Un'aritmia che dura al massimo 30 secondi, ammesso che sia una tachicardia atriale, non merita alcun trattamento. La mia personale opinione è che "leggero" non sia stato il Dr Pappone, ma chi l'ha sottoposta a un esame probabilmente inutile e che invece ha condotto a una diagnosi che non è confermabile affidandosi ai risultati suddetti e ancor peggio all'indicazione di una terapia ablativa inappropriata.
Questo è quanto avevo da dirle e l'augurio è che possa servirle per uscire dal tunnel dell'ansia nel quale è stato inserito.
Saluti
Dr. Mariano Rillo
Specialista in Cardiologia con Perf. in Aritmologia
Clinica e Elettrofisiologia Interventistica

[#4] dopo  
Utente
Perfetto, la ringrazio ulteriormente per l'attenzione. Si, le sue parole le ho lette attentamente e non c'è bisogno di aggiungere altro. Sono in cura da un anno ormai e devo dire che di progressi ne sto facendo, purtroppo però resta sempre un "sassolino" da rimuovere. Probabilmente oggi lo abbiamo rimosso. E' la prima volta che racconto a uno specialista quanto accaduto e ho sempre avuto paura prima di adesso che il dott. Pappone mi avesse trattato con eccessiva superficialità, nonostante egli sia un luminare nel campo dell'artimologia.
Saluti