Utente
Salve Dottori, due mesi fa sono stato sottoposto ad ablazione di via lenta per tachicardia reciprocante nodale, Nel referto c'è scritto che in prossimità dell'ostio del seno coronarico si individuava un potenziale di via lenta con successiva erogazione di radiofrequenza per 120 secondi.


A distanza di due mesi per tre notti mi sono capitate le solite tachicardie improvvise (quanto vorrei capire perché mi capitano solo di notte svegliandomi dal sonno).

Non ho ancora parlato con l'aritmologo ma con un cardiologo che vedendo le mie registrazioni effettuate al momento di queste tachicardie mi ha detto che molto probabilmente l'ablazione è fallita anche perché il punto di quest'ostio è molto vicino al nodo seno atriale e quindi durante l'ablazione non avranno potuto ablare troppo per evitare un blocco e successivo impianto di pace maker.


Bene, quindi se fosse così, a cosa serve una seconda ablazione visto che non possono "spingere" troppo?


È normale che già dopo due mesi siamo punto e a capo?


Il cardiologo mi ha prescritto flecanide 100 nel frattempo; poiché le mie tachicardie si sono sempre risolte spontaneamente tanto è vero che mai si è riusciti a registrare una svt in PS, non è che assumendo flecanide in caso di tachicardia poi non si ferma più da sola o comunque dura di più?


Un'ultima domanda: ho letto che la tachicardia da rientro atrioventricolare si presenta molto più frequentemente nel sesso maschile e in età inferiore (proprio come nel mio caso) a differenza di quella da rientro nodale che è molto più frequente nelle donne e in età maggiore; quindi a questo punto non vorrei che è stato preso un abbaglio.

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Dr. Maurizio Cecchini

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Abbia pazienza: perche' queste cose non le chiede a chi le ha effettuato l'ablazione?

Detto questo esegua un Holetr per verifcare il suo ritmo nelle 24 ore

arrivederci
Dr. Maurizio Cecchini - Cardiologo - Universita' di Pisa
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[#2] dopo  
Utente
egregio Dottor Cecchini, scusandomi per il ritardo la ringrazio per la risposta

nel frattempo sono stato sottoposto a nuovo studio elettrofisiologico, che purtroppo è risultato negativo, per cui io devo continuare a convivere con tachicardie notturne.
Questo aritmologo mi ha detto che al 99% è tutta colpa dell'ansia ma:

le tachicardie sono praticamente uguali a quelle pre ablazione, quindi è possibile che lo studio elettrofisiologico non abbia indotto la tachicartdia sopraventricolare nonostante ci sia?
mi è stato anche detto che potrebbe essere utile un holter per 15 giorni per cercare di beccare l'episodio.
Ma se pure si beccasse, come poi ciò potrebbe aiutare per una eventuale re-ablazione?

[#3]  
Dr. Maurizio Cecchini

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Un Holter di 15 gg e' una tortura..

Ci sono online apparecchi di poche decine di euro che permettono di rregistrare una traccia ffidabile durante le crisi
Mi pare che il suo sia un caso adatto

Arrivederci
Dr. Maurizio Cecchini - Cardiologo - Universita' di Pisa
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