Utente
Salve, ho 27 anni e mi è stata diagnosticata una significativa ernia iatale da scivolamento con una gastroscopia a inizio dicembre (per problemi iniziati in realtà ad agosto).
In pratica dopo due cicli farmacologici con pantoprazolo e lucen ho portato avanti anche una dieta fatta da un nutrizionista proprio per la mia ernia e i miei problemi di reflusso (nodo in gola, acidità e occasionalmente nausea).
In pratica dopo mesi e mesi di terapie farmacologiche prima e terapie alimentari poi, mi ritrovo in questa situazione: per ridurre i sintomi al minimo purtroppo ho dovuto togliere parecchie cose dall'alimentazione perché mi davano fastidio e mi intensificano i sintomi e, per di più, ho perso peso (sono passato dai 63.5 di agosto ai 57.5/57.8 di oggi.
Sono alto 1m e 75cm).
Appena mangio una delle tante cose che mi danno fastidi (oltre a cose ovvie come cioccolata e frittura, anche carne rossa o formaggi di vario genere) subito i sintomi diventano intensi.
Se mangio solo quel poco che più o meno digerisco, riduco i sintomi al minimo (ma comunque un po ci stanno ogni giorno, specie il nodo in gola dopo i pasti) e perdo peso gradualmente.
Volevo chiedere se fosse il caso di prendere in considerazione l'intervento.
Mi disse il medico che mi ha fatto la gastroscopia che è l'unica soluzione definitiva per eliminare sintomi e problema ma a certe condizioni.
Io sinceramente sono un po stanco di stare così.
L'idea di non mangiare praticamente nulla e continuare a perdere peso per avere comunque leggeri sintomi tutti i giorni (o di sentirmi peggio con sintomi più forti e intensi appena mangio qualcosa di diverso) non è il massimo.
È il caso di valutare se ci sono gli estremi per un intervento?
Una soluzione definitiva a questo punto la prenderei volentieri in considerazione.
Grazie mille a chi mi risponderà.

[#1]  
Dr. Felice Cosentino

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Bisogna prima valutare perchè la terapia con IPP non è efficace e per saperlo è sufficiente eseguire la titolazione della gastrinemia (prelievo di sangue) sotto terapia.

Poi si deciderà la successiva strategia con eventuali accertamenti mirati (ph-manoimpedenzometria esofagea)

In definitiva, alla sua età è giustificato pensare all'intervento ma bisogna prima fare delle valutazioni diagnostiche e per questo deve essere seguito dal gastroenterologo

Cordialmente
Dr Felice Cosentino, Gastroenterologo/Endoscopista - Milano (Clinica La Madonnina), Roma, Calabria (Crotone,Reggio)
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[#2] dopo  
Utente
Salve, intanto grazie per la risposta. Non mi si era mai parlato della titolazione della gastrinemia con prelievo del sangue sotto terapia, il che è un'informazione in più di cui terrò conto. La ph-manoimpedenzometria esofagea, invece, fu citata come possibilità dal gastroenterologo che mi fece la gastroscopia, insieme alla manometria esofagea. Mi spiegò che potevano essere due esami da fare per vedere se c'erano gli estremi per un intervento (ribadendomi che fosse l'unica soluzione risolutiva, ma solo a certe condizioni da indagare). Mi disse, però, che bisognava prima fare un ciclo farmacologico e cambiare la mia alimentazione per vedere come andava (e quest'ultimo aspetto l'ho fatto rivolgendomi proprio a un nutrizionista). Ed è andata come le ho detto. Per riuscire a ridurre i sintomi al minimo ho tolto tante cose dall'alimentazione (oltre le cose ovvie che non dovrei mangiare nella mia condizione, ho dovuto eliminare anche altri alimenti che mi intensificano i sintomi facendomi stare male). Questo mi ha portato a perdere peso gradualmente di mese in mese, avendo però comunque dei lievi sintomi ogni giorno dopo i pasti. Appena mangio qualcosa di diverso, i sintomi peggiorano diventando più forti. Volevo ritornare a rivolgermi a un gastroenterologo per vedere se e cosa era il caso di fare, ma avevo dei dubbi. Penso, però, che lo farò. Anche perché, ripeto, nella condizione in cui sto ora mi sento bloccato, come se qualunque cosa provassi a fare non andasse bene (o perdo peso gradualmente tenendomi comunque lievi sintomi quotidiani, o mi sento male per l'intensificarsi dei sintomi mangiando diversamente, sempre evitando certi alimenti ovvi). Forse è il caso di approfondire di più questi problemi, visto che i primi tentativi post gastroscopia non hanno dato i risultati sperati.

[#3]  
Dr. Felice Cosentino

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Ovviamente oltre alla titolazione della gastrinemia valuti, con il gastroenterologo, la presenza di eventuali intolleranze alimentari

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Dr Felice Cosentino, Gastroenterologo/Endoscopista - Milano (Clinica La Madonnina), Roma, Calabria (Crotone,Reggio)
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[#4] dopo  
Utente
La ringrazio per i diversi spunti che mi ha dato, dagli esami potenziali da fare alle potenziali intolleranze alimentari da approfondire (visti in effetti i miei problemi a digerire fin troppi alimenti senza accusare poi in maniera più intensa del "solito" sintomi di reflusso associati) fino a togliermi anche un dubbio proprio sulla domanda principale, e cioè se valesse la pena prendere in considerazione l'idea dell'intervento vista età e problema (ovviamente sempre poi facendosi guidare da un gastroenterologo di persona).
Ovviamente se, dopo le valutazioni del caso, il gastroenterologo suggerirà anche l'ipotesi intervento, a quel punto si approfondiranno nel dettaglio i rischi connessi allo stesso (mi venne solo detto che l'intervento era l'unica cosa risolutiva ma solo a certe condizioni. Non essendo la prima strada da intraprendere, non parlammo di rischi associati allo stesso).

[#5]  
Dr. Felice Cosentino

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Perfetto. Se ha piacere mi aggiorni pure sui vari step.

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