Utente
Gentili Specialisti, a seguito di una visita proctologica effettuata per irrisolti problemi perineali/anali scaturiti dopo diagnosi (e cure) errate mi sono sottoposto, come da prescrizione del proctologo, ad una eco perineale e transrettale per la valutazione di un rigonfiamento posizionato a livello perineale in prossimità del canale anale. Il proctologo ipotizzava una ciste, grossa quanto un acino d’uva, che, a suo dire, poteva essere asportata chirurgicamente assieme alla correzione di una piccola emorroide (anch’essa rivelatasi nel mezzo del mio “calvario” che si protrae ormai da 7 mesi). Non vi riassumo la mia storia clinica di dolori testicolari, fastidi scrotali, diagnosi e cure (anche antibiotiche) sbagliate, per problemi di spazio. L’unica cosa “certa” che si è manifestata è l’espulsione di un calcolo di grossa dimensione (6mm X 3mm X 2mm) dopo seconda colica renale (la prima giusto un anno fa) dopo la quale i dolori ai testicoli al pene ed al perineo sono spariti. Innumerevoli ecografie non hanno mai dimostrato la presenza del calcolo (probabilmente già in uretere).
Tornando al dunque, l’ecografia dimostra che il rigonfiamento non è dovuto ad una ciste ma ad un ascesso che, allo stato attuale, mi provoca problemi nella seduta (con conseguenti mal di schiena a causa di posture non corrette) e, come già esternato in precedenti consulti, avverto un irrigidimento dello scroto, soprattutto in prossimità di una defecazione (anche se la pelle la sento “tirare” in continuazione).
Dovrò tornare dal Proctologo per sottoporgli il risultato dell’eco e per valutare come proseguire.
L’ecografista, nell’illustrarmi le caratteristiche di questo ascesso, mi diceva che molto probabilmente il proctologo opterà per un non intervento in considerazione del fatto che tale intervento, quasi sicuramente, non risulterebbe risolutivo. Tale scelta, comunque a carico del proctologo, sarebbe dettata, a suo dire, dalla conformazione dell’ascesso e dalla non evidenza della relativa fistola. Solo l’eliminazione della fistola, continua l’ecografista, condurrebbe ad una risoluzione definitiva del problema. Pertanto in questi casi la strategia migliore da adottare dovrebbe essere l’attesa (di un miglioramento o di un peggioramento).
A questo punto vi chiedo: devo rassegnarmi a convivere con questi fastidi ? Esistono cure farmacologiche in grado almeno di migliorare la situazione ? E’ possibile che l’insorgenza dell’ascesso sia stata causata dall’irritazione prodotta dal calcolo e da numerose visite digito-rettali, eco transrettali e rettoscopie ?
Vi chiedo scusa per la lungaggine.
Vi ringrazio sentitamente e che Dio vi benedica.
Cordiali saluti

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Dr. Maurizio Di Giacomo

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CARO UTENTE,
UN ASCESSO PERIANALE DI SOLITO DEVE ESSERE TRATTATO CHIRURGICAMENTE FISTOLA O NON FISTOLA. ANZI, L'IDEALE E' PROPRIO TRATTARLO (DRENARLO) PRIMA CHE IL PUS FUORIESCA SPONTANEAMENTE ATTRAVERSO, APPUNTO, UNA FISTOLA. SI FACCIA QUINDI OPERARE E NON DIA RETTA ALL'ECOGRAFISTA.
RIGUARDO ALLA CORRELAZIONE FRA CALCOLI URINARI ED ASCESSI PERIANALI NON VE N'E' ALCUNA. SONO PATOLOGIE INDIPENDENTI FRA LORO. E' UNA QUESTIONE ANATOMICA CHE DETERMINA L'INSORGENZA DELL'ASCESSO IN QUANTO LE GHIANDOLE MUCOSE CHE SI TROVANO IN UNA PARTICOLARE ZONA DEL CANALE ANO-RETTALE, OSSIA QUANDO IL CANALE ANALE DIVIENE CANALE RETTALE, SI "OTTURANO" E NON SI VERIFICA PIU' LA EMISSIONE DI MUCO. QUESTO CONTINUA A PRODURSI MA RIMANE "INTRAPPOLATO" ALL'INTERNO DELLE GHIANDOLE E, ALLA LUNGA, SI INFETTA. PERCHE'? NON SI SA BENE MA TANT'E'... E DIVENTA PURULENTO = PUS.
NON ESISTE ALCUNA DIMOSTRAZIONE, INFINE, CHE LE INDAGINI TRANSRETTALI AUMENTINO L'INCIDENZA DI ASCESSI E FISTOLE PERIANALI.
SI OPERI QUINDI: E' L'UNICA SOLUZIONE SENSATA.
CORDIALI SALUTI
Maurizio Di Giacomo