Utente
Da circa un anno soffro di episodi ricorrenti di emorroidi.
Sostanzialmente di trombosi emorroidaria, vista l'assenza di perdite di sangue ma di un persistente dolore e bruciore a livello anale.
Il dolore, poi, quando è forte, si irradia anche alla zona pelvica dando sintomi simili a quelli di una prostatite e anche un vago ma costante senso di bruciore all'interno del pene (ma durante la minzione non provo bruciore all'uretra, solo fastidio durante le fisiologiche contrazioni dei muscoli alla fine dell'atto di urinare).

Questi episodi sono iniziati circa tre anni fa ma, fino allo scorso anno, mi duravano qualche giorno, al massimo una settimana e solo due volte più di dieci giorni.

Da circa un anno invece, e nella fattispecie negli ultimi sei mesi, praticamente ho un episodio di crisi/trombosi emorroidaria almeno una volta al mese (a volte anche due al mese). Inoltre la crisi perdura per almeno una settimana, spesso dieci giorni circa e a volte anche 14-20 giorni.

Negli ultimi quattro mesi ho effettuato due visite proctologiche per valutare il problema: la prima a Gennaio, la seconda ad Aprile.

Nella prima visita è risultato emorroidi di primo grado e ragade anale.
Il dolore mi si disse era dovuto alla ragade.
Terapia prescritta: supposte di Cicatridina, abbondante idratazione per mantenere le feci molli favorendo il passaggio e "ginnastica perineale".
Inizialmente le supposte sembravano funzionare e pensavo di avere "risolto" il problema (quantomeno controllarlo).

Poi i sintomi si sono presto ripresentati e da qui la seconda visita, presso altro specialista.
Diagnosi: emorroidi (senza specificare il grado) con segni di recente sanguinamento (ma io non ho mai sporcato la carta igienica o la biancheria) e prolasso mucoso rettale.
Terapia prescritta: Venoruton 1000 mg in bustine una volta al dì, Psyllogel Fibra unita ad abbondante idratazione sempre per rammollire le feci e massaggio con Luan pomata prima della defecazione contro il dolore. Se i sintomi e gli episodi persistono consigliata nuova visita per valutare l'opportunità di intervento chirurgico, per il riposizionamento del prolasso mucoso rettale e risolvere il problema.

Quest'ultima terapia non mi ha dato un gran benefico e sono ormai due settimane che ho sintomi da trombosi emorroidaria sensibili.
Qualche sollievo lo ottengo, ahimè, usando FANS che però uso con moderazione soffrendo anche di un po' di reflusso gastrico (e sapendo inoltre con sono una soluzione al problema).

Sto pensando quindi di valutare l'intervento chirurgico.
Il mio medico di famiglia però mi consiglia di essere piuttosto cauto, sia per la posizione "delicata" dell'intervento, sia per la degenza postoperatoria a suo dire lunga (fino ad un mese di riposo pressochè completo).

Chiedevo quindi, vista la mia situazione, se è consigliabile la chirurgia.
Che tipo di interventi sono disponibili e, sopratutto, che tipo di degenza comportano. In pratica, dopo l'intervento, quando potrei riprendere il lavoro?

Grazie

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Dr. Giuseppe D'Oriano

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La necessità, di ricorrere alla chirurgia per risolvere la patologia emorroidaria, è strettamente legata, indipendentemente dal grado di prolasso emorroidario, al fallimento della terapia medica e degli accorgimenti dietetici, all'intensità della sintomatologia ed alla frequenza con la quale questa si presenta.
La terapia chirurgica è indicata, in relazione a quanto detto precedentemente, anche in un prolasso di I grado, quando è presente un prolasso rettale interno mucoso o a tutto spessore che, alla defecazione, impegna il canale anale e traumatizza le emorroidi.
Chiaramente, in questo caso, la soluzione è la sola resezione del prolasso rettale interno senza intervenire sul tessuto emorroidario.
Tale tipologia di intervento, non creando ferite esterne che richiedono lunghi tempi di cicatrizzazione(4/8 settimane), permette un rapido recupero(5/7 giorni) anche per l'assenza dell' intensa sintomatologia dolorosa che accompagna gli interventi di amputazione emorroidaria.
Dr.Giuseppe D'Oriano Docente Scuola Speciale A.C.O.I. di Coloproctologia. Chirurgo Colonproctologo.
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