Utente
Buongiorno, siamo una coppia io di 36 anni e mia moglie 34.
A causa di una mia severa oligo asteno zoospermia ci siamo rivolti ad un centro specializato della nostra città per riuscire ad ottenere una gravidanza mediante P.M.A. a causa della nostra infertilita'.

Fin dall'inizio i medici che ci hanno seguito hanno detto che, a causa del ridotto numero e della limitata modilità dei miei spermatozoi, l'unica strada dfa intraprendere era quella della I.C.S.I., suggerendoci tra l'altro di proseguire la cultura in vitro fino allo stadio di blastocisti, poichè quest'ultime avrebbero garantito una percentuale di successo leggermente superiore al classico embrione.

Aggiungo che l'andrologo del centro mi ha suggerito di crioconservare il mio seminale per avere qualche riserva in caso di necessità.

Ad ottobre dello scorso anno, inizia la stimolazione ovarica per l'infertilita'.

Agli inizi di novembre la prima ICSI per infertilita':
fecondati 8 embrioni con seme fresco; fertilizzati 8 embrioni di cui solo 4 giunti allo stadio di blastocisti (di ottima qualità, a detta die biologi)
Transfer (molto doloroso) in utero in 6^ giornata di due blastocisti, mentre le due rimanenti sono state crioconservate.
Al 11° giorno post transfer le viene il ciclo e successive BHCG negative.

Dopo questo primo fallimento, a causa di difficoltà riscontrate durante il transfer, uno dei ginecologi del centro, quello che a nostro parere è sembrato più preparato degli altri - ma è solo una nostra impressione, ha suggerito a mia moglie di sottoporti ad una isteroscopia per verificare cosa avesse creato difficoltà e dolore durante il transfer.

A gennaio è stata eseguita la isteroscopia che ha evidenziato la presenza di un mioma che chiudeva quasi totalmente l'ingresso dell'utero; il resto era tutto ok.

Rimosso il mioma, a marzo mia moglie inizia le cure per il transfer delle due blastocisti crioconservate.

Ad aprile il transfer delle due blastocisti;
Dopo 10 giorni BHCG negative e conseguente cliclo mestruale.

Dopo quest altro fallimento il ginecologo prescrive a mia moglie degli esami per verificare se avesse problemi di coagulazione del sangue che potessero impedire l'impianto. Esito negativo.

Lo scorso settembre abbiamo eseguito una nuova ICSI:
Dopo la stimolazione mia moglie a sviluppato 8 ovociti che sono stati tutti inseminati con spermatozoi scongelati (nel seminale fresco non c'erano spermatozoi idonei); 6 fertilizzati di cui 3 giunti a blastocisti.

Il 1 ottobre transfer al 5° giorno di due blastocisti di eccellente qualità (una delle quali aveva gia iniziato a rompere la membrana, detto dalla ginecologa).
Il 12 ottobre ciclo mestruale e BHCG negative.

Ora ci chiediamo cosa impedisce alle blastocisti di impiantarsi in utero dato che tutti gli esami fatti da mia moglie non hanno evidenziato problemi di nessun genere?

E' realmente utile portare gli embrioni a blastocisti?

Quali esami si potrebbero ancora fare?

Scusate la lunghezza del mio racconto ma ho voluto essere il più preciso possibile.

[#1]  
Dr.ssa Elisabetta Chelo

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Gentile utente,
Capisco bene la vostra frustrazione, ma il ricorso alle tecniche di riproduzione assistita è spesso una strada molto in salita.
Da quanto mi scrive , a causa del quadro seminale, la ICSI sembra essere l'unica tecnica idonea per poter avere un figlio. Secondo i dati della società europea che si occupa di patologia della riproduzione , con questa tecnica, con la vostra situazione clinica e tenendo conto dell'età di sua moglie le vostre possibilità di successo per tentativo di trasferimento a fresco si aggirano sul 28 - 30 %.
Se trasferire blastocisti fosse in assoluto sempre meglio, tutti i centri di procreazione assistita trasferirebbero a quello stadio; in realtà ogni situazione va valutata individualmente per capire se in quel caso specifico il trasferimento di blastocisti sia effettivamente la scelta migliore. Ovviamente non ho elementi per giudicare la vostra situazione e il fatto che abbiate trasferito entrambe le volte delle blastocisti di buona qualità mi fa pensare che che non sia stata una cattiva scelta.
Probabilmente la presenza del mioma ha interferito e condizionato le possibilità di successo del primo tentativo e concordo con l'utilità di escludere altri fattori .
Purtroppo non ho ( ma non credo che lei l'aspettasse) una soluzione da suggerirle se non il consiglio di non scoraggiarvi e l'augurio che possiate realizzare il vostro desiderio.
Un cordiale saluto
Elisabetta Chelo
www.centrodemetra.com

[#2] dopo  
Utente
Gent.ma dott.ssa Chelo,

grazie innanzitutto per la pronta risposta.

Da quanto scrive si deducono, sostanzialmente, due cose:

1) quella di portare gli embrioni a blastocisti non sempre è la scelta migliore e, quindi, non è vero che trasferire blastocisti aumenta sensibilmente la percentuale di successo;
2) è possibile fare ulteriori indagini per capire cosa "impedisce" l'attecchimento degli embrioni.

In merito al primo punto vorrei prercisare quanto segue:

Ho rivolto le stesse domande che ho fatto a lei ai medici del centro che ci sta seguendo e tutti quelli interpellati sono stati concordi sul fatto che la blastociste garantisce qualcosina in più perché è, a loro dire, geneticamente idonea a sviluppare una gravidanza, cosa che non si può dire con certezza di un "normale" embrione. Lei concorda oppure ritiene, data la sua grande esperienza nel settore, che una blastocisti possa essere non idonea a sviluppare una gravidanza a causa di fattori genetici dello spermatozoo o dell'ovocita?

In merito al secondo punto, se consentito, potrebbe suggerirmi quali altri fattori sarebbe opportuno valutar?



[#3]  
Dr.ssa Elisabetta Chelo

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Gentile utente,
se trasferire allo stadio di blastocisti fosse sempre l'opzione migliore, i trasferimenti si effettuerebbero sempre in 5° giornata ; ovviamente non è così e ogni situazione va valutata individualmente decidendo cos'è meglio per quella specifica coppia in quello specifico ciclo. La blastocisti ha lo stesso patrimonio genetico dell'embrione da cui deriva e comunque può essere portatrice di difetti genetici indipendentemente dalle sue caratteristiche morfologiche.
Non sono in grado, non conoscendo la vostra situazione clinica di suggerirvi degli approfondimenti. Mi rendo conto che la situazione è frustrante, ma non è sempre possibile evidenziare una causa che giustifichi i fallimenti delle tecniche.

La saluto cordialmente
Elisabetta Chelo
www.centrodemetra.com

[#4] dopo  
Utente
Mi sta dicendo quindi che, a volte, trasferire in 2^ giornata può essere meglio che in 5^ giornata?

Il fatto quindi che un embrione sia arrivato a blastocisti non significa che abbia un pacchetto genetico "sano".

Esite qualche esame da eseguire prima del transfer per verificare se l'embrione che si stà per trasferire è geneticamente ok?

Mi scusi le tante domande e grazie ancora per la sua pazienza.

[#5] dopo  
Utente
Gentile dott.ssa Chelo,

Le scrivo per aggiornarLa sulla nostra situazione.

Dopo il fallimento di ottobre, a novembre, su ciclo spontaneo, è stata trasferita l'unica blastocisti crioconservata. Anche questo transfer è andato male.

Successivamente, a febbraio di quest'anno, abbiamo intrapreso nuovamente la strada della ICSI.

A differenza delle volte scorse, il primario del centro di PMA ci ha suggerito di praticare una PIPELLE 15 giorni prima del transfer.

Dopo la stimolazione, il 13 febbraio, a mia moglie sono stati prelevati 5 ovociti (molti meno rispetto alle volte precedenti) che sono stati tutti inseminati con seme fresco e il 15 di febbraio transfer 3 embrioni in seconda giornata (7, 6 e 4 cellule).

Non so se è stata la PIPELLE o il fatto di aver trasferito gli embrioni in seconda giornata, fatto sta che stavolta siamo riusciti a realizzare il nostro desiderio più grande... a novembre diventeremo genitori!!!

[#6]  
Dr.ssa Elisabetta Chelo

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Non so dirvi se l'utilizzo della Pipelle abbia influito o no, ma comunque la cosa importante è che il ciclo abbia avuto successo.
Sono molto contenta per voi e vi auguro una serena gravidanza!
Elisabetta Chelo
www.centrodemetra.com