Utente
Salve, ho 37 anni e vorrei gentilmente chiedere quali sono gli esami effettuabili per poter evidenziare una possibile immunodepressione. Vorrei inoltre chiedere se periodi prolungati di stress e ansia (parlo di anni e non di mesi) possono abbassare o compromettere le difese immunitarie di un soggetto.
Infine vorrei sapere se un soggetto con sistema immunitario "abbassato" può riportare le sue difese alla normalità. Chiedo queste cose in quanto da alcuni anni manifesto herpes labiale (ad oggi in regressione), alcune allodinie, e ad oggi alcune infiammazioni del glande.
Cordiali saluti

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Attivo dal 2010 al 2011
Gent.mo Utente,

la risposta alla Sua domanda è decisamente sì.

Quella alla Sua prima domanda, invece è: sì, ma si applicherebbero solo in casi estremi. La sintomatologia che presenterebbe non sarebbe così sfumata ma sarebbe estremamente grave, quindi gli approfondimenti tendono ad essere molto poco utili e, se il risultato di un esame non cambierebbe comunque il modo di procedere, questo è per definizione inutile.

[#2] dopo  
Utente
Gentile Dr. Benci la ringrazio della risposta. Mi sembra di capire dalle sue risposte che accertamenti sul sistema immunitario, con sintomi così generici e talvolta così diffusi nella popolazione, non sia il caso che vengano eseguiti. Non le chiedo quale potrebbe essere la "sintomatologia estremamente grave" di cui parla semplicemente per paura di provarne i sintomi già da domani mattina. Essendo lei perfezionato in psicoterapia immagino che abbia già intuito il tipo di personalità che ha di "fronte". Credo di aver capito da poco tempo di aver abusato negli ultimi due anni in modo eccessivo del mio fisico e della mia personalità, nel senso che ho vissuto una serie di stress fisici e mentali cercando sempre di non darlo a vedere a nessuno, ... e ora le conseguenze. Da un certo punto di vista mi consola sapere che probabilmente tutti i "problemi" reali o pseudoimmaginari avuti nell'ultimo periodo siano stati scatenati dalla troppa ansia, se non altro il problema da curare è uno solo. La ringrazio infinitamente della risposta, e se volesse darmi qualche consiglio per affrontare l'ansia le sarei molto grato.
Cordiali saluti

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Attivo dal 2010 al 2011
Gent.mo Utente,

Un atteggiamento molto saggio. Ed è anche piuttosto raro. I consigli generali per affrontare l'ansia dipendono dalle circostanze. L'ansia intesa come attivazione delle capacità di reazione e difesa è un meccanismo sano e utile. Quando diventa fine a se stessa e condiziona ogni reazione diventando stereotipata e finendo per diventare una ricerca continua, assume connotati patologici e va curata. E'possibile usare terapie farmacologiche e terapie di tipo psicologico e usarle entrambe ne migliora l'efficacia. Ma, in questo, deve consigliarLa il Suo medico.

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Utente
La ringrazio nuovamente. La mia purtroppo credo sia diventata un ansia fine a stessa, come lei la definisce, nel senso che a volte mi sveglio già la mattina "col fiatone" e spesso me lo porto avanti fino a sera nonostante la consapevolezza che si tratti di uno stato psicologico e non fisico. Ho già provato alcuni prodotti (tipo lexotan), ma la paura degli effetti indesiderati o di una eventuale assuefazione mi ha fatto sospendere l'assunzione. Ora utilizzo una tintura madre, che per quello che credevo essere il mio problema principale (un formicolio alla lingua) sembra mi stia aiutando molto. Mi sa consigliare alcune attività o prodotti omeopatici in grado di farmi rilassare, o l'unica vera soluzione è lo psichiatra?
Un'ultima domanda relativa al sistema immunitario: esistono prodotti in grado di rafforzarlo?

Cordiali saluti

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Attivo dal 2010 al 2011
Gent.mo Utente,

naturalmente, non "consiglio" prodotti, un medico prescrive terapie e farlo a distanza è non professionale perché, mancando il riscontro obiettivo, è scorrettissimo e rischioso. E'anche vero, comunque, che molecole della classe delle benzodiazepine come quella che Lei cita, sono rimedi buoni una volta ogni tanto e per pochissimo tempo perché provocano tolleranza e abitudine e non agiscono sulle cause dell'ansia patologica che, quando si trattano farmacologicamente, devono essere affrontate con molecole ad azione più duratura e diversa.

A onor del vero, nella mia esperienza ho riscontrato che in quasi tutti gli altri Paesi in Europa è il Medico di Medicina Generale che gestisce le terapie antidepressive (e l'ansia è una patologia a questa molto affine e non di ardo associata) ed è anche la mia abitudine ma la competenza media dei Colleghi MMG che conosco è piuttosto carente, probabilmente a causa dell'ultraframmentazionemedica di cui soffriamo in Italia.

Ecco perché la mia indicazione sarebbe quella di 1) Chiedere al Suo MMG se è familiare con la gestione di questi problemi (vale a dire non l'ansia occasionale ma il vero e proprio disturbo dell'umore di tipo ansioso) e se no 2) valutare assieme se sia opportuna una consulenza specialistica. In questo caso, lo Specialista di riferimento diventa lo Psichiatra che può essere affiancato da uno Psicologo Clinico che completa e integra la terapia individuando le cause dell'ansia e trattandole.

Quanto all'omeopatia, credo di essere di mentalità limitata: tutto quello che uso, nella mia professione, deve avere solide evidenze scientifiche riproducibili e di buona qualità e questo non è ancora disponibile per l'omeopatia, quindi non è uno degli strumenti che uso.

Quanto alla Sua ultima domanda: sì. Alimentazione ricca di minerali, verdure e un corretto equilibrio tra sonno e veglia. E non sto impapocchiando luoghi comuni, ci sono evidenze scientifiche in tal senso.

[#6] dopo  
Utente
La sua risposta e stata veramente chiara e dettagliata, non posso che ringraziarla. Prima di mettere in pratica i suoi consigli le voglio però chiedere un'ultima cosa. Sono una persona abbastanza ostinata e spesso sottopormi a cure e terapie mi fa pensare di aver fallito. E' possibile uscire da uno stato di ansia generalizzata o patologica con le proprie forze, oppure a suo parere è un percorso troppo difficile e magari pericoloso? Le chiedo questo perchè più volte credo di aver tirato fuori le forze da me stesso per uscire da questa situazione, ma la mia prima paura, che poi in effetti mi ha sempre rigettato nell'ansia, è sempre stata quella di sbagliare e di conseguenza di poter peggiorare la situazione.

Saluti

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Attivo dal 2010 al 2011
Gent.mo Utente

(e non risponderò oltre perché devo uscire :)),

mediti su questo: se Lei si fosse rotto una gamba, rifiuterebbe di ingessarsela per "uscirne da solO" o le sembrerebbe un atto di eroismo stupido e potenzialmente dannoso?

In Psicologia, una delle conferme che ci si trova ad aver a che fare con una condizione di patologia è proprio l'ostinazione a "volerne uscire da soli". Finché continuerà a ragionare in questi termini, sarà estremamente improbabile farcela. Si lasci aiutare.