Utente
Buonasera, la sera di capodanno mia zio è stato colto da arresto cardiaco causato da una aritmia maligna. Immediatamente soccorso da due infermiere professionali li presenti, è stato defribillato e ripreso dallo staff medico dell'ambulanza arrivati ben 23 minuti dopo, tempo nel quale comunque abbiamo continuato a pompare. Arrivati in ospedale è stato immediatamente messo in coma farmacologico. Quando dopo 3 giorni hanno provato a svegliarlo, apriva gli occhi ma non era contattabile, e cosi hanno tentato per 3 giorni senza risultati. La domenica arriviamo e il medico ci comunica che probabilmente il danno anossico è stato talmente grave da impedirne il risveglio causando un coma vegetativo permanente. Nel momento in cui però entro in camera e provo a chiamarlo lui apre gli occhi e quando mi vede inizia a piangere. Risponde di colpo agli stimoli dolorosi e ai comandi e dimostra comprensione rispondendo con gli occhi. A questo punto oggi, a distanza di 2 giorni dal risveglio, provano a stubarlo e lui non solo respira autonomamente, ma riprende immediatamente a parlare con logica. Però noto in quello che mi dice e come me lo dice, quasi incomprensibile, che è come se fosse ubriaco, straparla, ma la memoria ce. È possibile che sia un effetto di 9 giorni di coma farmacologico che poi andranno sparire? Faccia conto che hanno dovuto sedarlo leggermente perché si è strappato tutto per venire a casa.

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Dr. Mauro Colangelo

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Egregio Utente,
il suo parente non è mai stato in stato vegetativo persistente, che è una condizione molto spesso irreversibile e che si caratterizza appunto per una sopravvivenza senza alcun contatto con la realtà, essendo validi solo i parametri vegetativi. Nel caso esposto, invece, il paziente esprime un progressivo ripristino delle facoltà cognitive che risentono inizialmente sia del danno ipossico patito che dei trattamenti farmacologici subiti e, stando alla sua descrizione, si può sperare in un progressivo recupero.
Cordialmente
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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[#2] dopo  
Utente
Gent.ssmo Dott. Colangelo,
Volevo innanzitutto ringraziarLa per la celerità con cui si è prestato a rispondermi. Effettivamente, come da lei "pronosticato", oggi mio zio era nettamente più lucido e, a parte qualche leggero tremore alla mano e un po di rallentamento nell'articolare seppur comunque in maniera nettamente comprensibile e pulita ogni parola, ma credo che questi siano aspetti secondari di poca importanza che nulla sono in confronto ai danni inizialmente diagnosticati e che credo andranno a sparire. Mi premeva chiederle, ringraziandoLa subito per la disponibilità, due questioni; La prima è se lei non ritiene poco professionale avvisare i parenti che ormai il paziente fosse in stato vegetativo permanente, perché questo ci ha detto il medico di turno quel pomeriggio, peraltro in contrasto con i suoi colleghi dei giorni prima che davano più speranze in una possibile evoluzione delle condizioni cliniche; e la seconda è se lei, per mia pura curiosità sinceramente, come è possibile che un paziente che fino a 48 ore prima giacieva inerme in un letto di terapia intensiva, stasera parlava, rideva e organizzava un poker serale con un infermiere appena conosciuto? Quante percentuali di pazienti hanno questi improvvisi risvegli? Stasera mio zio si è perfino alzato in piedi (erano 10 giorni che non camminava) per sedersi al tavolino della sua camera in cardiologia e ha mangiato da solo tutto quello che c'era guardandosi il telegiornale come se fosse al bar. A me sembra una situazione paradossale. Grazie mille e attendo la sua risposta

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Dr. Mauro Colangelo

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Leggendo la sua richiesta, ho avuto la sensazione che l'arresto sia stato uno di quelli che con un massaggio cardiaco esterno e con la fibrillazione (se realmente indicata dal defibrillatore) riprende immediatamente. Questo accade in genere nei casi di blocco atrio-ventricolare di 3 grado. Per una adeguata assistenza, il paziente è stato assistito, durante il ricovero in terapia intensiva, con ventilazione controllata e successivamente assistita. Nella seconda fase si valuta la reattività del soggetto, per cui se lo stato vegetativo perdura oltre un certo tempo si definisce persistente ma se invece si constata che è permanente in tal caso si considera irreversibile. Questo indica che si è realizzata, a causa della protratta anossia cerebrale, un danno inemendabile della più importante formazione neuronale che attiva lo stato di coscienza. Considerando il decorso, successivamente integrato dalla sua attuale nota, a mio avviso, la più attendibile ricostruzione è che il paziente abbia avuto una breve fase di anossia/ipossia, che sia poi stato sedato e che abbia in seguito manifestato unicamente i postumi della sedazione. In conclusione, l'ha scampata bella!
Auguri per lo zio e cordiali saluti.
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
maurocolang@gmail.com
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