Utente
Buongiorno.
Mi chiamo Alfonso, 45 anni.
Da un pò di anni, saltuariamente, soffro di episodi di lombalgia recidivante che quasi sempre si risolvono da soli con qualche giorno di riposo e nient'altro.
Nell'ultimo anno però il dolore si è intensificato, non impedendo tuttavia quasi mai di continuare a svolgere le normali attività quotidiane e l'attività fisica preferita (arrampicata sportiva), ma lasciando sempre una lieve e alquanto fastidiosa sensazione di pesantezza nella fascia lombare.
Mi decido ad eseguire una RM spinale lombosacrale e scopro quanto segue:

Regolare la morfologia ed il trofismo dei singoli metameri.

Modificazione di segnale del disco intervertebrale L5-S1, ridotto in altezza, con fenomeni di ipointensità di segnale nelle sequenze a TR lungo per condizione di discomalacia.

Protusione discale a largo raggio con valido impegno foraminale bilaterale, lieve prevalenza laterale foraminale sinistra di L3-L4, L4-L5 con fenomeni di contatto sul sacco durale a tale livello e possibile contatto sul decorso radicolare.

Erniazione discale estrusa paramediana laterale ed in parte foraminale destra L5-S1, contatto sul sacco durale e discoradicolare omolaterale.

Nella norma l'ampiezza del canale vertebrale.

Regolare morfologia ed orientamento delle articolazioni interapofisarie, con incremento d'ampiezza bilaterale degli spazi sinoviali.

C'è da aggiungere inoltre che oltre al solito dolore che sopraggiunge di tanto in tanto si è aggiunta una sensazione di intorpidimento e leggera perdita di forza alla gamba destra, soprattutto dal ginocchio in giù che si verifica dopo qualche ora in piedi.
A tal proposito però devo aggiungere che in quel ginocchio ho un menisco sofferente da un pò di anni e una condropatia rotulea, per cui non sò se tale sintomo può riferirsi a tale patologia.
Sono in attesa di consulto fisiatrico e neurochirurgico, e la domanda ovviamente è se tale situazione possa risolversi con le solite terapie o necessita invece di soluzione chirurgica.

Ringrazio in anticipo con stima e riconoscenza chi vorrà aiutarmi.

[#1]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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In assenza di deficit (e questo lo potrà vedere il Neurochirurgo in sede di visita specialistica), si dovrebbe procedere sempre per gradi.
Inizierei, una volta confermato il quadro clinico corrispondente alle immagini rmn, con un ciclo di infiltrazioni in corrispondenza della radice interessata (da individuare essenzialmente in sede clinica). Tale procedura può essere iniziata dal Neurochirurgo stesso, già in sede di prima visita (se il risultato sarà positivo, questo sarà osservato già pochi minuti dopo la prima infiltrazione e ci si sentirà incoraggiati a proseguire nel ciclo).
Se, viceversa, si riscontrassero deficit o l'infiltrazione non sortisse alcun effetto, sarà responsabilità del Neurochirurgo dare , o meno, l'indicazione all'intervento.
Anche per questo, andrebbero sempre favorite le soluzioni mininvasive e non destruenti la colonna vertebrale.
Se ha piacere, dia pure ulteriori notiziie.
Cordialmente.
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[#2] dopo  
Utente
Dr. Della Corte la ringrazio tanto per la celerità nel rispondere. Quello che mi preoccupa maggiormente è il contatto sul sacco durale dell'ernia estrusa. E' possibile quindi che un'ernia estrusa di questo tipo (sempre se confermato in sede clinica) possa guarire ricorrendo anche solo a terapie alternative alla chirurgia tipo appunto, infiltrazioni?
Grazie ancora per la sua disponibilità!

[#3]  
Dr. Vincenzo Della Corte

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Non tutte le ernie debbono essere operate. Se noi pigliamo a caso 1.000 persone e le sottoponiamo a rmn, una consistente quota di esse ha qualche ernia discale (pur non avendo mai avuto disturbi). Queste ernie non vanno operate.

Se sottoponiamo a trattamento conservativo (ad es. infiltrazioni direttamente ed esclusivamente della radice nervosa interessata, quindi non peridurali) pazienti con ernie discali sintomatiche (ma solo con sindrome irritativa, tipo dolore...e/o obbiettivamente paucisintomatici), una buona quota di questi pazienti si piazza nel novero di quella parte di 1.000 paz., presi a caso, con ernie, ma asintomatici.

Certamente non si agisce sulla causa, ma sugli effetti (regressione dell'irritazione, dell'edema, del dolore etc). L'ernia, in assenza di cause evolutive, restera' silente, o quasi (quindi, senza dare particolari disturbi), almeno per un più che apprezzabile lasso di tempo.
Se, poi, vi sarà la necessità/opportunità di intervenire, si agirà su un terreno già "placato" dagli effetti della patologia ed il decorso/ripresa nel post-operatorio risultera' migliore, sia come rientro dai disturbi che come brevità della convalescenza.

Naturalmente ogni caso va osservato, valutato e deciso (sempre e solo sul sintetico piano clinico) come caso a sè.
Cordialità.

Se ha piacere, dia pure ulteriori informazioni.
Cordialmente.
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