Utente 563XXX
A un soggetto femminile di 70 anni, da risonanza magnetica, circa due anni fa è stato diagnosticato uno stadio avanzato di Alzheimer (premesso un importante livello di familiarità con la malattia sia tra fratelli che, precedentemente, con la madre) ma ad oggi ha manifestato solo alcuni sintomi e in maniera piuttosto lieve.

Dopo il matrimonio dell'ultimo dei figli, la donna vive sola a casa con il marito, ed entrambi hanno manifestato la volontà di lasciare la casa a disposizione di uno dei figli, spostandosi nella tavernetta sottostante, di dimensioni più ridotte.
Il trasferimento volontario in un ambiente domestico diverso, anche se conosciuto e in parte vissuto, può rappresentare a livello inconscio un trauma/situazione destabilizzante capace di accelerare il decorso della malattia? Si consideri anche il fatto che la loro precedente casa verrebbe completamente ristrutturata e non manterrebbe quindi le sembianze del luogo in cui la donna ha sempre vissuto.

Grazie in anticipo

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Dr. Antonio Ferraloro

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Gentile Utente,

è difficile rispondere a questa domanda in quanto ogni reazione è assolutamente individuale.
In generale Le posso dire che se la scelta è stata volontaria e non imposta potrebbe non avere conseguenze ma, Le ripeto, ogni caso è diverso da un altro e non è possibile generalizzare.

Cordiali saluti
Dr. Antonio Ferraloro