Utente
Buongiorno dottori,
Mi rendo conto di avere un problema ma non so come uscirne.
Ormai da anni, non appena non sono costretta ad alzarmi presto per impegni universitari, ricado nella cattiva abitudine di stare sveglia di notte e dormire di giorno.
Con il lockdown il problema ha raggiunto livelli imbarazzanti, arrivo ad addormentarmi alle 6:30 o alle 7 del mattino per poi svegliarmi alle 15 o addirittura alle 16.
Ammetto che mi piace stare sveglia di notte perché posso avere i miei spazi, studiare e impegnarmi in attività creative senza essere costantemente disturbata dai miei familiari, ma alzarsi così tardi il pomeriggio mi sembra una mancanza di rispetto nei loro confronti, anche se non me lo fanno pesare.
Oltretutto la qualità del sonno diurno è nettamente inferiore a quello notturno, per via della presenza di rumori che vengono da fuori (infatti sono sempre stanca).

Ho provato di tutto: alzarmi prima allo stesso orario per alcuni giorni, mettermi a letto prima senza dispositivi elettronici, non dormire 24h per crollare dal sonno prima, usare la melatonina, la valeriana e le tisane rilassanti per anticipare l'ora del sonno, stancarmi fisicamente durante la giornata, ma niente ha funzionato.
Se devo ritardare l'orario del letto ci riesco benissimo, ma se devo anticiparlo anche solo di mezzora o un'ora è praticamente impossibile.
La cosa mi crea problemi grossi perché gli esami universitari sono alle 8 del mattino, e ciò significa presentarmi costantemente stanca e con la mente annebbiata, influendo negativamente sulle prestazioni.
Che posso fare?

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Dr. Paolo Carbonetti

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Buongiorno
un certo numero di persone hanno, forse volte per motivi genetici, un pattern ipnico alterato come il suo, che corrisponde a quello che gli autori anglosassoni chiamano DSPD (Delayed Sleep Phase Disorder).
Devo dire che non è per nulla facile correggerlo. Chi riesce a rendere questa alterazione compatibile con la vita normale è avvantaggiato (lo sono ad esempio i portieri di notte, oppure chi esercita una attività intellettuale come lo scrittore), ma si tratta di casi eccezionali.
Alcune terapie sono previste, sia farmacologiche che comportamentali, ma bisogna rivolgersi a un medico competente o a un centro specializzato per i disturbi del sonno.
Dr. Paolo Carbonetti
Specialista in Psichiatra
Specialista in Psichiatria Forense
Viterbo-Terni-