Utente
Salve,
Ho letto recentemente in un articolo che 10 o più anni di depressione non curata con farmaci, apportano una modificazione nella biochimica cerebrale.

Io ho 30 anni e soffro da circa 12 di episodi depressivi maggiori non trattati farmacologicamente.
Gli episodi sono intervallati da periodi di distimia (questa l’unica diagnosi che mi è stata fatta da uno psichiatra) durante i quali il mio tono dell’umore è piuttosto basso, anche se riesco a condurre una degna vita sociale.

Ho sempre cercato di evitare gli psicofarmaci perché ho sempre avuto paura di entrare in una spirale senza fine.
Ora però inizio a prenderli in considerazione.

Volevo chiedere se, in qualche centro italiano, ci fosse la possibilità di effettuare uno studio strumentale approfondito della funzionalità del cervello (PEC, SPEC) e se pensiate possa essere indicato nel mio caso.

Vorrei infatti assicurarmi che gli episodi depressivi di cui soffro non abbiano creato degli inconvenienti troppo gravi e irreversibili.

Grazie a tutti

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Dr. Mauro Colangelo

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Egregio Paziente,
su questo aspetto neurobiologico correlato alla depressione hanno gettato luce nuova alcuni anni or sono le ricerche di Thomas Frodl, ricercatore dell'Università di Magdeburg (Germania) di cui l'articolo "Hippocampal Changes in Patients With a First Episode of Major Depression" è uno dei più significativi. Frodl, sottoponendo a Risonanza Magnetica ad alta risoluzione soggetti affetti da disturbo depressivo maggiore, evidenziò che il volume dell'ippocampo era significativamente minore comparato a quello di soggetti sani, maggiormente nei soggetti di sesso maschile. L'ippocampo è la struttura centrale della rete limbico-talamo-corticale ed è coinvolto in funzioni cognitive e gioca contemporaneamente un ruolo cruciale nella patogenesi della depressione. Ciò rende conto di una fenomenologia clinica di costante accompagnamento al disturbo dell'umore costituita da riduzione della capacità di concentrazione e di rievocazione mnemonica. L'effetto neurotrofico negativo sull'ippocampo sarebbe esercitato dalla alterazione del sistema serotoninergico e del glutammato. Purtuttavia, è stato anche ipotizzato che un volume già naturalmente ridotto dell'ippocampo possa predisporre alla depressione.
Per questo motivo, allorquando venga posta diagnosi di disturbo depressivo si impone un adeguato trattamento funzionalmente mirato a regolare l'effetto di neuromediatori quali la serotonina. Questo può avvenire sia con farmaci inibitori che con la psicoterapia.
Per rispondere al suo quesito, posso dirle che è al di fuori della pratica clinica corrente lo studio con RM ad alta definizione per la determinazione del volume dell'ippocampo, che resta comunque l'indagine di scelta.
Cordialmente
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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[#2] dopo  
Utente
Grazie della gentile risposta dottor Colangelo.
Immaginavo che tale esame fosse al di fuori della pratica clinica corrente....riuscirebbe comunque ad indirizzarmi presso qualche centro sperimentale che possa prendere in carico una richiesta del genere? Magari rivolgendomi allo stesso Frodl?
Inoltre pensa che, una volta appurate eventuali disfunzioni dell’ippocampo, questo possa tradursi in prospettive di cura più mirate? Pensa sia un processo reversibile? Ho seguito una psicoterapia non costante nel tempo, ma fino ad ora non ho mai assunto farmaci...
Grazie

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Dr. Mauro Colangelo

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Lei può eseguire una RM ad alta risoluzione verosimilmente anche nella sua città ma è importante che decida di farsi curare. Accertare una riduzione di volume dell'ippocampo è un dato che con la conduzione clinica del paziente c'entra poco o nulla, se è avulso dalla valutazione clinica.
Dott. Mauro Colangelo, Neurochirurgo/Neurologo
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