Utente
Buongiorno,vorrei richiedere un Vostro consulto a proposito di mio fratello di 17 anni che dopo un incidente ha subito la frattura di tibia e perone in due punti della gamba sinistra(nella zona appena sotto la caviglia e appena sotto il ginocchio)+ una brutta ferita da lacerazione nella zona anteriore del polpaccio sempre sulla gamba sinistra.
A causa di questo trauma è stato sottoposto ad intervento chirurgico due giorni dopo l’incidente(avvenuto circa 2 mesi fa) durante il quale gli è stata ricomposta la frattura appena sopra la caviglia, gli è stata applicata una piastra metallica sulla frattura appena sotto il ginocchio(scusate i termini poco medici ma sto cercando di spiegare nel modo più chiaro possibile)e gli è stata “pulita “ e ricucita la brutta ferita da lacerazione(a queste ultime due è stato lasciato un drenaggio per qualche giorno dopo l’intervento).
Dopo l’intervento , a detta dei medici riuscito,ha sostenuto la solita profilassi antibiotici, antinfiammatori, anticoagulanti(perché si era formata una flebite nella gamba operata )-antiinfiammatori e anticoagulanti li sta assumendo tutt’ora-.
Successivamente è stato portato in una clinica per continuare la convalescenza , per effettuare la riabilitazione dell’arto e soprattutto per essere sottoposto a delle medicazioni adeguate alla ferita sia quella dell’intervento che quella procuratasi durante l’incidente.
Dopo circa 15/17 giorni dall’operazione è stato detto(dal medico che aveva eseguito l’intervento) al personale medico della clinica di riabilitazione di procedere con l’asportazione dei punti di sutura.
Nell’effettuare questa operazione la ferita da lacerazione si è completamente riaperta.A questo punto il medico che aveva effettuato l’intervento è stato chiamato in clinica e verificato il caso ha disposto al personale di effettuare medicazioni quotidiane al fine di rimuovere tutto il tessuto putrescente al fine di permettere una corretta rimarginazione.La cosa è stata fatta, ma oggi ,dopo il controllo del primario di ortopedia della struttura dove mio fratello era stato operato ci è stato detto che la ferita da lacerazione non può rimarginarsi in quanto la putrescenza ha necessitato di una pulizia talmente profonda da scoprire parte della piastra metallica e ora è impossibile una completa rimarginazione quindi si dovrà fare un altro intervento durante il quale verrà tolta la piastra metallica (cosa che invece sarebbe avvenuta fra due anni circa),verrà fatta una “plastica” alla ferita e dopo un mese circa di immobilità dell’arto per permetterne la guarigione nel modo più sterile possibile,verrà applicato il gesso e potrà tornare a casa.
Per concludere,so che ogni caso è a sé e le complicazioni dopo che si subiscono degli interventi chirurgici sono possibili .però mio fratello (pur non provando,stranamente dolore )ha sempre avuto una febbriciattola e questo secondo me doveva comportare una verifica più dettagliata del caso.Inoltre perché durante le medicazioni che a detta di chi le metteva in atto davano segni positivi nessuno si è reso conto che le cose invece non miglioravano?Il fatto è che penso che se la cosa fosse stata seguita con un po’ più di attenzione non saremmo arrivati a questo punto….
Vorrei sapere se un decorso simile può capitare anche in caso non ci siano negligenze e soprattutto (cosa più importante)vorrei sapere se mio fratello rischia a questo punto di portare delle conseguenze fisiche a causa di queste complicazioni e del nuovo intervento che dovrà subire.
Grazie per l’attenzione.

[#1]  
Prof. Alessandro Caruso

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Gentile signora di Biella, certamente può capitare, senza che necessariamente vi sia imperizia e/o negligenza da parte dei medici.
Sopratutto in casi d'urgenza, in politraumatizzati, in ferite settiche e fratture esposte, che sono sempre a rischio di infezione.
Spesso un mezzo di sintesi deve essere rimosso prima del tempo necessario; spesso una frattura consolida e guarisce in tempi più lunghi, spesso vi sono delle complicazioni dirette ed indirette, locali e /o generali nonostante il comportamento tecnicamnete valido dei sanitari curanti.
Certamente i tempi di guarigione, dove vi sono complicamze si allugano, ma poi si rimedia a tutto ed una guarigione avviene compatibilmente con il tipo di danno e di lesione traumatica subìta, lasciando più o meno degli esiti relativamente alla lesione riportata.
E mi creda, signora Tiziana, è proprio così.
Cordiali saluti
Alessandro Caruso
Specialista Ortopedico-Traumatologo//Fisiatra
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Alessandro Caruso
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[#2]  
Dr. Roberto De Santis

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caro utente, leggo con dispiacere la sua lettera.
per due motivi, il primo di umana comprensione e partecipazione per la disavventura accaduta a suo fratello, il secondo per il rancore che traspare nelle sue parole verso chi ha preso in cura suo fratello e si è prodigato nel tentativo di portarlo a guarigione.
l'infezione di un arto incidentato è una subdola possibilità che è sempre in agguato, in special modo se questo non solo ha subito la frattura ma anche una lacerazione con magari schiacciamento dei tessuti.
la mia non vuole essere una difesa aprioristica dell'operato dei colleghi ma, se lei si prende la briga di consultare le statistiche , si accorgerà che le infezioni perioperatorie,sempre persenti in percentuale minima negli interventi chirurgici ( per questo si pratica una profilassi antibiotica) subisce una impennata quando si tratta di fratture esposte .
inoltre se il trauma è avvenuto con schiacciamento dei tessuti tale probabilità sale poichè il tessuto necrotico, oltre che essere un terreno di crescita ideale per i batteri, perchè privo dell'afflusso sanguigno, per la stessa ragione è difficilmente raggiungibile dagli antibiotici.
non resta altro da fare , come è avvenuto per suo fratello, che "pulire" bene la ferita nella speranza di aver portato via tutto il tessuto necrotico.
purtroppo in questi casi non si riesce quasi mai, per questioni locali ( cioè spesso non si può fare una recinzione più ampia di tanto ) e perchè il più delle volte il tessuto schiacciato continua a morire nei giorni successivi ( per molti gg ) .
si preferisce stabilizzare la frattura , come è stato fatto, ed attendere l'evoluzione dei fatti nella speranza che non ci sia bisogno di procedere ulteriormente ma sempre pronti ad intervenire in un secondo momento quando il quadro sarà più chiaro.
Nè la febbriciattola è un chiaro segnale di infezione poichè il riassorbimento di metaboliti dovuti alla digestione da parte delle cellule "spazzine" del corpo può dare un rialzo febbrile.
quindi non resta che affidarsi alle cure con fiducia nella speranza che la giovane età di suo fratello sia un alleato potente affinchè il processo infettivo, che ora mi sembra di capire essere solo superficiale, non raggiunga l'osso, perchè in questo caso le cose si complicherebbero molto.


Dr. Roberto De Santis

ortopedico in roma
roberto de santis
chirurgo ortopedico
in roma

[#3] dopo  
Utente
GRAZIE ANCORA PER LA VOSTRA DISPONIBILITA'.SO' CHE LA MIA LETTERA PUO' SEMBRARE UN PO' TROPPO CRITICA, MA IL MIO MALCONTENTO DERIVA DA UNA SITUAZIONE DI CAOS CREATA DA UNA SERIE DI SE E FORSE E DA CAMBIAMENTI DI OPINIONI E PARERI MEDICI DA UN GIORNO ALL'ALTRO (DEL TIPO IL GIORNO PRIMA E' IN FASE DI GUARIGIONE E IL GIORNO DOPO BISOGNA RIOPERARE PERCHE' NON VA BENE).
CAPISCO ALTRETTANTO CHE IN CERTI CASI GLI IMPREVISTI SONO COMUNI.
SPERIAMO CHE TUTTO SI RISOLVA PER IL MEGLIO(COME TRASPARE DAI VOSTRI CONSULTI)
ANCORA GRAZIE E BUONA GIORNATA.

[#4] dopo  
Utente
Buongiorno Dottori
Dopo qualche mese dalla mia ultima richiesta di consulto mi ritrovo purtroppo nella situazione nella quale non sarei mai voluta arrivare.
A mio fratello ,dopo che i medici hanno ritenuto necessario asportare ante- tempo la "piastra" che teneva saldo l'osso, in quanto non avendo ancora risolto l'ulcera alla gamba ritenevano fosse quest'ultima la causa del problema,dopo circa 3 settimane dall'intervento, durante una semplice passeggiata gli si è di nuovo fratturata la gamba.
Ricoverato in ospedale è stato consultato un infettivologo che dopo accertamenti,mi ha detto che l'osso di mio fratello è infettato da ben due batteri(da parecchio tempo!!!!-tengo a precisare che, dal primo intervento subito da mio fratello, ci è stato sempre detto che l'infezione risultata dai tamponi interessava solo il tessuto , non l'osso!!!??? e invece....-), che la terapia sarà lunga e pesante sia fisicamente che psicologicamente e che tutto ciò non è detto sia totalmente risolutivo.
Ora , cosa devo aspettarmi???Mi consigliate di rivolgermi a qualche centro in particolare?Sono molto preoccupata....
Grazie per l'attenzione

[#5]  
Prof. Alessandro Caruso

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Sig.ra Tiziana, certamente è un'osteomielite della tibia.
Deve curarsi e curarsi bene!!! Occorre fare la vaccinoterapia !! Si rivolga all'Istituto Putti - Codivilla di Cortina D'ampezzo, centro di eccellenza al riguardo!!!!
Cordiali saluti
Alessandro Caruso
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Alessandro Caruso
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[#6]  
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Mi intrometto nella discussione suggerendo alla signora di far riferimento, per questioni di vicinanze, al CTO di Torino al gruppo del prof. Biasibetti, centro di riferimento regionale per le infezioni ossee ed il trattamento con fissatore di tipo Ilizarov.
Colgo inoltre l'occasione per porre i saluti ai colleghi (soprattutto al prof. Caruso)
Dr. M. Milano
drmilano@libero.it - www.lamanoedintorni.altervista.org
NB: il consulto online non può nè deve sostituire la visita reale

[#7]  
Prof. Alessandro Caruso

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Un grazie al collega Milano, che saluto caramente; non sapevo di questo altro Centro autorevole del Nord Italia per le infezioni ossee, come di sicuro ce ne saranno altri!!! Cordiali saluti
Alessandro Caruso
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[#8] dopo  
Utente
grazie mille per la tempestività delle vostre risposte.Mi informerò subito sui due centri da voi suggeriti e fornirò aggiornamenti.
Buona giornata

[#9] dopo  
Utente
Buongiorno.
In attesa di mettermi in contatto con i centri consigliati, volevo sapere se potete darmi un vostro parere sulla terapia intrapresa nell’ospedale dove è al momento ricoverato mio fratello .
Premetto che i due batteri presenti nell’osso sono lo stafilococco e lo pseudomonas (spero di averli scritti correttamente….) – a parere dei medici che lo hanno in cura il più complicato da curare sembrerebbe lo stafilococco- .
La terapia prevista è la seguente: gentamicina (endovena), ciproxim 400 (endovena) rifadin 300(capsula) ,inoltre per rimarginare la ferita gli stanno praticando la V.A.C. therapy. I medici hanno detto che per avere i primi risultati si dovranno aspettare circa dieci giorni e che se questi risultati non saranno quelli sperati, procederanno con la somministrazione della vancomicina.
Secondo voi questa può essere una terapia d’urto adeguata?Consigliereste altro?
Grazie per l’attenzione.

[#10]  
Dr. Michele Milano

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Questo approccio è quanto si fa generalmente nelle infezioni: la terapia è quella giusta. Speriamo bene. Tanti aguri
Dr. M. Milano
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NB: il consulto online non può nè deve sostituire la visita reale

[#11]  
Prof. Alessandro Caruso

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Gentile signora , il trattamento svolto ed le procedure terapeutiche che i Colleghi ortopedici hanno in programmazione sul suo congiunto sono validissime.
Anche l'utilizzo della vancomicina è più che opportuno per tali germi patogeni che sono tra i più frequenti in caso di fratture esposte o notevoli lacerazioni o ferite dei tessuti molli .
In attesa dell'esito del nuovo antibiogramma e di quant'altro.
Avevo frainteso in un tempo maggiore( due anni) quello dell'evento traumatico, mentre noto che sono passati appena due mesi, per cui fortunatamente non si può parlare di osteomielite, ma di infezione dei tessuti molli della gamba lesa.
Sperando veramente che non sia coinvolta la tibia.
Così come non sembra vi sia al momento necessità di parlare di vaccinoterapia o di avere altri superpareri!!!
Cordiali saluti
Alessandro Caruso
Specialista Ortopedico-Traumatologo//Fisiatra
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Alessandro Caruso
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[#12] dopo  
Utente
Grazie ancora per la disponibilità.
P.S. per il Dott. Caruso
L'evento traumatico è avvenuto nell'Aprile 2007,quindi sono passati quasi otto mesi e i medici dell'ospedale mi hanno confermato l'osteomielite.
Buona giornata

[#13]  
Prof. Alessandro Caruso

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Gentile signora, Lei aveva scritto "a causa di questo trauma è stato sottoposto ad intervento chirurgico due giorni dopo l’incidente(avvenuto circa 2 mesi fa), ma il suo primo post era di giugno, mentre io rileggendolo adesso,visto che lei ha riproposto il caso adesso, avevo calcolato l'evento traumatico al presente.
Allora se le cose stanno così il mio ragionamento era valido; a distanza di tanto tempo, è corretto parlare di osteomielite, come d'andronde le hanno detto i colleghi ortopedici curanti. Allora se già è chiara e definita l'osteomielite, è necessario fare la vaccinoterapia in un centro altamente qualificato, come le ha anche suggerito il Collega Dott. Milano Cordiali saluti
Alessandro Caruso
Alessandro Caruso
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[#14] dopo  
Utente
ok ,grazie e buona giornata