Utente 132XXX
Buona sera!Ho 32 anni: il 1° episodio depressivo si presenta improvvisamente a 16 anni (diagnosi di depressione reattiva per spedalizzazione della madre; risolto in un mese con "ricostituenti" che non ricordo); il 2° episodio si manifesta gradualmente con culmine all'età di 24 anni, diagnosi di depressione maggiore ricorrente e terapia con seropram 10 mg durata per circa 3 anni (dosaggio mai mutato nel corso della terapia). Lo psichaitra che mi seguiva all'epoca non ha mai ritenuto necessario mutare il dosaggio nemmeno dopo atti di autolesionismo e comunque, nonostante per lungo tempo non abbia riscontrato miglioramenti importanti (in tre anni l'ho visto 4 volte e non per mia volontà). Contemporaneamente alla terapia farmacologica ho intrapreso un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale che indubbiamente mi ha aiutato a scardinare quei meccanismi distorti che mi uccidevano e che mi ha portato ad un riscoperto benessere.
4 anni fa, in modo lento ed inesorabile, sono stata nuovamente risucchiata in quel vortice che pensavo di poter gestire, arginare, comunque affrontare con strumenti nuovi rispetto al passato. Purtroppo non ne sono stata capace. oggi, dopo un periodo in cui nel mio corpo era rientrato il mio spirito, la mia anima,e credevo di essere finalmente tornata alla vita, di nuovo non sono più io, di nuovo il senso di angoscia, di inutilità,ho perduto la mia volontà; di nuovo fuggo dagli amici, dalla vita, non riesco a pensare a concentrarmi.continuo a sentire quest'angoscia divorante provenire dall'interno, pensando che sia provocata da qualcosa da qualcuno, pur avendo il costante dubbio che tutto dipenda da me che questo sarà il mio destino. provo un senso di vergogna di inadeguatezza, la vita scorre inesorabile ed io la guardo dal finestrino di un treno con le miei crisi di ansia di pianto quotidiane, niente mi allieta veramente. Credevo di farcela, poi con la ricomparsa di pensieri suicidi ho deciso di rivolgermi di nuovo ad uno psichiatra (04/2008) che mi ha prescritto citalopram portato a 30 mg al giorno in 4 mesi e pasaden 1,5 mg al giorno. I Pochi miglioramenti (mentre riscontravo un'aggressività e una cattiveria mai avuta) ma sopratutto una scarsa empatia con lo specialista mi portano a rivolgermi ad un nuovo psichiatra (12/2008).
Finalmente mi sentivo capita, accolta; la diagnosi è stata "disturbo bipolare tipo 2 con ideazione ossessiva"; terapia con CITALOPRAM 20 mg e DEPAKIN CRONO 500 mg al giorno.Improvvisamente il medico è stato trasferito presso altro c.p.s.(02/2009),io molto delusa,sconfortata: fatico a trovare empatia con la nuova psichiatra che sembra trascurare la diagnosi della collega pur dicendo di aver discusso con lei il mio caso; non mi ha prescritto più esami del sangue ed ora vuole sospendere il depakin e diminuire il citalopram, ma io per certi aspetti mi sento peggio di prima.
NON MI TROVO, VORREI CAMBIARE MEDICO, MA, DOMANDO: FINO A CHE punto è giusto continuare a cambiare???

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente

la sua e' una domanda amletica.

Fatto sta che se il progetto e' quello di ridurre i trattamenti piuttosto che aumentarli, fa bene a cambiare.
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[#2]  
Dr. Armando De Vincentiis

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Gentile utente, concordo con il collega nel cambiare dal momento in cui ritiene che le cose non stiano andando per il verso giusto, tuttavia il cambiare ripetutamente medico, solo perchè con questi non si ritiene di essere entrati in una giusta sintonia, può contribuire a cronicizzare il proplema. Ogni medico comincerà dall'inizio e non avrà mai tempo di fare su di lei quella necessaria esperienza per capire come continuare o midificare le prescrizioni terapeutiche.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
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[#3] dopo  
Utente 132XXX

Ringrazio i gentili dottori per le risposte fornitemi.
In effetti credo anch'io che possa essere deleterio e nn salutare il continuo cambiamento.
Tuttavia il dubbio principale riguarda il fatto di aver ricevuto diagnosi differenti, pur avendo riportato ai medici le medesime problematiche e i medesimi fatti; certo, magari non proprio nella stessa forma ma di sicuro con il medesimo contenuto.
Proverò ad ogni modo ad esporre anche alla psichiatra i miei dubbi, solo che proprio in questo mi trovo in difficoltà. Come faccio a dire allo specialista "io non capisco perchè mi voglia modificare la cura per il disturbo bipolare quando l'ho iniziata da pochi mesi e non credo abbia raggiunto dosaggio pieno perchè il depakin è rimasto a 500 mg?". Come è possibile sindacare l'attività dello specialista?? Eppure può, come tutti, commettere degli errori! Ma qual'è, domando, il limite oltre il quale il paziente è bene che nn vada con le sue rimostranze. Temo che mostrando di non fidarmi pienamente si possa incrinare il processo di conoscenza e quindi l'empatia.

Comprendo del resto la natura amletica della questione!

E' pur vero poi, come ha detto il dr. De Vincentiis che cambiare medico per mancanza di giusta sintonia non sia positivo, ma si tratta di colloqui e momenti delicati. Inizialmente la dottoressa ha detto che non poteva proseguire nelle visite fino a quando non avrebbe parlato con la collega che mi aveva in cura prima, ma questo colloquio non è mai avvenuto, ho appunto dovuto riiniziare da capo, e questo mi ha trasmesso trascuratezza, diffidenza.

In conclusione potrei comunque chiedere a voi medici se appunto può essere sufficiente il dosaggio di 500 mg depakin crono assunto per circa 4 mesi?
Sicuramente sono diminuite le crisi di pianto, ma non l'angoscia e l'apatia; d'altra parte con momenti di eccitamento verbale e motorio insopportabili.

Spero di aver esposto in modo chiaro ed organico.
Rinnovo i ringraziamenti.






[#4] dopo  
Utente 132XXX

Scusate l'insistenza, ma avrei proprio bisogno che qualcuno fugasse ulteriormente i dubbi esposti nel messaggio precedente.
In particolare, in che modo mi posso rivolgere alla psichiatra senza dirle che secondo me sta sbagliando?
Grazie