La causa sembrerebbe il pranzo organizzato

gentili dottori,casualmente stasera cercando informazioni mi sono trovata su questo sito e ho pensato di chiedere un vostro parere per una situazione che mi sta logorando. io sono una ragazza di 20 anni e da due anni sono fidanzata con un ragazzo di 22. quando ci siamo conosciuti lui assumeva antidepressivi e nello specifico lo zoloft. questo gli era stato dato dal suo medico di famiglia perchè la fine di una storia con una ragazza gli aveva provocato uno stato di depressione unito a forti dolori alla pancia ai quali sono seguiti attacchi di panico in quanto aveva paura di essere malato, di avere una malattia mortale. ha continuato con questa cura per 9 mesi ed è stato supportato anche da una psicoterapeuta. ha smesso di prendere antidepressivi dopo poco che ci siamo conosciuti (sotto controllo del suo medico) e la psicoterapia sembrava conlusa con successo.
poi lo scorso ottobre (un anno dopo) gli attacchi di panico sono tornati e questa volta la causa sembrerebbe il pranzo organizzato per far conoscere i nostri genitori. così ha nuovamente iniziato la psicoterapia e la cura con lo zolof che è durata per sette mesi. sembrava che tutto fosse risolto e invece adesso è ricominciato tutto. pensa sempre di essere malato gravemente e basta l'impressione di avere una lieve febbre per paralizzarlo.io sinceramente mi sono sempre opposta a queste cure perchè penso che gli antidepressivi non risolvino il problema, mi sembra evidente che dopo la sospensione ci sia sempre stata una ricaduta. adesso il suo medico vuole nuovamente farlo ricominciare con la cura e sostiene che fino ad ora non sia funzionata perchè di breve durata, sostiene che deve fare una cura di circa 2/3 anni e ricominciare con la psicoterapia. il suo medico dice che solo facendo questa cura potrà guarire e dice anche che il suo problema è che non produce abbastanza neurotrasmettitori e perciò deve ricorrere a antidepressivi (come il diabetico fa con l'insulina). scusate per lo sfogo, spero di essere stata abbastanza chiara, vorrei sapere se quello che dice il suo medico è realmente vero. io non credo nè negli antidepressivi nè nella psicoterapia, e soprattutto penso che ormai il mio ragazzo sia entrato in un circolo vizioso dal quale non uscirà mai. per favore aiutatemi, grazie
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Dr. Francesco Saverio Ruggiero Psichiatra, Psicoterapeuta, Psicologo 33,6k 822 50
Gentile utente,

il trattamento specifico deve essere protratto per un periodo sufficiente dalla remissione dei sintomi.
Tale periodo e' stato indentificato con almeno 24 mesi di trattamento protratto.
Cio' per ridurre le ricadute possibili.


Cordiali Saluti
Dr. F.S. Ruggiero

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Dr. Stefano Garbolino Psichiatra, Psicoterapeuta, Sessuologo 2,5k 36 3
Gentile utente,
la complessità del caso non deve essere presupposto per poter affermare che non esistano rimedi. D'altra parte come già espresso dai colleghi esistono procedure standard che vanno ottimizzate per ogni singolo caso.
Cordialmente.

Cordialmente
www.psichiatriasessuologia.com

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Dr. Daniel Bulla Psicologo, Psicoterapeuta 3,6k 207 56
Gentile Utente,
il suo sfogo è comprensibile, così come lo sono i dubbi circa l'efficacia di una terapia quando questa sembra non dare risultati.

Le variabili in gioco, però, in questi casi sono molte, e per poterle dare una risposta concreta dovremmo valutarle attentamente:

1) il suo ragazzo non è stato valutato da uno psichiatra ma il farmaco gli è stato prescritto dal medico di base; dalla ricorrenza delle ricadute si potrebbe pensare, ad esempio, alla presenza di un disturbo dell'umore, per questo sarebbe necessaria una visita psichiatrica, perchè in questo caso (disturbo dell'umore ricorrente con attacchi di panico e ipocondria) la farmacoterapia potrebbe essere diversa o richiedere particolari accorgimenti. Non so se sia il caso del suo fidanzato, ma credo in questo senso sia necessario un inquadramento psichiatrico

2) non si capisce se la psicoterapia è stata interrotta dal terapeuta o dal suo ragazzo

3) come afferma il Dottor Ruggiero, esistono inoltre delle Linee Guida che stabiliscono quanto debba durare una farmacoterapia per ogni caso specifico, e qui sembra non siano state rispettate

4) spesso molte persone adottano una specie di "autoterapia", un po' prendono farmaci, un po' no, se stanno male ne prendono di più, e così via. In questi casi la situazione diviene più problematica, la soluzione si allontana nel tempo, l'umore diviene instabile, e le persone percepiscono la terapia stessa come inutile, perdendo in tal modo la fiducia nel curante

5) quale tipo di psicoterapia sta effettuando il suo ragazzo?

Riassumendo, secondo me il suo ragazzo avrebbe bisogno di una consulenza psichiatrica onde inquadrare il caso e la farmacoterapia. In secondo luogo si tenga presente che nel caso dei disturbi d'ansia è l'associazione tra farmacoterapia e psicoterapia cognitivo-comportamentale che permette di ottenere i migliori risultati

Cordialmente

Daniel Bulla

dbulla@libero.it


Cordialmente

Daniel Bulla

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dopo
Utente
Utente
Gentile dottor Bulla la ringrazio per l'attenzione rivoltami. Sono felice che lei mi abbia scritto che la migliore psicoterapia è quella cognitivo-comportamentale, peccato solo che non ci voglia credere il mio ragazzo. lui resta fedele alla sua psicoterapeuta. e lo stesso vale per lo psichiatra, non lo vuole consultare perchè si fida molto del suo dottore. In realtà quella che non accetta la cosa sono più io, non riesco ad accettare l'idea che questo problema possa essere risolto solo con antidepressivi, è possibile che un ragazzo che ha tutto non possa vivere serenamente senza di quelli? e poi sinceramente lei pensa che ne potrà mai uscire? Lui dice che questa cosa non mi dovrebbe riguardare, ma io ci sto veramente molto male. Mi scusi per lo sfogo e ancora grazie mille.

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