Utente
Salve a tutti,

Vorrei chiedere un consulto riguardo una riduzione graduale di farmaci assunti.
Vi spiego brevemente la situazione: mia sorella (18 anni) è stata ricoverata ad aprile per stato delirante e confusionale (ha cominciato ad avere manie di persecuzione e non riconosceva più nè noi sorelle nè i miei genitori). Dopo un mese di ricovero, le è stata diagnosticata una psicosi schizofreineforme con possibile disturbo psicoaffettivo e le è stata prescritta una terapia composta da 20 mg di zyprexa (da assumere 2 volte al giorno, 10mg al mattino e 10mg la sera) e 3 capsule di litio.
Da quando è tornata a casa le cose sono andate sempre meglio, si è ripresa al 100% (tranne per un po' di insicurezza che le è rimasta), assume regolarmente i medicinali (in ospedale faceva un po' di storie ma ora è molto responsabile a riguardo), è seguita da una psicologa ed ha (anche se con un po' di paura) tanti progetti per il futuro e finalmente è tornata a sorridere.
E' stata seguita da 2 psichiatri (il primo del CIM della mia città) che ci aveva detto che se continuava così avrebbe ridotto la zyprexa che è quella che potrebbe dare più effetti collaterali in futuro, e il litio (forse) avrebbe dovuto prenderlo per un periodo molto più lungo.
Questo dottore si è tuttavia dimesso dal CIM e ha cambiato città, quindi per non lasciare mia sorella scoperta ci siamo rivolti al dottore che l'ha seguita durante il ricovero, per continuare a seguirla.
Anche questo dottore l'ha vista notevolmente migliorata e vorrebbe ridurre i medicinali, ma in questo caso il litio.
So che i dottori ovviamente non hanno una visione univoca, ma perchè hanno scelto 2 strade diverse?
c'è una che è 'oggettivamente' migliore?
Quali potrebbero essere gli effetti collaterali della riduzione del litio? potrebbe ricadere nella psicosi? Questo è stato il primo episodio quindi sia noi che lei siamo impreparati ad affrontare ogni tipo di situazione.

Spero che possiate aiutarmi come in passato, in anticipo vi ringrazio e porgo i più cordiali saluti

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Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

Punto 1: la diagnosi, che dopo un mese magari è indefinibile, la terapia è stata data nell'ipotesi di un disturbo schizoaffettivo infatti, oppure di una psicosi bipolare (non è molto chiaro il percorso diagnostico, perché se era 1 mese di malattia, la diagnosi di schizofreniforme non poteva essere posta, richiede più tempo per essere definita, mentre l'altra richiede tempi ancora più lunghi; se c'era un periodo anche precedente da considerare, allora la diagnosi avrebbe dovuto essere più chiara, senza ipotesi di schizofreniforme).

Punto 2: non è ben chiaro questa riduzione a cosa debba mirare. Il litio è un farmaco che non ha molto senso ridurre, deve stare entro certi valori per funzionare bene. L'altro invece è riducibile, certo che però in queste due diagnosi ipotizzate invece i sintomi che controlla lo zyprexa sono continui, quindi ridurlo non è sempre possibile.

Dr.Matteo Pacini
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[#2] dopo  
Utente
Dottore, grazie per la gentile rispsota.
cerco di risponderle per punti

1) Ad aprile c'è stato il primo episodio mai registrato, mia sorella non aveva mai avuto nessun problema di questo tipo in passato, credo che la diagnosi sia stata influenzata in parte dal fatto che un mio cugino di primo grado soffra di schizofrenia (lui ha avuto diversi episodi che si sono protratti in periodi molto pià lunghi). Tuttavia è questa la diagnosi che ci è stata data.

2) Non saprei sinceramente, ovviamente la cosa da noi auspicabile è che mia sorella non diventi dipendente dai farmaci, soprattutto per lo zyprexa presenta alcuni effetti collaterali (continua sonnolenza, aumento di peso, leggero tremore), visto che comunque non sappiamo se è stato un episodio isolato (cosa che speriamo) o se si inserisce in un discorso più ampio.
Le mie remore a fidarmi al 100% di questo psichiatra (di cui riconosco senz'altro la grande gentilezza e professionalità)sono dovute dal fatto che essendo molto giovane,mi sia sembrato reticente al togliere i farmaci (mi ha detto che ha paura di assumersi questa responsabilità). Ha deciso di ridurre il litio perchè ha ritenuto che i valori siano rientrati nella norma (mia sorella ha effettuato diverse analisi)
Non saprei quindi se è il caso di rivolgermi a un terzo specialista per un parere e per una eventuale assunzione di questa 'resposabiltà' nella riduzione nei farmaci.


Aggiungo che ora mia sorella, dopo quella breve parentesi è rientrata totalmente, esce con gli amici, riesce a parlare di quell'esperienza che ha avuto in ospedale e ha capito che è stata male per quel periodo, quindi ha preso coscienza della cosa.
E' necessario continuare ancora a lungo con i farmaci?

Grazie ancora

[#3]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"ovviamente la cosa da noi auspicabile è che mia sorella non diventi dipendente dai farmaci"

Continuo a non capire esattamente cosa ci sia dietro a quest'idea. Come si fa a diventare dipendente dai farmaci ? Non esiste proprio come concetto. Li si prende se devono svolgere la loro funzione, se c'è una cosa che rende dipendente dai farmaci (nel senso che per star bene li deve prendere) è la malattia, mica il fatto di iniziare a prenderli...

"Ha deciso di ridurre il litio perchè ha ritenuto che i valori siano rientrati nella norma (mia sorella ha effettuato diverse analisi)"

Non ho capito: quali valori sono rientrati nella norma ? Mica quelli del litio per caso ? I valori del litio normali sono "zero". I valori che si riscontrano in chi lo assume sono perché prende il litio, si fanno gli esami per sapere se vanno bene.
Dr.Matteo Pacini
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[#4] dopo  
Utente
I farmaci quidni non creano dipendenza? Sono consapevole di essere ignorante da questo punto di vista ma è quello che ho letto in giro a riguardo (soprattutto per gli antipsicotici tipo la zyprexa). Questo è uno dei motivi per cui non possono essere sospesi improvvisamente ma solo riducendoli gradualmente.

Allora a questo punto quando sarebbe il momento migliore per ridurli? Ci sono dei criteri di valutazione oggettivi?

[#5]  
Dr. Matteo Pacini

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Gentile utente,

"I farmaci quidni non creano dipendenza?"

La necessità di sospenderli gradualmente ha a che vedere con l'adattamento dell'organismo alla loro presenza e quindi poi alla loro assenza, ma questo che c'entra con il concetto di "dipendenza" ?

Si dipende da una cosa quando se ne ha bisogno per star bene. Questa non è una cosa che si "crea" prendendo i medicinali, questa è una cosa che è determinata dalle malattie croniche.
Si dipende in senso patologico da una cosa quando si è portati ad assumerla nonostante i danni.

La questione della riduzione è a mio avviso mal posta: la questione è di sapere intanto qual'è la malattia, come si chiama intendo, la diagnosi; poi quali sono le previsioni con o senza cura (è finita, non è finita ?).

Se è un disturbo schizoaffettivo, mi sembra un non-senso assoluto togliere i medicinali, a che scopo ? Favorire la ripresa dei sintomi ?
Dr.Matteo Pacini
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[#6] dopo  
Utente
Sulla malattia nessuno si è pronunciato in modo chiaro.
Mia sorella ha avuto una psicosi (deliri e manie di persecuzione) per il mese di aprile, è cominciata lentamente poco tempo prima (una settimana) e essendocene accorti subito abbiamo chiesto l'aiuto di specialisti che hanno optato per il ricovero.
Lì diciamo che la psicosi è 'esplosa' (essendo ricoverata forzatamente le manie di persecuzione di mia sorella, prima meno pesanti, erano diventate 'motivate'), dopo una terapia sbagliata e una settimana di febbre (nella quale non le è stato somministrato alcun farmaco antipsicotico) le è stata somministrata questa terapia che ha funzionato e la psicosi è passata.

La diagnosi finale è 'psicosi schizofreiniforme con disturbi dell'umore'. Per i dottori era troppo presto, dopo un singolo episodio, parlare di schizofrenia, ma la storia familiare poteva far pensare a quest'ultima.

La parte di 'disturbi dell'umore' era data dal fatto che mia sorella, durante la psicosi, era tendente alla depressione, in questo il litio l'ha aiutata, ma non ha mai avuto sintomi di disturbi dell'umore in precedenza.
Se fosse effettivamnete necessario continuare a prendere i farmaci ovviamente noi non avremmo nulla in contrario, anzi, vorremmo evitare il più possibile che una situazione del genere si ripeta, solo che non sappiamo quale è il problema e se si è trattato di un caso isolato o meno. (dalla sua esperienza ci possono essere casi isolati? o si inquadrano tutti in malattie specifiche?)
Premetto che il periodo precedente alla psicosi è stato un periodo molto stressante per lei.
Quale può essere la prosecuzione migliore? Continuare con i farmaci? Consultare un altro specialista?
Non sappiamo per ora come muoverci.
Grazie ancora

[#7]  
Dr. Matteo Pacini

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"'psicosi schizofreiniforme con disturbi dell'umore'."

Che rimane non chiara perché detta così sembra voler dire solo psicosi con disturbi dell'umore, secondo una terminologia confusa.
Schizofreniforme non significa "che somiglia alla schizofrenia", e se è quello non sono disturbi dell'umore, che poi è generico, "quali" disturbi dell'umore ?
Non vorrei che anche "schizofreniforme" fosse inteso in questo senso.

Le terapie alla fine possono anche essere simili, la prognosi non proprio, ma comunque non sembra che siate stati informati anche a grandi linee di come proseguire. La cosa è strana, di dovrebbe essere un medico di riferimento, un appuntamento dato dopo qualche tempo dal ricovero etc.
Dr.Matteo Pacini
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