Utente
Salve. Soffro di DOC da quasi un anno adesso, solo ossessioni e niente compulsioni. Il mio disturbo è caratterizzato da diversi "pensieri disturbanti", anche se uno per volta è quello che "prende piede". In genere mi vengono in mente sensazioni fastidiose, come se strisciassi le mie unghie o digrignassi i miei denti fino a fare male, la cosa che mi dà fastidio è la sensazione non visiva nè auditiva ma il dolore o i brividi che si provano. Sembra che la mia mente non riesca a scacciare questi pensieri (immaginate se avete appena strisciato le unghie per sbaglio, i 5 minuti successivi, avrete ancora la scena viva in mente e quasi proverete la sensazione di brivido), solo che a me capita così continuamente, e non ho un attimo di pace. Solo qualche momento mi sembra di sentirmi leggermente meglio (la mia mente non riesce più a rivivere quella sensazione in maniera spontanea, dovrei sforzarmi per farlo, quindi di fatto sento la mente più libera), ma non dura tanto. In altri momenti sembra che il pensiero disturbante del momento non venga a tormentarmi direttamente, ma lo sento come dietro l'angolo, quindi vado quasi a pensarlo di proposito per vedere se mi dà fastidio o meno, come se sperassi che ripensandoci non mi desse più fastidio in modo da poter stare tranquillo, ma così facendo forse rialimento tutto: è come quando c'è qualcosa che ci infastidisce, ci viene di guardare sempre da quella parte, anche solo con la coda dell'occhio, in modo che appena quella cosa va via possiamo tornare a guardare senza problemi a 360°. Nell'ultimo mese è stata un po' un'altalena, ero riuscito a venir quasi fuori da uno di questi pensieri che mi aveva tormentato praticamente da gennaio, ma ne sono venuti altri a sostituirlo, è come se si dessero il cambio, uno viene meno e ne arriva un altro, sempre comunque pensieri della stessa matrice.
Sono uno studente di ingegneria quasi alla fine, devo per forza "usare la testa" per studiare e un domani per lavorare, questo disturbo mi impedisce di farlo, e temo fortemente per il futuro, anche per una famiglia che vorrò crearmi. Inoltre sono un tipo con mille interessi, di mentalità aperta, vorrei spaccare il mondo, ma mi sento prigioniero di me stesso e di questo maledetto DOC che mi tormenta di continuo. Forse inconsciamente è proprio la paura che quei pensieri fastidiosi mi limitino (soprattutto nello studio), oltre che darmi fastidio, alla base di tutto. Difatti in alcuni momenti durante quest'anno di DOC, mi sono "messo in allarme" e ho quasi sentito un peggioramento nel disturbo nei momenti in cui mi era richiesto di studiare per un esame, sentendomi meglio non appena vedevo che riuscivo a studiare, seppur con qualche fatica.
Sono in cura con un neuropsichiatra di lunga esperienza, sono arrivato a prendere due pasticche e mezzo di Sereupin da 20 mg (paroxetina) al giorno, ma dato che i problemi si sono ripresentati nell'ultimo mese in modo massiccio, il medico ha deciso di sostituirlo col Fevarin (fluvoxamina da 100 mg), di cui ho preso mezza pasticca al giorno per circa 3 settimane e una intera da circa tre giorni, ma credo che se continuo così aumenteremo ancora, so benissimo che gli SSRI fanno effetto sul DOC in dosi vicine alla dose massima.
Qualche domanda:
1) Cosa ne pensate della terapia?
2) Sembra che la paura, l'autosuggestione, i dubbi, la demoralizzazione siano tutte delle concause di questo disturbo e non riesco a distinguere l'uno dall'altro. Mi chiedo quando mi sento peggio, se è colpa del disturbo che si fa sentire maggiormente, oppure è colpa della mia preoccupazione. E viceversa quando mi sembra di stare meglio, è il disturbo che effettivamente mi sta tormentando di meno oppure è semplicemente un momento di "buonumore"? Lo chiedo perchè generalmente questi momenti "migliori" mi vengono la sera, quando sono sempre un po' più tranquillo (per carattere, da sempre), invece mi sembra di stare peggio e di essere più tormentato quando devo studiare o impegnare la mente per qualcosa di importante. Mi chiedo come fare dunque a capire se sto meglio oppure no, dato che tutti questi elementi influiscono. Se ad esempio tra qualche giorno mi sento leggermente meglio, potrei pensare che effettivamente sto meglio, ma anche che magari all'inizio ho visto il disturbo come un limite grossissimo e semplicemente dopo qualche giorno sto imparando a rassegnarmi ad esso. Forse dovrei considerare il disturbo come un insieme di tutte queste componenti, vederlo nel senso "largo" del termine, senza scindere tutti questi aspetti? Come per dire, se mi sento meno demoralizzato, siccome la demoralizzazione fa parte del disturbo, evidentemente il disturbo va meglio? Spero di aver posto bene la domanda e spero di ricevere una risposta chiara, può sembrare una sciocchezza ma per me questa cosa è importante
3) Temo sempre che con il mio comportamento io possa vanificare gli effetti della cura. Inoltre non so mai come reagire al disturbo, cioè se sia meglio rassegnarsi ad esso o cercare di ignorarlo oppure di contrastarlo in qualche modo. In altre parole, come posso aiutarmi?
4) Ho parlato al mio dottore della Terapia Cognitivo Comportamentale, lui pur essendo una persona aggiornata e aperta non la pratica e non sembra crederci molto, crede molto più nei farmaci, io invece penso che possa essermi utile, ma non voglio abbandonare i farmaci della cui utilità sono convinto. Il mio dottore dice invece che bisogna scavare dentro di me per capire queste "sensazioni" che per me sono così problematiche da dove traggono origine nel mio inconscio, perchè una volta capito possiamo agire sul disturbo colpendolo alla base... Che ne pensate?

Grazie anticipatamente.

[#1]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

ha ben sintetizzato il suo problema.

Il trattamento farmacologico, certamente importante, non le consente di ottenere un miglioramento efficace.

Provi a rivolgersi nella sua zona ad uno psicoterapeuta cognitivo-comportamentale per valutare l'eleggibilita' al trattamento.
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[#2]  
Dr.ssa Danila Russo

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Gentile utente,
la terapia che sta assumendo è adeguata per il suo disturbo.
Spesso, però, i migliori risultati si ottengono associando al trattamento farmacologico una psicoterapia cognitiva

Dr.ssa Danila Russo

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[#3] dopo  
Utente
Grazie mille ad entrambi per la tempestiva risposta. Scusate la mia ignoranza in materia, ma vorrei chiedere una cosa: la terapia cognitivo comportamentale, di cui sento parlare molto bene e che mi avete consigliato anche in questa sede, è sicura? Voglio dire, c'è per caso qualche probabilità che andando a scavare nel mio problema le cose peggiorino?
Avrei un'ultima domanda che forse farà sorridere, ma a me in questo momento no di certo: riuscirò a vivere una vita normale, senza tormenti e conseguenti depressioni? In genere si riesce ad uscire da quello che per ora mi sembra un tunnel?

Grazie anticipatamente

[#4]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Gentile utente,

il trattamento psicoterapeutico prevede una condizione di eleggibilita' che deve essere valutata dalla persona con la quale potra' teoricamente intraprenderlo.

Le valutazioni in merito ai risultati sono molto buone, ma necessariamente si devono valutare tutte le variabili possibili per considerare la riuscita del trattamento stesso.
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[#5] dopo  
Utente
Grazie ancora per le risposte.
Avrei una domanda da fare riguardo alla terapia cognitivo comportamentale, ma per una migliore lettura da parte delle altre persone che visitano questo sito, ho appena chiesto un nuovo consulto dal titolo "Terapia cognitivo comportamentale", spero di ricevere lì la risposta.
Grazie ancora