Utente 568XXX
Buongiorno,
sono una ragazza di 36 anni e ho iniziato a soffrire di disturbo di panico in adolescenza a periodi alternati. All'età di 27 anni il panico si è ripresentato in maniera molto forte complicato da agorafobia. Mi fu prescritta paroxetina 40 mg e nel giro di breve superai il panico, l'agorafobia e altri evitamenti fobici come, per esempio, guidare la macchina. Diventai forte, indipendente e coraggiosa. A causa di disfunzioni sessuali il dosaggio di paroxetina mi venne portato a 20mg. A questo dosaggio stavo comunque piuttosto bene, anche se ogni tanto si presentava qualche crisi d'ansia. Dopo un paio di anni, convinta di essere guarita, smisi bruscamente la terapia (SBAGLIANDO!) ricadendo nuovamente nel panico e nell'agorafobia. Decisi allora di iniziare nuovamente la terapia con paroxetina a 20mg ma non sortì alcun effetto sull'agorafobia. Dopo 4 anni mi rivolsi ad uno psichiatra che mi cambiò terapia da 20 mg di daparox a 10 mg di entcat senza alcun risultato. Decisi allora, a gennaio 2019, di interrompere (questa volta gradualmente) l'assunzione di farmaci e di iniziare un percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale (che è ancora in corso) ma l'ansia e l'agorafobia peggiorarono molto dopo qualche mese tanto da avere problemi a stare anche a casa sola così a settembre di quest'anno mi sono rivolta ad un altro psichiatra che mi ha prescritto citalopram 30 mg iniziando in maniera graduale. Sono 18 giorni che assumo il dosaggio pieno e sicuramente i livelli di ansia si sono un po' ridotti ma sul fronte agorafobico per ora nessun miglioramento. È troppo presto per valutare se il farmaco farà effetto? Esistono forme d'agorafobia cronicizzate e resistenti ai farmaci e alle psicoterapie? Può la mia condotta sconsiderata nell'interruzione di paroxetina e il lungo periodo di assunzione sottodosata aver cronicizzato la mia agorafobia?
Grazie in anticipo per l'attenzione.

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Dr. Giovanni Portuesi

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E' presto per giudicare l' azione dell ' escitalopram. Indubbiamente i disturbi di ansia come il suo possono avere un andamento cronicizzato. Escludo che il suo uso della paroxetina, comprensibile, possa aver influito sul decorso successivo. Sarei piu tentato dal supporre che le cause psicologiche sottostanti siano ora più sostanziose. In fondo il disturbo e' iniziato in epoca giovanile ed adesso e' una donna adulta.
Dr Giovanni Portuesi

[#2] dopo  
Utente 568XXX

Grazie Dr Portuesi per la gentile e celere risposta.
Continuerò la terapia con citalopram integrata alla pscioterpia nella speranza di poter ottenere i miglioramenti sperati e nel tentativo di scongiurare una cronicizzazione irreversibile della malattia.
Nuovamente grazie per il tempo dedicatomi.