Utente
Buongiorno! In classe (V elementare) è arrivato un bambino proveniente da altra scuola, figlio di tossicodipendenti (orami deceduti). Ha l'ins. di sostegno per un "ritarco cognitivo di grado lieve e pregressa epilessia", ma non è questo il problema. Il bambino si è dimostrato quasi subito molto oppositivo ai comapagni e a tutti gli insegnanti, risponde male, tira i capelli e graffia i compagni, non rispetta le cose degli altri, alza la voce, tira oggetti, urla parolacce. Farlo stare in classe per + di un'ora è diventato impossibile, si calma solo se "assecondiamo" le sue richieste (andare in palestra, in giardino a giocare...). Per ora, dopo che il bambino è andato in crisi 3 vv, sbattendo sedie e libri a terra, scalciando e tirando pugni alle maestre (episodi durati per + di 1 ora, senza che nessuno riuscisse a calmarlo) stiamo cercando di stabilire una relazione affettiva con lui, perché riesca ad avere fiducia in noi, e così per questo periodo lo stiamo "assecondando". Ma pian piano stiamo inserendo delle piccole regole di comportamento (non si esce dalla classe senza il permesso, si mangia la merenda a ricreazione, non si sputa...)... i risultati sono deludenti! Non ci ascolta! Abbiamo chiesto un appuntamento con i servizi dell'ASL che lo tengono in cura, ma nel frattempo vorremmo avere qualche "strategia" di intervento! Cosa fare quando il bambino picchia i compagni? Noi lo rimproveriamo e lo invitiamo a chiedere scusa, facendolo riflettere su quello che ha fatto, ma lui urla, scappa e grida parolacce. Poi non vuole rientrare in classe dopo la ricreazione o preparare lo zaino per andar via. Insomma, è sempre un braccio di ferro tra noi e lui... Anche gli altri genitori si stanno lamentando... Grazie per i consigli, che saranno sicuramente utilissimi!

[#1]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

Referente scientifico Referente Scientifico
40% attività
16% attualità
16% socialità
BRESCIA (BS)
CREMA (CR)

Rank MI+ 72
Iscritto dal 2006
Gentile signora

la gestione di casi come questo è sempre molto difficile, sopratutto per un' insegnante (da come racconta la storia potrebbe esserlo!) che agisce in modo solitario.

Il bambino in questione è certamente portatore di un grave disagio, anche se non possiamo dire di che tipo.

La cosa che sicuramente va fatta è la segnalazione ai servizi territoriali ed alla ASL. Detto ciò, se già non esiste una presa in carico da parte dei servizi sociali allora è necessario muoversi in questo senso perchè questo bambino ha bisogno, certamente del vostro amore ed interessamento, ma di un intervento a 360°.

Detto ciò per noi risulta difficile dirle COME poter fare concretamente dal momento che indicazioni del genere non possono in alcun modo prescindere dalla conoscenza diretta del caso, tuttavia mi sento di non commettere un illecito se mi permetto di sottolineare che i rimproveri e le punizioni (in un caso come questo, in cui probabilmente la punizione e la sottolineatura delle sue inadeguatezze sono il suo pane quotidiano) rischiano di avere un effetto contrario dal momento che riproducono in qualche maniera le relazioni castranti che vive all'esterno.
In quest'ottica probabilmente potrebbe essere utile riuscire a creare delle situazioni ad hoc in cui il bambino venga messo nelle condizioni per poter essere premiato e vestire, per una volta, i panni di chi è bravo e viene premiato!

Chiaramente queste sono delle indicazioni di massima e certamente insufficienti per modificare la situazione a vero vantaggio del bambino.

Cordiali saluti



Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense

[#2]  
Dr. Armando De Vincentiis

Referente scientifico Referente Scientifico
56% attività
20% attualità
20% socialità
MARTINA FRANCA (TA)
TARANTO (TA)

Rank MI+ 96
Iscritto dal 2009
Gentile utente, ogni "consiglio" intervento andrebbe adattato sulla base di una buona conoscenza del piccolo. Non esistono strategie standard. La cosa migliore è quella di chiedere la consuleza psicologica di una equipe (psicologo infantile e neuropsichiatra infantile).
Ma, essendovi rivolti alla Asl che lo ha in cura, sembra siate sulla strada giusta.
Nel frattempo, solo a scopo esemplificativo e per una migliore conoscenza su questioni problematiche nei contesti educativi le consiglierei una lettura.
L'intervento nei contesti educativi di Fiorenza- Nardone, Giuffrè editore.
saluti
Dr. Armando De Vincentiis
Psicologo-Psicoterapeuta
www.psicoterapiataranto.it
https://www.facebook.com/groups/316311005059257/?ref=bookmarks

[#3] dopo  
Utente
Grazie alla dott.ssa Sussarellu e all dott. De Vincentiis per le risposte.
I servizi dell'Asl lo hanno già in cura e abbiamo chiesto un immediato consulto sia con la psicologa che col neuropsichiatra. Mi chiedevo: "Il passato di eroinomane della madre (anche quando era incinta) può aver causato qualche danno biologico/neurologico sul bambino? E potrebbe, se così fosse, essere utile anche una terapia farmacologica?" Questo dubbio mi assale perché le varie "strategie" di intervento finora non hanno dato nessun risultato positivo....
Grazie ancora!

[#4]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

Referente scientifico Referente Scientifico
40% attività
16% attualità
16% socialità
BRESCIA (BS)
CREMA (CR)

Rank MI+ 72
Iscritto dal 2006
Credo che a queste domende possano rispondere in modo più preciso i medici della NPI che, probabilmente,avranno già considerato questo particolare nell'ambito dell'intervento pianificato.
Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense