Utente
Salve a tutti,
nel ringraziarvi anticipatamente per l'attenzione rivoltami passo ad esporvi il mio problema:

Sono un ragazzo di 20 anni, un pò timido di carattere, alcune volte chiuso, ansioso. Diciamo che non sono quello che fa molto baccano in un gruppo...ho sempre preferito ascoltare. Non nascondo però che qualche volta faccio un pò di "rumore" pure io, ma devo sentirmi a mio agio nella mia cerchia di amici...già un estraneo potrebbe farmi rientrare nel guscio.
Il mio problema è quello di non riuscire ad essere veramente me stesso, a volte mi sento osservato, inadeguato, non riesco a vivere a pieno la vita. Ho un'autostima abbastanza bassa. Spesso ho bisogno di essere spronato...
Esco con i miei amici normalmente di giorno, andiamo a giocare a pallavolo, andiamo a mare...ma quando mi parlano di uscire di sera mi tiro sempre indietro. Diciamo che le motivazioni che riesco a darmi sono due:
1) Io soffro di colon irritabile [dovuto secondo me al mio carattere ansioso, non vi descrivo come mi sento quando si avvicina il momento di sostenere un esame all'università!(e questo è già un'altro dei miei problemi)] e quindi non mi sento libero di andare a mangiare fuori perchè puntualmente mi sento male e mi devono riportare a casa.
2) A volte ho paura di fare spiacevoli incontri fuori...non so neanche come descrivere questa situazione...mi rendo conto di sentirmi sicuro a casa...ho anche fatto il tentativo di andare a vivere lontano casa per frequentare l'università ma è fallito e infatti viaggio per sostenere gli esami. Sono nel mio guscio e per quanto ne abbia parlato più e più volte con un mio fraterno amico non sono riuscito a superare certi ostacoli mentali...anche se ne sono pienamente consapevole.
Quelle poche volte che sono uscito però riconosco di essermi divertito e di non aver trovato niente di male...ma ricado sempre nel mio "semi-isolamento".

Riconosco di essere circondato da amici che mi vogliono, chi più chi meno, bene e di avere due genitori molto attenti alle mie esigenze.
Sicuramente la mia infanzia non è stata delle più rosee, tra la turbolenta morte dei miei due nonni paterni e l'improvvisa e repentina morte di mio nonno materno quando avevo 10anni...per non parlare delle peripezie fatte con la mia nonna malata...Diciamo che tutte queste cose mi hanno reso magari più serio degli altri ragazzi e mi hanno fatto perdere una parte della spensieratezza adolescenziale. Dico tutto ciò non per piangermi addosso [lo riterrei inopportuno] ma per rendere più chiaro possibile il mio quadro, per così dire, "clinico".

Ritenete che possa affrontare questi problemi di ansia,insicurezza,ecc?
Da una parte sono molto restio e impaurito ad andare da uno psichiatra ma dall'altra lo vorrei.
Comunque non sono per niente informato sugli specialisti presenti nella mia zona.

Grazie mille per il tempo speso a leggere questa mia divagante richiesta di consulto.

In attesa di un vostro intervento e consiglio Vi porgo i miei più

Distinti Saluti


Alessandro

[#1]  
Dr.ssa Chiara Cimbro

24% attività
4% attualità
8% socialità
MILANO (MI)

Rank MI+ 36
Iscritto dal 2006
Gentile utente,
in un caso come il suo potrebbe esserle utile agire su due fronti.
Da un lato farsi prewcrivere delle analisi e una visita specialistica per la problematica inerente il colon irritabile (per avere un inquadramento diagnostico certo e una terapia adeguata).
Dall'altro avere un colloquio conoscitivo con uno specialista psichiatra/psicoterapeuta che potrà valiutare meglio il suo caso di presunta fobia sociale.
E' altresì possibile insegnarle delle tecniche piuttosto semplici di gestione e controllo dell'ansia che le saranno d'aiuto anche in un contesto di gruppo.

Cordialmente,
Dr. Chiara Cimbro.
Dott.ssa Chiara Cimbro
Psicologa Psicoterapeuta

[#2]  
Attivo dal 2006 al 2008
gentile amico, mi associo al parere espresso dalla dottoressa Cimbro, nel commento che precede questo mio.
la invito anche a leggere i due brevi articoli da me scritti, di cui le fornisco i link, nei quali potrà trovare qualche notizia utile al suo caso (gli articoli sono divulgativi, e non sostituiscono la necessità di una visita e di una consulenza specialistica per il tramite del suo medico curante).

http://psicoterapiasiena.blogspot.com/2007/07/la-fobia-sociale.html

http://psicoterapiasiena.blogspot.com/2007/07/timidezza-e-fobia-sociale-fs.html

le invio i migliori auguri.

[#3]  
Dr.ssa Giuliana Apreda

20% attività
0% attualità
8% socialità
CASTELLAMMARE DI STABIA (NA)
SORRENTO (NA)

Rank MI+ 28
Iscritto dal 2007
Gentile utente
concordo pienamente sulle indicazioni della dr.ssa Cimbro
Si rivolga con fiducia al suo medico di base che di sicuro le saprà indicare uno psicoterapeuta che lavora nella sua zona.
I lutti vissuti durante la sua infanzia meritano di sicuro un approfondimento così come la situazione che lei descrive di "semi-isolamento",

Con i migliori auguri

dr.ssa Giuliana Apreda
d..sa Giuliana Apreda
psicolo psicoterapeuta

[#4]  
Dr. Stefano Garbolino

Referente scientifico Referente Scientifico
36% attività
16% attualità
20% socialità
TORINO (TO)

Rank MI+ 72
Iscritto dal 2007
Gentile utente,
una consulenza presso un Medico specializzato in psicologia/psichiatria è quanto meno auspicabile.
Cordialmente
Cordialmente
www.psichiatriasessuologia.com

[#5]  
Dr. Antonio Vita

Referente scientifico Referente Scientifico
48% attività
0% attualità
20% socialità
RECANATI (MC)

Rank MI+ 68
Iscritto dal 2007
Gentile Amico,
Anche io sono dell'avviso che occorra prima di tutto spazzare via ogni eventuale patologia di carattere organico, dovuta a cause che soltanto uno specialista, e dopo probabili esami ad hoc, potrebbe diagnosticare.
Fatto ciò, si pongono due strade. La prima è quella che le visite mediche specialistiche abbiano evidenziato una patologia organica per la quale è bene intervenire sul piano strettamente medico con opportune cure farmacologiche ed altro. Non escludo tuttavia che una psicoterapia d'appoggio sia da inserire nell'ambito della cura medesima.
La seconda via che è quella che visite specialistiche diano un referto completamente negativo, nel senso che o non si trovano patologie strutturali in atto, o si trovano patologie funzionali non ascrivibili tuttavia a lesioni o altro. In tal caso la problematica risulterebbe tutta di carattere psichico e come tale la terapia va affidata a Te e ad uno psicoterapeuta. Cioè dovresti farti vedere da una paio di colleghi psicologi/ghe presenti sul tuo territorio e intraprendere, dopo aver scelto quello psicoterapeuta (uomo o donna) che ritieni sia più attento alle tue problematiche, un percorso terapeutico che non sarà brevissimo. Suggerirei a questo punto una terapia a carattere analitico anche perché tu stesso parli in parte della tua infanzia e della tua prima adoloescenza, ed anche per il fatto che già ti sono note sia "ansia che insicurezza", due dolenti note ben chiare e conosciute dagli psicoterapeuti.
Comunque è un problema che devi affrontare perché ne va di mezzo la tua espansione sociale, i tuoi contatti con i tuoi coetanei, l'amore, e lo studio. Il non poterti poi spostare da casa ti preclude eventuali contatti, inserimenti, conoscenze e quamt'altro.
Auguri vivissimi.
Dott. Antonio Vita
Psicologo - psicoterapeuta
Recanati
Dott. Antonio Vita
62019 - Recanati (Mc)
antonio.vita@psicovita.it
sito web: www.psicovita.it

[#6] dopo  
Utente
Innanzitutto mi scuso per il ritardo con cui rispondo e vi ringrazio di cuore per le risposte che mi avete dato.
Non vi nascondo che sono con due cuori...da una parte vorrei tanto mettermi sotto le "ali" di uno psicologo e farmi aiutare...dall'altra ho tipo un pò di paura...anche a parlarne con i miei genitori...non so perchè...penso che risolvendo questi problemi potrei vivere una vita più tranquilla e magari maggiormente simile a quella dei miei coetanei...ma nello stesso tempo penso a tutto ciò un pò utopicamente...come qualcosa che non potrò ottenere o raggiungere...