Utente cancellato
Descrivo brevemente la mia situazione emotiva che è secondo me la causa dei miei disturbi, che forse sono una somatizzazione. Vivo da un po' di tempo con una situazione di insoddisfazione dovuta a scarsa realizzazione professionale e affettiva. Nonostante i miei sforzi e i riconoscimenti stento ancora a vedere sviluppi concreti sul fonte professionale che mi garantiscano un minimo di serenità e stabilità per costruirmi finalmente una vita autonoma. Inutile dire che le mie energie sono tutte concentrate sul lavoro, o meglio sulla ricerca di un lavoro, ben consapevole di aver scelto un percorso faticoso, impegnativo, pieno di insiedie e in cui le opportunità di sbocchi professionali sono poche. Eppure sto cercando di realizzare la mia passione e di valorizzare le mie capacità.

Gli ultimi mesi sono stati molto intensi e stressanti. Mi sono sottoposto a carichi di lavoro notevoli cercando di dare una svolta alla mia vita professionale e sperando di sistemare il tutto nell'attesa di un periodo più tranquillo in cui recuperare tempi e spazi per me e per costruirmi una vita affettiva.

Negli ultimi tempi avverto una specie di tensione al cuore che si irradia in direzione del braccio sinistro. Ciò che mi preoccupare però sono i frequenti batticuore e, per la prima volta oggi, una sorta di crampo non violento in corrispondenza del cuore, dopo aver appreso una notizia che ha ulteriormente complicato il mio lavoro.

So che mi dovrei rilassare, forse staccare un poco, ma ora come ora non posso proprio permettermelo, perchè ogni giorno che perdo può significare perdere qualche occasione per raggiungere la tanto desiderata stabilità. il problema è che non so fino a quando posso convivere con questa situazione faticosa ma soprattutto molto stressante dal punto di vista emotivo. Vorrei sentirmi più tranquillo, più libero, meno dipendente dalle circostance e soprattutto vorrei avere una dimensione di vita tutta mia, in cui non mi senta ostaggio di qualcosa o qualcuno che mi impedisce di essere felice e realizzato. La realtà però è al momento ben più amare e soprattutto la mancanza di qualsiasi garanzia incide in maniere non indifferente sul mio umore e sulla mia salute.

Devo preoccuparmi per questi sintomi che sto avvertendo a livello del cuore? Aggiungo che la mia pressione è sui 130/70, anche se quando me la misurano in infermeria è sui 150-140/70... sono emotivo e ansioso e credo di risentire della visione del camice bianco, soprattutto se chi mi misura la pressione mi chiede "che lavoro fai?". Ed ecco che la fonte del mio malessere sballa tutti i valori. Mi devo preoccupare seriamente per questa situazione o posso andare avanti senza logorarmi troppo?

Mi scuso se mi sono dilungato e ringrazio chi avrà la pazienza di leggere il mio consulto e di rispondermi.

[#1]  
Dr.ssa Paola Scalco

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<<Devo preoccuparmi per questi sintomi che sto avvertendo a livello del cuore?>>

Gentile Utente,
a questo specifico quesito dovrebbe rispondere un cardiologo dopo averla visitata di persona.
Il primo passo da fare è certamente quello di escludere problematiche di tipo organico.


<<Mi devo preoccupare seriamente per questa situazione o posso andare avanti senza logorarmi troppo?>>
Sembra che la risposta se la sia già fornita da solo, continuando da tempo a preoccuparsi e logorarsi.
Già in precedenza le sono stati suggeriti precisi consigli su come poter affrontare la situazione, che di certo non può sperare di risolvere qui.
Oggettivamente la realtà, attualmente, non è molto rosea per nessuno, ma il modo che ciascuno ha di viverla fa la differenza.


Cordialmente,


Dr.ssa Paola Scalco, Psicologa
specialista in Psicoterapia Cognitiva e perfezionata in Sessuologia Clinica
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[#2] dopo  
274362

dal 2013
Grazie dott.ssa Scalco. Io so che il mio è un problema innanzitutto psicologico e andrebbe affrontato con pazienza soprattutto da questo punto di vista. Però forse sto facendo l'errore di distinguere la salute fisica da quella psicologica e di preoccuparmi nell'imminente di eventuali problemi a livello fisico rimandando la cura della psiche ad un momento per me più tranquillo.

Sì, perchè la sensazione che ho ora è quella di affogare, cioè la mia paura principale è che qualsiasi interruzione dei miei sforzi professionali possa portarmi a soccombere condannandomi ad una vita che non è la vita che vorrei e che riesco a tollerare solo come qualcosa di provvisorio. Quindi, quando riesco a sentirmi motivato e carico (perchè ci sono anche mesi in cui mi abbandono a me stesso pensando che tutto sia impossibie) mi butto con tutte le energie sul lavoro e mi carico di un'ansia tremenda.

A questo poi si sommano le paure di sbagliare e di avere fatto sbagli in passato che potrebbero crearmi altri problemi. Quindi sono preda di un perfezionismo maniacale (di mio sono già molto perfezionista) e rallento ulteriormente i tempi. Mi sembra di fare una lunga maratona di cui mi sfugge ancora il traguardo.

E se nel frattempo posso contare sul sostegno della mia famiglia (in passato mi sono trovato per lunghi periodi a vivere da solo lontano dai miei) mi addolora pensare che questa non è la vita che vorrei, che ho messo per il momento nel cassetto i miei sogni e le mie ambizioni e che prima o poi vorrei riaprire quel cassetto per sentirmi appagato e realizzato...

Per il momento però vedo solo un lento logorarmi fisicamente: una tensione al cuore che si irradia al braccio sinistro, qualche crampetto al cuore, piccole zone di alopecia da stress, la pressione (la massima) che aumenta superando a volte i valori limite, i capelli bianchi che spuntano, piccole erpes, chili che aumentano inesorabilmente... ho quasi la sensazione di autodistruggermi e forse questo lo posso tollerare fino a un certo punto, ma dove è questo punto?

Una consulenza psicologica potrebbe aiutarmi molto, ma come trovare subito un bravo psicologo? non è facile e soprattutto è una ricerca che porta via tempo (come ho sperimentato in passato), ma io, come ho detto, al momento non posso permettermi di disperdere il mio tempo in altre cose che non siano il mio lavoro, perchè perdere oggi un'opportunità significherebbe perderla per sempre...

Per questo l'unica cosa che nell'immediato posso fare è cercare di tamponare almeno i sintomi fisici.

[#3]  
Dr. Fernando Bellizzi

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Gentile Utente,

in effetti è difficile trovare il *bravo* psicologo, anche se questa ricerca difficile potrebbe essere la manifestazione di quel perfezionismo a cui accenna.

Lei dice che perdere un'opportunità significa perderla per sempre, ma questo non vuol dire che non ci possano essere altre opportunità.

Tanto tempo fa (anno 2000 circa quando l'email era il must del momento dato che in pochi l'avevano) mi imbattei in una simpatica storiella (che riprende un tema frequente nella storia dell'uomo), oggi magari un pò datata.
C'era un ragazzo che cercava lavoro e venne a sapere che alla Microsoft cercava un ragazzo delle pulizie. Andando nella sede con il curriculum scritto a mano alla reception gli dissero che doveva mandarlo via e-mail. Il ragazzo disse che non aveva una email e non aveva neanche il computer, e che comunque faceva domanda per fare le pulizie, non il programmatore. La ragazza della reception fu inamovibile e confermò che quella era la prassi e che non si poteva fare diversamente.
Il ragazzo rassegnato abbandonò l'idea di poter accedere a quel lavoro. Siccome aveva bisogno di soldi, si mise a vendere frutta fresca. Gli affari andavano bene e piano piano i suoi affari crebbero. Comprò un furgone, poi un negozio, poi un altro negozio.
Un giorno fu intervistato da una televisione locale e fu invitato a raccontare la sua storia. Il suo commento fu "Se avessi avuto una casella email, oggi sarei solo un addetto alle pulizie alla Microsoft; fortunamente non avevo una casella e-mail all'epoca!"

Adesso una domanda un pò provocatoria.
Ha mai riflettuto in che modo il problema psicologico influenza, non solo il fisico, ma anche il mondo lavorativo?
Dr. Fernando Bellizzi
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[#4] dopo  
274362

dal 2013
Gentile dottore Bellizzi, la "storiella" che ha descritto è davvero molto simpatica e fa capire quanto la vita sia imprevedibile, misteriosa e ricca nelle sue pieghe di opportunità inattese. Chi ci dice ad esempio che il ragazzo invece se avesse mandato quella email, oggi sarebbe magari diventato capo di una grande impresa di pulizia? oppure che inviando una mail avrebbe scoperto il fascino di internet e si fosse buttato nel web-marketing con notevoli profitti? o ancora se fosse semplicemente un addetto alle pulizie, ma soddisfatto del suo stipendio, con una bella famiglia e tanta serenità? difficile prevedere in ogni caso quale sia la scelta che in futuro sarà la migliore. e forse è proprio questa la lezione da trarre da questa storiella. in fondo io cerco di fare ciò che mi piace, investendo sulle mie qualità e cercando di fare quello che credo di sapere fare meglio, senza escludere ovviamente altre possibilità... in questo percorso però mi sento molto solo, direi "abbandonato".... basta e basterebbe davvero poco per farmi stare meglio e darmi quella carica di cui ho sempre bisogno per andare avanti: un ottimo rapporto terapeutico ad esempio sarebbe la soluzione ideale. ma a trovarlo e a costruirlo soprattutto... mi sembra quasi di sentirmi strozzato e le mie forze crollano del tutto quando a volte mi sembra che tutte le strade siano chiuse e che non ci siano possibilità per essere felici.

E per rispondere alla sua domanda finale, sì, il problema psicologico non solo sta minando il mio fisico ma mi indebolisce anche a livello professionale. Ho spesso la sensazione di non essere all'altezza della situazione, ho paura di non essere in grado di dare le prestazioni che potrebbero essermi richieste e tutto questo mi ha portato a volte a non presentare il CV per alcuni lavori per cui mi sentivo impreparato, pur non essendolo effettivamente o pur avendo semplicemente qualche lacuna colmabile con qualche corso di aggiornamento o specializzazione. Tutto ciò mi sembra un labirinto, ma dov'è l'uscita?

[#5]  
Dr. Fernando Bellizzi

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Gentile Utente,
è proprio questo il senso della storia: chi può dire cosa succederà?

Alla Sua ultima domanda posso suggerirLe di tentare un approccio ipnotico (dato che è un approccio che conosco e pratico). Potrebbe verificare se in quella località ci sono colleghi che praticano l'ipnosi (medici o psicologi, mi raccomando!). Più in generale potrebbe orientarsi verso un approccio di "terapia breve" o di tipo "caoching".

Daltronde tentare è meglio che non tentare.

In questi giorni in radio si sente spesso la canzone "Try" di P!nk.
Il ritornello dice "Ti devi rialzare, e provare!"

A me piace ascoltarla quando mi sento giu.
Lei ha una canzone che la tira su, che la motiva?
Dr. Fernando Bellizzi
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