Utente
Ormai raggiunti i 20 anni d’età convivo con un profondo senso di ribrezzo per i miei anni passati da “eremita” e sfiducia nonché lassismo verso il futuro, non sapendo come risolvere almeno uno(oggetto della discussione) dei miei problemi più grandi: la totale assenza di amici e/o conoscenti.
Sin dai tempi delle elementari, a detta dei maestri delle elementari, manifestai una forma di estraniazione dal convivere in una società ivi parte integrante(asocialità).
Ergo ho “vissuto” buona parte della mia vita (errata corrige: tutta) senza amici riversando i miei obiettivi soltanto su studio e uso del supporto informatico:internet(chat, giochi online etc.) ed in estrema istanza assorto qualche barlume di hobbies presto o tardi spentisi quasi tutti. La situazione andò acuendosi con la mia parziale estraniazione dalla realtà dopo la separazione dei miei genitori(cfr.17yrs) e con il conseguimento delle maturità scientifica. Inoltre il mio primo anno universitario è passato con davvero scarsi risultati causando notevole sfiducia in me stesso e nel “sistema”. (l’istruzione era l’unico mio punto di forza)
Ad ogni modo anche essendo una persona piuttosto timida.. dopo un primo approccio riesco con estrema tranquillità a discorrere con i miei coetanei… ma non saprei proprio da dove partire per rifarsi una vita sociale (da zero) a 20 anni (insomma gli “amici” e/o “conoscenti” non è che si fermano per strada; da escludersi qualsiasi attività di comunità, non avendo il necessario tempo da dedicarvi, nonché l’ambito accademico: ognuno sembra vivere la propria vita)…Come uscirne?

Grazie anticipatamente per le eventuali risposte in merito…

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Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile ragazzo
Le confesso che mi fa un certo effetto sentire usare l'espressione "rifarsi da zero una vita sociale" da una persona di vent'anni. Ci si rifà una vita quando si è già avuta una vita, e si è visto che qualcosa non andava. E quindi si ricomincia.

Ma nel suo caso, mi corregga se sbaglio, non c'è ancora una vita da rifare: solo una vita da fare. E ciò in conseguenza del fatto che sin dalla più tenera età lei ha avuto difficoltà a legare con le altre persone.

"Che fare?", lei chiede. "Come uscirne?"

Intanto, proprio "uscendo" letteralmente dal suo guscio.

Il desiderio più intimo di ciascuno di noi è che siano solo gli altri a venirci a cercare, ma devo avvisarla che purtroppo spesso questo non succede: è necessario compiere il primo passo. Se continua a isolarsi, magari cullando l'illusione più o meno vaga di essere in qualche modo speciale rispetto agli altri - ma mi corregga se sbaglio - potrebbe continuare a ricevere altre cocenti delusioni.

E nel suo caso, più che di "supporto informatico" si dovrebbe parlare propriamente di "stampella informatica". Lei sta cercando di costruirsi un surrogato di quella vita relazionale che ancora le manca, ma dovrebbe riflettere se ne vale davvero la pena.

Un aiuto psicologico potrebbe tornarle utile, per esempio recandosi da solo anche presso la sua ASL di residenza e chiedendo un primo colloquio, con costi molto bassi. Non è necessario che ne parli con altre persone.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
Specialista in psicoterapia breve strategica
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[#2] dopo  
Utente
Caro Dr. Santonocito innanzitutto grazie per il suo tempo dedicato all'essere qui in oggetto. Per quanto riguarda l'uso improprio del lemma "rifarsi".. probabilmente ha ragione... forse è stato solo il mio subconscio a ricordarmi due o tre momenti della mia vita in cui quest'ultima rasentava un minimo di "normalità"(sappiamo benissimo che quello della normalità è un concetto estremamente soggettivo, pertanto qui s'intende una condizione di socialità superiore agli standard). Sino ai 16 anni, la mancanza di amici o semplicemente di qualche conoscente per "un'uscita all'insegna dell'amicizia e del divertimento" non mi è mancata perché colmata dai miei genitori con i quali solevano delle uscite oltre che le consuete vacanze estive e invernali. Ovviamente ora a 20 anni, a prescindere dal fatto che i miei si siano separati, una tale attività mi sembra un po' anacronistica o addirittura scomoda. Per quanto riguarda il sentirsi speciale rispetto all'altro la devo parzialmente contraddire: sino a 15-16 anni il senso "d'onnipotenza" e di "saccenza" m'appartenevano ma la cosa poi è andata via via scemando fino ad adesso nel qual caso potrei addirittura trovarmi di fronte al processo inverso ovvero un profondo senso di sfiducia in me stesso più che negli altri( consueta domanda retorica: C'è qualcosa di sbagliato in me o negli altri?..). Uscire dal mio guscio.. si.. ma le ripeto che non è affatto semplice trovare anche soli meri "conoscenti" a 20 anni quando la maggioranza delle "comitive" sono già formate se non vogliamo esagerare almeno dai tempi "delle superiori".. Suona tutto un po' "già sentito", stereotipato.. lo so.. ma la verità è che non so proprio da dove partire.. con le parole, ahimè, è tutto semplice.. uscire dal mio guscio.. si ci ero già arrivato.. ma come?.. lei dice cercando di "abbassare la cresta".. sarei pronto a farlo.. ma ormai non mi rimane nessuno con cui sperimentare un reale rapporto sociale. Ho fatto ricorso alla "stampella informatica" dall'età di 13 anni ma sono conscio che questo non mi basta.. il profondo senso di solitudine m'attanaglia e le sudate carte non bastano più a lenirlo. Ovviamente nessuno ha "la bacchetta magica" e per questo credo che un aiuto psicologico, nonostante le "linee guida" del sito vi invitino a consigliarlo, non possa aiutare ad attenuare figurarsi a risolvere il problema(e probabilmente neanche questo sito..). Purtroppo i conoscenti(gli amici in potenza) non si fermano in mezzo alla strada.. e l'unica soluzione sarebbe qualche attività di comunità.. ma non mi sento ancora pronto ad affrontare un passo del genere(oltre al tempo che scarseggia)... Vorrei ci fosse un'alternativa, ma ,ora come ora, solo nebbia al sole!

Grazie di tutto e buona giornata...

[#3]  
Dr. Giuseppe Santonocito

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Gentile utente
Mi permetta una domanda per chiederle quale delle due seguenti alternative sarebbe preferibile.

Dal momento che a lei manca una vita sociale, secondo lei sarebbe meglio continuare a cercarla in modo illusorio e virtuale qui su internet, partecipandovi in vari modi, magari sfogandosi un po' su un sito come questo, con qualche psicologo virtuale che nemmeno si sa com'è fatto e che odore ha, oppure non sarebbe meglio cercare una vita reale nel mondo reale, con persone come lei, che forse hanno pure, come lei, qualche difficoltà ad aprirsi e che vorrebbero che qualcun altro facesse il primo passo, magari facendosi aiutare da uno psicologo in carne ed ossa, ed imparando semplici tecniche che renderebbero oltretutto questo processo anche divertente?

Tenga presente che nei confronti delle altre persone che come lei hanno difficoltà ad approcciare, il suo è un atteggiamento di egoismo estremo. Perché non sta dando loro ciò di cui anche loro hanno disperatamente bisogno. Oppure forse pensa di essere il solo ad avere questo problema, pensa ancora di essere speciale, anche se in negativo.

Lei dice che: "il tempo scarseggia".

E, mi dica, quali altre cogenti e irrinunciabili attività che lei starebbe conducendo ora, sarebbero così superiormente importanti rispetto all'idea di avere una vita appena più gradevole di quella dell'eremita digitale che sta facendo adesso?

Devo inoltre metterla in guardia rispetto a un'ultima cosa.

Quando ci si comincia a chiedere: "C'è qualcosa di sbagliato in me o negli altri?", questo potrebbe significare che siamo ai prodromi di uno stato depressivo. Un'ulteriore indicazione di ciò starebbe nella sua conferma che effettivamente, come avevo intuito, lei una volta si sentiva molto speciale, ma poi anche questa certezza le è caduta. Ha rinunciato ad averla. E la rinuncia è uno dei segni della depressione.

Perciò, non voglio allarmarla ma ho il dovere di dirle che se continua ad andare avanti così le cose potrebbero peggiorare ulteriormente, e passare da crisi esistenziale individuale a patologia preoccupante ma comune.

Cordiali saluti
Dr. Giuseppe Santonocito - Psicologo Psicoterapeuta
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