Utente
Il mio 2genito mi rifiuta da 2 anni, in modo crescente.
Io e io marito lavoriamo a tempo pieno, di norma io arrivo prima.
Ripresi il lavoro quando il bimbo aveva 10 mesi, all'asilo è sempre andato felice. L'ho allattato fino a 19 mesi.
Fino a giugno lo portavo all'asilo e lo andava a prendere la nonna, con cui sta fino al mio rientro. Per sua richiesta, ora lo porta mio marito. Il papà lo porta anche a nuoto.
Mio marito è il mio capo al lavoro e si comporta come tale anche in casa. A parte occuparsi del bambino (che ama moltissimo) e a volte cucinare, lascia a me tutte le altre incombenze (pulizie, acquisti, riordino, organizzazione, pratiche burocratiche, visite mediche, ecc).
Io sono stressata, spesso nervosa. Purtroppo mio marito è invece aggressivo per indole. Di questo sono dispiaciuta, il 1genito è diventato un ragazzino nervoso e riconosco di esserne la causa.
Il secondogenito fin da piccolo ha ritardo nel linguaggio e nelle tappe evolutive. Dapprima il pediatra sminuiva, poi è stato valutato dal neuropsichiatra infantile e dal logopedista riportando un quadro di ritardo del linguaggio, comportamento oppositivo e impulsivo, deficit di attenzione e borderline cognitivo. Pur ritenendo necessaria la logopedia (il bambino era arrivato a 4 anni ad avere un grosso problema di morsi, perché non riusciva a esprimersi), l'han sconsigliata per adesso (il piccolo non avrebbe prestato attenzione). Facciamo invece la terapia neuro-psicomotoria (che lui chiama "ginnastica").
Avremo a breve la prossima visita.
Mio marito si è sempre opposto alle mie preoccupazioni minimizzandole, e le diagnosi nero su bianco lo mettono in evidente disagio: per lui il bambino è sanissimo e lo adora.
Il piccolo ha anche di frequenti convulsioni febbrili (nei ricoveri sono quasi sempre stata io con lui) e ci vede un po' male.
è molto socievole, allegro, ottimista e volitivo, ma aggressivo e iperattivo. Le maestre e le nonne fan fatica a tenerlo, spesso si mette in pericolo, rompe le cose, scappa ecc.
Sono quasi solo io a sgridarlo, qualcuno lo deve pur fare... Oltre a farmi carico di tutto il peso pratico e psicologico delle sue condizioni, con lunghe notti di pianti e preoccupazione costante per il suo futuro.
Già da piccino ha avuto verso di me comportamenti strani: a 2 anni e mezzo non mi ha vista per 10 giorni e quando sono arrivata felice, è rimasto impassibile e mi ha chiesto come mi chiamassi - come un'estranea.
Quando vado a prenderlo all'asilo al posto della nonna, non vuole venire. Quando rientro a casa la sera mi mette il broncio dicendo "Volevo papà!" e mentre cuciniamo piange inconsolabile perché gli manca il padre. Accetta di venire a letto con me solo se il papà è fuori casa.
La terapista riferisce che non mi menziona tra i membri della sua famiglia (citando però la gatta) e che con indifferenza dice che la mamma non torna mai a casa, che forse non verrà più.
Mi sento in colpa, cerco di essere meno nervosa e stressata e più disponibile.
Aiuto!

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Dr.ssa Valeria Randone

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Gentile Signora,
L’aiuto vero lo sta ricevendo dalla terapeuta.

Va solo il bambino oppure anche la famiglia?

Sarebbe utile che andaste tutti in terapia, soprattutto suo marito e lei.

Il capo, è un capo soltanto a lavoro, tra le mura domestiche ci sono altri ruoli, scaldati dall’amore, dal rispetto e dalla complicità.

Se il bambino, che è così sensibile, sente la sua mancanza, fa addirittura finta che lei non ci sia per non soffrire, sposta sulla gatta e sulle figure vicarianti, significa che non è sereno, e che avrebbe bisogno di lei.

Se lei è nervosa, infelice e stanca. Lui lo sente.
Fa delle cose con lui?
Voi due da soli?
Parco? Negozi? Sport? Gelati o passeggiate ?
Cordialmente.
Dr.ssa Valeria Randone,perfezionata in sessuologia clinica.
https://www.valeriarandone.it