Utente
Salve, sono una ragazza di 21 anni e da diversi anni mi trovo a fronteggiare una situazione molto spiacevole, ovvero la depressione di mia madre. Mia madre si ammalò all’incirca 6 anni fa dopo un brutto lutto, da quel momento mi sono trovata ad affrontare situazioni non molto semplici per una adolescente, in un periodo di vita già carico emotivamente. La malattia si è presentata inizialmente in modo acuto, mia madre piangeva ogni giorno, aveva perso interesse per qualsiasi cosa, e ovviamente i ruoli molto spesso si sono capovolti, ero io a dover fare da spalla a lei, ero io a dover essere forte. Mia madre dopo qualche anno di terapia presso uno psichiatra, e con l’utilizzo di diversi farmaci è riuscita a stare meglio, era ritornata in se, fino a qualche tempo dopo dove un’ulteriore lutto molto pensate l’ha riportata giù, forse più giù della prima volta. Questa volta per me è stato diverso, ho sviluppato un senso di rifiuto, a volte mi sento in difficoltà a dimostrare affetto a mia madre, cosa che mi lascia totalmente stranita in quanto abbiamo sempre avuto un rapporto amorevole e molto aperto, mi sento di non essere capita, e sopratutto molte volte non riconosco più quella che era mia madre, piena di vita, risoluta, decisa, oggi è una donna carica di ansia, di emozioni negative, che ha perso ogni speranza. Io cerco di essere positiva ma a volte la cosa mi sfugge di mano, e ultimamente sento che le situazioni e la negatività che ho dovuto vivere in casa, siamo arrivati al culmine della mia tolleranza, a volte mi sento io stessa vittima di questa negatività, impaurita, fatalista, cosa che non mi appartiene essendo io molto aperta e solare.
A breve ho deciso di voler intraprendere questa nuova esperienza, finiti gli studi, partire per qualche mese e viaggiare un po’, ma questa cosa, da desiderio carico di positività sta diventando sempre di più fonte di stress per me, perché non sento l’appoggio di mia madre, lei è del tutto negativa, troppo fragile per stare mesi senza vedermi e con la convinzione che ogni giorno potrebbe accadermi qualcosa di brutto. Lei non è più mia madre, per certi lati è diventata la sua malattia, e la sua malattia vede solo pericoli, e situazioni spiacevoli. Questo suo rapportarsi così in questa situazione mi sta portando giù, mi fa sentire a mia volta negativa e a volte penso che scegliere la mia libertà sarebbe motivo di sofferenza per mia madre e mi sento davvero in colpa. Perché il mio desiderio più grande da figlia sarebbe di poter vedere mia madre di nuovo felice, con un sorriso vero e con l’amore per la vita che prima di ammalarsi aveva.
Chiedo consiglio a voi esperti, perché sento di non essere più padrona di questa situazione e non so più come comportarmi.
Vi ringrazio vivamente.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

la depressione può essere molto pesante non solo per chi la vive, certamente;
ma anche per chi sta vicino, per i familiari
che con facilità vengono trascinati nel tunnel,
oppure che per evitarlo
si distanziano dall'ammalato in modo abnorme.

Il fatto è che ha bisogno di appoggio sia il/la depresso/a, sia i famigliari.
Nel corso della psicoterapia con la persona depressa, accade non di rado di avere qualche incontro - autorizzato dall'ammalato - con i figli
per evitare giudizi e fraintendimenti,
per dar loro strumenti.
Talaltra invece loro stessi hanno bisogno di un percorso personale per accettare e per aiutare.
( https://www.medicitalia.it/blog/psichiatria/478-depressione-e-disturbo-bipolare-l-impatto-sui-familiari.html )

Venendo a Lei,
sicuramente il Suo desiderio di partire è legittimo.
Oltre a Lei c'è qualche altro parente (marito, altro figlio, sorella, ecc.) sia pure non così stretto, che possa "dare un occhio" alla Sua mamma in Sua assenza?
Sarebbe una decisione sofferta da ambedue le parti
ma forse possibile/utile, se con un supporto sufficiente per la signora.
A proposito, Sua madre non ha una propria psicoterapeuta? farmaci e psicoterapia sono l'abbinamento più efficace, soprattutto in caso di depressioni che si ripresentano ( https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6285-depressione-psicoterapia-e-piu-efficace-dei-soli-farmaci-nel-lungo-periodo.html )
e a Lei darebbe la sicurezza di un appoggio adeguato in Sua assenza.

Riuscire poi a capire se Lei sta "scappando"
oppure unicamente realizzando un Suo bi/sogno
è impossibile online,
occorre interagire di persona con un nostro/a Collega.

Saluti cordiali.







Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente
Salve Dottoressa Brunialti, la ringrazio molto per la sua risposta.

Mia madre ha sempre utilizzato diversi tipi di psicofarmaci ed ansiolitici, nella prima esperienza, anche se c’e voluto un anno abbondante è riuscita a stare meglio solo con l’utilizzo dei farmaci, ora però da quando è arrivata la ricaduta, ha cambiato tantissime terapie farmacologiche, perchè nessuna sembrava farla stare davvero meglio, più questo avveniva più mia madre si sentiva impotente e perdeva sempre più le speranze, ad oggi siamo in un periodo abbastanza di stallo, ma non posso dire di vedere mia madre davvero felice, questo non succede da ormai tanto tempo, anche se per fortuna mia madre se pur con certi limiti ha sempre continuato alcune attività come ad esempio il lavoro. Da poco ha iniziato anche in percorso con una psicologa, spinta molto da me, ad oggi non vedo molta convinzione, credo che mia mamma pensi che non sarà mai in grado di star bene, e questa è una delle cose più tristi e difficili da affrontare, perché ogni cosa che fa la fa partendo da un presupposto negativo.

In casa non sono sola, mio padre è sempre stato davvero molto bravo e paziente, le è sempre stato vicino anche se mi rendo conto che questo è davvero invalidante per lui perché è la persona che se n’è presa più carico in quanto è quella che passa più tempo con lei, ed ha sicuramente dovuto fare tante rinunce, anche perché mia madre oltre al fatto di sentirsi triste coltiva tantissime paure, ed ha una visione estremamente pessimista sulle tante cose della vita.

Ho anche un fratello, ma non si è mai aperto troppo a questa situazione, è una persona che ha difficoltà nel gestire questa situazioni, per cui non ho mai sentito davvero di avere un appoggio da parte sua.

Ad oggi la cosa che mi preoccupa di più è il non sapere come comportarmi, e quello che mi viene spontaneo è stare sulle mie, evitare certe situazioni o conversazioni con lei, perché molto spesso provo a confrontarmi ma le sue risposte mi buttano solo giú. È una situazione davvero dura perché ti ritrovi ad odiare certe cose che la malattia ha cucito su tua madre. Sono consapevole che lei è malata, che non ha colpe e che i suoi non sono capricci, ma a volte mi sento davvero impotente e l’idea che partire, e fare ciò che desidero possa farla soffrire ancora di più mi fa davvero sentire male, in colpa.

[#3]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile ragazza,

mi dispiace molto per la situazione che si è creata, e sono perfettamente d'accordo con te quando dici che l'accudimento è invertito in queste circostanze.

Tuttavia, vorrei permetterti di ragionare su alcuni aspetti:
immagino che tu abbia incontrato delle difficoltà nella costruzione della tua vita, nel portare a termine i tuoi progetti, ecc... Poichè anche questa è una scelta, cosa pensi sia più utile per te? E per tua mamma, quali soluzioni potrebbero esserci se tu decidessi di partire?

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica