Utente
Buongiorno, ho un marito che da sempre mi insulta, tende a sminuire ogni cosa che io faccia, nn ammette mai di sbagliare e anzi qualsiasi comportamento, sbagliato, è sempre per colpa mia; insulta, dice che sta con me solo x i figli, che sono una fallita: quando però pretende un avvicinamento sessuale e io, ovviamente, rifiuto, parte una kermesse di parolacce molto offensive e spesso aggiunge che non è facile stare con una persona come me, assumendo un atteggiamento da vittima, quando nella realtà lui è il carnefice. È iperattivo. È capitato che alzasse le mani e in una occasione mi ha persino sputato addosso. Passa con facilità da uno stato di felicità ad uno di arrabbiatura. Nonostante ciò la mia vita procedeva in maniera lineare: per essere felice puntavo su altre "cose", i figli che davano soddisfazioni, grazie anche al mio aiuto, la salute mia, della mia famiglia e della mia famiglia di origine, qualche vacanza, qualche sfizio e qualche serata divertente con amici; credevo che tutto ciò potesse bastare, fino a quando in occasione della malattia di mia mamma ho avuto modo di conoscere un ragazzo, anche lui assisteva un parente in difficoltà. Sentivo spesso il suo sguardo su di me (empatia), così come ho apprezzato qualche parola di conforto, qualche sorriso e qualche "pacca" sulla spalla; ho provato per la prima volta delle emozioni che nn avevo mai provato prima, delle emozioni che mi facevano sentire viva, nn sbagliata (complimenti x la forza con cui ho affrontato la situazione) e che mi hanno "legata" a lui. Lui lavora e vive in altra regione, ma nn nego la voglia di poterlo rincontrare, anche in occasione di una vacanza e sono certa che anche per lui, quando ha toccato il fondo per la sua esperienza, io abbia rappresentato una persona "importante".. . in questa tragedia mio marito totalmente assente, per nulla di supporto, anzi infastidito dalla mia presenza in ospedale continua. Quando tornavo, stanca e distrutta psicologicamente, la sua premura era chiedere prestazioni sessuali o rimproverarmi perché trascuravo la mia famiglia. Inconcepibile.
Perché scrivo? Vorrei capire se mio marito potrebbe essere afflitto da qualche patologia e nel caso se ci fosse qualche possibilità di "cura"; d'altro canto vorrei capire se l'empatia che si crea in situazioni così drammatiche, possa resistere anche alla distanza e al tempo che passa.. . insomma se anche lui riserva un pezzo di cuore per me. Sono consapevole di non poter pretendere nulla di più di una amicizia, ma mi piacerebbe sapere che situazioni del genere legano con un filo "invisibile" e sono certa che se lui dovesse avere bisogno potrebbe contare su di me.. . mi piacerebbe poter dire la stessa cosa x lui. Perché nn glielo chiedo? Perché le parole spesso possono essere fraintese e nn vorrei mai pensasse che io abbia delle mire nei suoi confronti, con la conseguenza di tagliare ogni tipo di rapporto: nn potrei permettermelo, lui è speciale e anche se nn lo saprà mai è la mia linfa vitale. Grazie.

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Dr.ssa Caterina Zanusso

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Gentile utente,
perchè le preme sapere se suo marito ha una patologia? Cosa cambierebbe per lei questa cosa?
Dr.ssa Caterina Zanusso - Psicologa Psicoterapeuta Padova e Skype
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[#2] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa, mi piacerebbe poter "dare un nome" a questi comportamenti e se possibile trovare un modo per aiutarlo: una cura.
Grazie

[#3]  
Dr.ssa Caterina Zanusso

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Gentile utente,
dare un nome la aiuterebbe forse a comprendere ma chi meglio di lei può conoscere le sfaccettature di suo marito? Le ha proprio davanti, mi chiedo nuovamente quale differenza possa fare un'etichetta e mi chiedo come lei si incastri in questa dinamica relazionale, perché ha parlato molto di un marito che ha il potere di sminuirla ma poco di lei, del suo ruolo. Riguardo il "curare suo marito" mi è venuta in mente una frase di Rogers : " la sola persona che non può essere aiutata è la persona che getta la colpa sugli altri". Forse converrebbe partire da lei, piuttosto che da un'altra persona. Ha mai pensato di rivolgersi lei a qualcuno per aiutarla a comprendere il suo ruolo in questa relazione?
I conti si fanno con quello che c'è, non con quello che non c'è..Non può controllare gli altri, non può essere responsabile per le scelte di suo marito ma per le sue. Se non parte da suo marito un'esigenza in tal senso è difficile che qualcun altro lo possa convincere cosa sia più giusto per lui. Forse può cercare di partire da lei e cosa sia più giusto per lei, agendo per se stessa.
Saluti
Dr.ssa Caterina Zanusso - Psicologa Psicoterapeuta Padova e Skype
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[#4] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa, immagino che nn sia facile e probabilmente nemmeno deontologicamente corretto formulare diagnosi " definitive" sulla base di alcuni sintomi/comportamenti; credo altresì che potrebbe, a grandi linee, e con il il "beneficio del dubbio" indirizzarmi verso una patologia piuttosto che un'altra. Conoscere il probabile "nemico"(patologia) potrebbe essere già un passo in avanti, se nn altro per capire come porsi.
Io è chiaro che vorrei un' altra vita, con un'altra persona che mi rispetti e mi stimi, ma per i più svariati motivi nn è possibile, almeno nel breve periodo. Credo nn serva uno specialista per arrivare a "questa conclusione" e nemmeno per raccontare quanto ho già fatto su questo sito.
Grazie.

[#5]  
Dr.ssa Caterina Zanusso

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Gentile utente,
sa già che non è possibile fare una diagnosi attraverso il racconto di una persona su di un'altra mai vista, nè sarebbe deontologicamente ammissibile. Nonostante questo, vorrebbe comunque un'ipotesi di diagnosi su di lui per sapere cosa fare con lui, invece di partire da lei. Non posso che ripeterle che non possiamo avere controllo sugli altri; un'eventuale diagnosi può aiutare a comprendere ma non può aiutarla a cambiare suo marito. Quello che può fare, se lo vuole ovviamente, è vedere quale altre conclusioni alternative non si permette di considerare al momento.
Saluti
Dr.ssa Caterina Zanusso - Psicologa Psicoterapeuta Padova e Skype
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[#6] dopo  
Utente
Gentile Dottoressa, purtroppo io chiedo qualcosa che nn può o nn vuole dire...mi piacerebbe sapere se nella storia della psicologia sono narrati fatti simili, nn solo per sapere se altre persone hanno vissuto la mia stessa situazione ma soprattutto se hanno trovato una soluzione. È vero che nn si può cambiare chi nn vuole farlo o crede di nn avere problemi...ma arrendersi a priori ribaltando il problema sulla parte lesa(io) creda nn serva a nulla... è lui che ha il problema e a lui bisogna proporre una soluzione, soluzione legata ad un problema che deve avere un nome è cognome. È ovvio che vorrei scappare a gambe levate, rifarmi una vita o semplicemente vivere "serenamente" ma sono tante le dinamiche che entrano in gioco e nn sempre si può così all'improvviso dare un taglio netto.Spesso, pure se nel torto, entrano in gioco dinamiche di ripicche e vendetta.
Grazie comunque x la disponibilità all'ascolto.