Utente 561XXX
Salve ho 36anni. Scrivo perché ho bisogno di un consulto, di condividere il mio malessere. Da +di 3 mesi sono ricaduta nei miei problemi alimentari: i primi 2 mesi d'anoressia e da piú di 1mese ho perdite di controllo e poi cerco di ripristinare "il mio equilibrio" con metodi di compensazione: vomito autoindotto +di 2 volte al giorno o digiuno.. cerco di non cadere ma poi perdo la lucidità. In verità le mie abbuffate non sono vere e proprie "abbuffate" (non saprei dirlo perché io so che si parla di grandi quantità di cibo, e x me soggettivamente lo sono ciòe quanto basta a farmi sentire malissimo, in colpa e aver la voglia di eliminare tutto). Credo di avere anche difficoltà a rendermi conto della mia attuale forma fisica, tutti cercano di dirmelo, quasi cercano di farmi paura perché ho perso 20kg ma nonostante vestiti di taglie +piccole e la bilancia (su cui salgo parecchie volte al gg) mi facciano notare la differenza io mi sento sempre la stessa, sento " il peso del mio peso" addosso e vedo parti che noto piú grandi, quanto invece logicamente dovrebbero risultarmi piu sottili. Sono consapevole ed sento il bisogno di chiedere aiuto ma poi alla fine non riesco a fare un passo, ho paura di non risolvere niente, di allarmare la famiglia, di sentirmi ancora piú un problema e più inutile di quanto gia mi sento (sentendo spesso il desiderio di non vivere più). Convivo con il mio fidanzato cerco di non far capire né pesare niente ma lui in un certo senso si rende conto ma cerco di non far apparire la gravità del mio malessere (che negli anni si é sempre in qualche modo trasformato da periodi di Dca, crisi di panico a "lieve" depressione. Succede quando son sola a casa, poi a cena non mangio o aspetto che si addormenti o si distragga x andare in bagno. Mi sento sola, non compresa, abbandonata da tutti. Non riconosco il mio valore, né la mia utilità, sento di non poter offrire nulla a nessuno (non riesco neanche a trovare lavoro da laureata con indirizzo sanitario x contribuire alle spese della mia famiglia in 2 che è ferma lì senza prospettive per il futuro, questa mia incapacità a farmi notare sul lavoro mi fa sentire rinchiusa in questa scelta del passato e non riesco a trovare altra via, né in parte mi sembra giusto dopo anni di studio. I miei DCA cmq iniziano a 17 anni (con anoressia) vanno e vengono o forse son sempre con me mentalmente e si allontanano fisicamente. Negli ultimi 3 anni ho avuto un periodo difficile in cui ho "imparato" a usare metodi di compensazione (occasioni sporadiche) in cui mi sono provocata pure dei tagli e visto che ero arrivata al fondo ci sono stati dei cambiamenti nella nostra vita che hanno risollevato le sorti di quel periodo. Sono consapevole che dovrei cercare aiuto ma ho paura, non posso affrontare dei costi x i professionisti e gravare ancor+ sull'unica entrata in famiglia, né vorrei dare sempre problemi a casa. Non riuscirei a dire a voce alta a chi mi vuol bene: famiglia, amiche cosa vivo, non credo che qualcuno possa aiutarmi. Grazie

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

Lei ci presenta le Sue sofferenze e i Suoi dubbi:
1. "..cercare aiuto ma ho paura,
2 . non posso affrontare dei costi x i professionisti e gravare ancor+ sull'unica entrata in famiglia,
3. né vorrei dare sempre problemi a casa."

Inizio dall'aspetto economico (2.).
Il Servizio Sanitario Nazionale ha istituito da tempo dei Centri (gratuiti o solo ticket) specifici per i disturbi alimentari DCA,
le cui caratteristiche di integrazione tra professionisti potrà leggere qui,
compresi gli indirizzi e numeri di telefono nella Sua area geografica:

https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6999-anoressia-bulimia-binge-eating-sconfiggere-dca.html .

A questo punto l'elemento economico può essere considerato un alibi
per non affrontare il problema.

La paura (1.) e i problemi a casa (2.).
E' comprensibile che si provino dei sentimenti ambivalenti nel decidere di metter mano alla situazione,
ma questo è l'unico verso passo che la persona deve decidere di fare da sola: prendere l'appuntamento.
E lo può fare in autonomia, considerato che è ampiamente maggiorenne.
Non occorre comunicarlo ai genitori,
nè al fidanzato se non lo desidera o se non vuole "dare pensieri":
è una decisione personale.

La incoraggio a farlo a breve.
Ogni disturbo si risolve più velocemente se preso all'inizio (della ricaduta).

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. Sessuologia clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente 561XXX

Innanzitutto la ringrazio per la risposta.
È giusto ma non vuol essere un alibi è che spesso o pensato di andare a parlare con un professionista e ha un costo che non posso affrontare ma valuterò i centri che mi ha consigliato e la ringrazio anche per quello.
Il fattore famiglia potrei anche tenerla fuori ma il mio fidanzato che è anche il mio compagno e viviamo insieme non so se sarebbe semplice tenerlo fuori e la mia difficoltà in questo mi ha sempre fatto temporeggiare. Non ho problemi a confidarmi con lui ma metterlo di fronte a questo genere di problema al momento ho difficoltà che lo so devo superare.
Io sento però che ho oltrepassato la fase iniziale forse vuole dirmi che la mia consapevolezza risulta in qualche modo la mia salvezza, no? Proverò a superare questo blocco e a contattare chi può aiutarmi. Grazie ancora.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Le auguro di cuore di riuscire a fare il primo passo,

che io considero possa essere "anche" riservato
per fornire all'interessato l'occasione di valutare in piena libertà;
senza i condizionamenti e la paura del giudizio che un occhio esterno (sia pure amato) può creare.

E' naturale che se poi intraprenderà un percorso sarà bello coinvolgere anche il Suo compagno.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
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