Utente 562XXX
Sono una ragazza di 23 anni e vivo in uno stato di depressione cronica da parte della mia infanzia. Un anno fa mi è stata fatta una diagnosi psichiatrica di depressione e per un po' di tempo ho assunto cipralex ed edronax, sospesi di mia iniziativa. Ho intrapreso da un po' di tempo un percorso di psicoterapia al mio consultorio ed il mio psicoterapeuta sostiene che abbia subito un abuso sessuale da parte di mio padre. Il punto è che questa sua affermazione è arrivata al primo incontro, dopo che alla sua domanda: "lei ha mai subito violenze fisiche? " ho raccontato, tra le altre cose, di alcuni episodi a sfondo sessuale avvenuti durante la mia infanzia con miei coetanei e di alcune scene poco chiare avvenute con mio padre che da tempo cercavo di ricordare. Qualcosa che avesse a che fare con la mia sessualità: un episodio, un fatto, un racconto, non sapevo in realtà cosa fosse, ma sentivo ci fosse qualcosa nel mio passato che non mi era molto chiara. Però ho anche paura che sia solo frutto della mia fantasia, un rimescolamento di ricordi che mi danno questa sensazione. La sua sicurezza credo derivi anche dal fatto che abbia effettuato un precedente percorso di psicoterapia con mia sorella da cui ho scoperto, grazie a lei, che è stata vittima di questi veri o presunti abusi da parte di nostro padre. Lei non voleva parlarmene ma lo ha fatto per il mio bene, pensava di convincermi del fatto che non fosse così assurdo tutto ciò. Come me tuttavia, nemmeno lei ha avuto dei ricordi ben definiti. Quello che io mi chiedo è: quanto può essere affidabile un professionista che al primo incontro ti lancia una bomba del genere senza prendere in considerazione il minimo dubbio e che cerca di convincerti sia effettivamente così? Dopo mesi, io continuo a non ricordare nulla, parlarne non mi smuove minimamente da un punto di vista emotivo perché non lo sento mio. Mi sento solo molto confusa e non so minimamente come comportarmi per tirar fuori questo mio malessere interiore. Vi ringrazio per un'eventuale risposta. Cordiali saluti.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazza,

noi online non possiamo ritenerci "più bravi" di un Collega che La conosce *di persona*,
sempre che - oltre che Psicologo - sia anche Psicoterapeuta,
cioè in grado di curare.

E dunque non Le sappiamo dire quale fondamento abbia l'ipotesi di abuso paterno.

Però mi permetto di consigliarLe la lettura di
https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/1396-molestie-e-abusi-ipotesi-o-ricordi-quando-il-trauma-non-e-mai-avvenuto.html
per poter chiedere chiarimenti al Suo Psy.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. Sessuologia clinica, Psicologa europea. www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente 562XXX

Gentile dott. Brunialti, ho letto l'articolo che mi ha consigliato. Io sento di essere stata condizionata durante questo percorso di psicoterapia: abbiamo provato insieme a riguardare scene di porno in cui i soggetti erano una ragazzina ed un uomo adulto. Ha provato a tirarmi fuori fantasie ma era tutto campato in aria: io non ho dei ricordi chiari e nitidi. L'unica cosa che ricordo è di determinate scene sul divano in cui eravamo vestiti, io che provavo a sedurlo ma la sua presenza che ad un certo punto diventava pesante per me: mi dava fastidio il suo alito, le sue mani e ricordo lo sguardo di mia madre che improvvisamente irrompe nella stanza e mi guarda un po' perplessa e ricordo la mia vergogna in quel momento. Questo è tutto che ricordo. Ma non so come tirar fuori altro, non so se fidarmi, non so davvero cosa fare.

[#3] dopo  
Utente 562XXX

Provo a raccontare un po' di me, per capire insieme se sia plausibile l'ipotesi di un trauma infantile. A partire da un certo punto dalla mia infanzia ho iniziato a manifestare dei comportamenti atipici rispetto ai miei coetanei: mi ricordo come una bambina chiusa, molto silenziosa, tanto da suscitare interrogativi nei miei familiari meno intimi circa la mia effettiva "normalità". Ho cercato, per quanto possibile, di ricostruire i ricordi della mia infanzia, nonostante sia abbastanza confusa. Ricordo il mio primo giorno di asilo, mi ricordo come una bambina estroversa, non mi pesò particolarmente l'abbandono da parte di mia madre, riuscii subito a socializzare con chi avevo di fronte. All'asilo e alle elementari le relazioni con i miei compagni procedevano tranquillamente, ero la leader del gruppo, non cercavo di isolarmi, ciò che invece accadde successivamente. Parallelamente al procedere di queste mie relazioni, ricordo di aver subito violenze fisiche e psicologiche, atti di bullismo ripetuti da parte di più bambini e ragazzi estranei all'ambiente scolastico che mi hanno segnata particolarmente rendendomi sempre più insicura e chiusa. Oltretutto, io ricordo di aver avuto, sin da bambina, quindi sin dall'asilo un innato desiderio di sedurre e provocare il sesso opposto. A partire da lì, tutti i miei rapporti con l'altro sesso sono stati disfunzionali e crescendo ho avuto sempre più difficoltà a relazionarmi con il sesso opposto: o lo evitavo (perché era per me fonte di imbarazzo) o mi approcciavo ad esso con l'intento di flirtare, nonostante non provassi un reale interesse. Mi chiedo se questo comportamento possa essere associato al fatto che ho delle sorelle molto più grandi di me e cercavo di emularle (ad esempio all'asilo cercavo di sollevare gli slip dai pantaloni perché era una moda che avevo visto seguire dalle mie sorelle). Col passare degli anni, le mie relazioni sono precipitate sempre di più: boom di approcci con l'altro sesso fino alla seconda media, poi il declino: mi isolavo, non uscivo e non mi confrontavo con i miei coetanei perché uscire mi provocava malessere. Non mi sentivo a mio agio nel mio corpo, prendevo qualsiasi commento ironico sul personale e ne derivava una sensazione di malessere del tutto amplificata (caratteristica che conservo tutt'ora sebbene in forma attenuata), vivevo addirittura degli episodi di vere o presunte allucinazioni, non sono mai riuscita a capire se fossero reali o frutto della mia immaginazione (mi sentivo gli occhi di tutti puntati contro, sentivo voci e commenti denigratori sul mio conto). Tutto ciò mi portava a voler rientrare a casa subito dopo essere uscita. Tuttavia, c'è da dire che non erano del tutto infondate queste mie reazioni: mi è successo talvolta di essere derisa per il mio aspetto fisico. Questo successe soprattutto alle medie con le mie prime reali esperienze fisiche con l'altro sesso: sono stata offesa pesantemente e umiliata. Li ho vissuti come dei veri e propri traumi. Tant'è che da lì in poi  divenni totalmente diffidente, irruenta, sempre sulla difensiva e accentuai il profondo senso di colpa nei confronti di me stessa: non merito l'amore, non valgo nulla, nessuno può mai volermi bene. Nel corso del tempo allontanai sempre di più le mie amicizie, tant'è che tutt'oggi mi ritrovo senza qualcuno su cui poter contare. Ho difficoltà nel creare e soprattutto coltivare le amicizie, mi scocciano, non ne traggo beneficio. Sono interessata soltanto a relazioni sentimentali con l'altro sesso: cerco in un uomo oltre che un punto di riferimento, una figura autorevole ma anche qualcuno che possa colmare l'abisso affettivo che mi porto dietro. Credo di avere una dipendenza dall'alcol (ogni qualvolta mi trovo di fronte all'alcol non riesco a contenermi: ho bisogno di stordirmi per riuscire a provare e sentire qualcosa) ed un disequilibrio nel rapporto con il cibo (mi abbuffo spesso, tuttavia questo non è mai sfociato in un vero disturbo alimentare). Soffro di skin picking. Non mi sento padrona della mia vita: porto con me un senso di profondo malessere che mi offusca la mente rendendomi confusa, incapace di qualsiasi cosa. Mi sento bloccata, incapace di far emergere questi ricordi, quindi di crederci totalmente. Quando ne parlo non ne percepisco la carica emotiva, vorrei star male, sento di aver bisogno di una sorta di terapia d'urto: un episodio violento che scateni in me una reazione emotiva da parte della mia emotività ormai stagnante. Cosa potrei fare per recuperare perlomeno l'emotività legata a quelle circostanze?

[#4]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

di sè dice:
"...Ma non so come tirar fuori altro,
non so se fidarmi,
non so davvero cosa fare..."

Non è poi così frequente che uno Psicologo Psicoterapeuta sia così *certo* che siano avvenute cose che il paziente non ricorda,
e che lo dichiari/sveli alla paziente stessa.
Rinnovo la domanda: lui è anche Psicoterapeuta oltre che Psicologo?

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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[#5] dopo  
Utente 562XXX

Si, è anche psicoterapeuta

[#6]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

tirando le fila...

1. Lei ci chiede
"..Cosa potrei fare per recuperare perlomeno l'emotività legata a quelle circostanze?..",
ma la domanda andrebbe rivolta al Suo Psicoterapeuta,
è lui che ha sollevato tali problematiche dandole per certe;
forse nell'intento di individuare una ragione della Sua prolungata depressione originata fin dall'infanzia?

2. Le scene di film porno le avete viste insieme nella sede del Consultorio?
Sono materiale in dotazione del Centro?

3. Lei si dichiara confusa, "..non so se fidarmi, non so davvero cosa fare..":
nel corso degli anni è il primo Psicoterapeuta che La segue, oppure ha sperimentato anche altri percorsi con altri Psy?
Mi sembra, anche, che Lei si ponga qualche interrogativo sulla metodologia: "quanto può essere affidabile un professionista che al primo incontro ti lancia una bomba del genere senza prendere in considerazione il minimo dubbio e che cerca di convincerti sia effettivamente così?"
La psicoterapia non va necessariamente alla ricerca di fatti/ricordi "che rendano plausibile l'abuso",
va bensì alla ricerca di modalità attraverso le quali il pz. possa migliorare,
godere di una migliore qualità di vita, e forse guarire; e ciò non sempre passa dallo sfruculiare nella memoria
che, si sa, è come un setaccio che filtra quel che vuole,
e dove non ricorda colma talvolta i buchi in autonomia.

4. Rispetto al guarire
e alla sospensione unilaterale dei farmaci,
tenga in considerazione che nelle depressioni di lunga durata l'abbinamento di psicoterapia e terapia farmacologica è quella che sembra dare migliori e più duraturi risultati:
https://www.medicitalia.it/blog/psicologia/6285-depressione-psicoterapia-efficace-farmaci-periodo.html
E' forse il caso di rivalutare la Sua decisione?

Sarei lieta di un Suo riscontro.

Saluti cari,
dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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[#7] dopo  
Utente 562XXX

Gentilezza dottoressa, le rispondo per punti:
1) il mio psicoterapeuta sostiene che io abbia già effettuato dei miglioramenti e che occorre del tempo, il mio tempo affinché io possa tirar fuori tutto "lo schifo" che ho dentro. Ritiene che non ci sia una tecnica magica che mi possa aiutare in questo processo ma che debba avvenire naturalmente, con i miei modi ed i miei tempi. Devo lavorarci a casa, ripensarci e trovare da me il metodo giusto: che sia la scrittura o il rivedere quei filmati o altro. Il punto è che, come le ho già detto, io sono confinata a quel ricordo e ripensarci e focalizzarmi su questo non può far altro che alimentare fantasie e suggestioni che probabilmente non hanno un fondamento ma lui crede che sia questa la strada da perseguire. Alla mia domanda sul perché ne sia così certo, lui ha risposto che gliel'ho detto io, raccontandomi e con il mio malessere ed i miei sintomi. Sostiene che la mia sofferenza sia troppo grande e profonda per poter essere legata semplicemente ad atti di bullismo o episodi spiacevoli con l'altro sesso, che possano aver contribuito ma non siano la causa scatenante perché non possono minare così tanto la mia persona, infatti li ricordo perfettamente e ne parlo. Sostiene che ogni bambina cerchi affetto dal padre e se io lo rifiutavo probabilmente avevo le mie buone ragioni.
2) si, le abbiamo viste insieme. Mi ha chiesto di scegliere durante la settimana quei filmati che rispecchiavano le mie fantasie erotiche e di guardarle poi insieme. Mi chiedeva di descrivere ciò che vedevo e traslava in quei filmati ciò che accadeva con mio padre
3) ne ho cambiati tre, appartenenti a tre diversi consultori (purtroppo non ho la possibilità economica di effettuare degli incontri privatamente). La prima era una donna e non si era affatto creato del feeling, sembrava una mia conoscente un po' più intima. Si manteneva molto sul superficiale, non centrava nè sindacava i punti focali. Poi sono passata al mio attuale psicoterapeuta. Mi piacque nei modi: era freddo, mi dava del lei, scandagliava, era una figura autorevole. Insomma, quel che cercavo. Tuttavia alla prima consulenza fece quell'affermazione, che ora, a prescindere dal fatto che possa essere reale o meno(io non lo escludo), io credo sia stata affrettata. Devo sentirlo io, prima che ne sia convinto lui e non il contrario. Avremmo potuto insieme valutare una vastità di ipotesi ed escludere insieme o avrebbe potuto toccare determinati tasti in modo tale da farmi capire che potrebbe essere un'ipotesi da non escludere. Io non lo so cosa avrebbe potuto fare, non sono una psicoterapeuta, altrimenti non sarei lì, ma sicuramente non credo che sia questo l'approccio giusto. Forse lo ha fatto perché ha capito che se non avesse toccato determinati punti, non fosse andato a fondo, non sarei ritornata da lui. Però non è questo il modo giusto. Non può dirmi qualcosa del genere senza che mi dia delle prove oggettive, logiche. Io credo comunque che sia stato anche condizionato dal precedente percorso con mia sorella, lei infatti mi ha detto che con lei ha impiegato un bel po' di tempo per arrivare a quella conclusione, mentre io gli ho dato subito dei segni di confusione su quel tema, sono stata io a parlargliene. Ma in ogni caso non mi basta per convincermene. Sto diventando ripetitiva, lo so, mi perdoni, ma capisce che non è un fatterello di poco conto. Io ho bisogno di capire, di un confronto con qualcuno che ne sappia più di me. Ad ogni modo, sono stata da un altro psicoterapeuta dopo di lui, perché dopo i primi incontri lo abbandonai, visto che quella sua convinzione mi sembrava esagerata e troppo inquadrata e schematica. L'altro psicologo mi chiese se fossi già stata altrove, gliene parlai, e anche lui mi disse che l'ipotesi di un trauma infantile sarebbe potuto essere preso in considerazione (credo ne fosse convinto anche lui), ma nel momento in cui ha visto della resistenza da parte mia, poichè gli ho detto che non lo sentivo mio, non ci credevo nel profondo, lui ha ampliato i suoi orizzonti e mi ha detto che avevo ragione e non doveva essere sicuramente qualcosa di forzato. Tuttavia non mi piaceva l'approccio di quest'ultimo: troppo lento, flemmatico, cantilenante anche se mi ha lasciato qualche insegnamento positivo. Magari le sembrerà un'assurdità, potrebbe definirmi superficiale, ma per me la forma è importante, perciò ho abbandonato anche quest'ultimo. Poi sono passata allo psichiatra e anche lui mi ha detto che effettivamente sarei potuta essere vittima di un abuso dati i sintomi. Dopo un periodo di assenza, sono quindi ritornata dal secondo psicologo, convinta anche da mia sorella. E sono tuttora in terapia.
4) il mio psicoterapeuta ritiene che non sia fondamentale l'utilizzo dei farmaci (altra affermazione che lascia a desiderare e rincara i miei dubbi). Sostiene che la mia depressione sia una conseguenza e che la mia terapia sia la psicoterapia ma se proprio ritengo che io ne abbia bisogno, devo riconsultare il mio psichiatra. Ad ogni modo, da ieri ho ripreso la terapia farmacologica del mio psichiatra.

[#8]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

considerato che ha ri-scelto questo Psicoterapeuta
(e dunque ha fiducia in lui, sia pure con riserve)
dei Suoi dubbi ne parli apertamente con lui.
Noi, che possediamo unicamente il Suo punto di vista, incontriamo delle difficoltà oggettive (e deontologiche) ad aggiungere qualcosa a quanto già scritto sopra.

Un consiglio rispetto ai farmaci:
se può ricontatti lo Psichiatra che li ha prescritti
per cercare insieme un dosaggio e una gradualità che evitino successive interruzioni;
è possibile che la terapia farmacologica La aiuti anche nei confronti della psicoterapia.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
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