Utente 564XXX
Buongiorno dottori,
vorrei porvi un quesito.
A breve compirò 33 anni e ho sempre immaginato che a quest'età avrei avuto una vita differente.
Mi sono sempre immaginata con una famiglia mia e invece mi ritrovo sola, cosa che mi fa soffrire, e con un lavoro buono, ma che non mi gratifica quanto vorrei, ma che mi viene difficile abbandonare perchè non saprei che altro fare e perchè mi permette di vivere senza dover dipendere dai miei genitori.
Il punto è che ho un totale rifiuto verso la mia vita. Vivo in un perenne stato di ansia e irrequietezza che mi porta a non voler nemmeno più tanto a uscire con i miei amici, perchè ogni volta che esco mi sale l'angoscia e inizio ad avvertire irrequietezza.
E' come se mi dicessi che io non voglio stare in quella situazione, che se dipendesse da me vorrei stare in un'altra situazione, che se mi ritrovo a fare determinate uscite è solo per mancanza d'altro, perchè vorrei un compagno, una famiglia, e non continuare a fare uscite come quando avevo 20 anni. Questo tipo di vita non mi appartiene più, non la sento mia. Faccio terapia strategica da diverso tempo per gestire gli stati ansiosi, visto che in passato ho avuto anche 1 episodio di ADP, ma per quanto mi aiuti a 'tenere sotto controllo' l'ansia, vedo che comunque non passa. Mi chiedo, allora, se mai realizzerò il progetto di vita che avevo sarò destinata a vivere per sempre in questa condizione di sofferenza? Ormai vivo perennemente in uno stato di 'dissociazione', mi rendo conto che talmente rifiuto la mia realtà che mi sento come se non fossi io a vivere la mia vita, come se stessi vivendo un sogno (è difficile da spiegare, ma è come se la mia testa avesse messo un muro tra me e la realtà circostante e questo stato di dissociazione diventa ovviamente altro motivo di ansia che mi porta a non vivere più serena tra la gente e a gioire della vita). Io vorrei evitare di prendere SSRI, cosa che ho gia preso per 1 anno conseguentemente all'ADP, sto facendo di tutto per uscire da questa situazione con le mie risorse, faccio corsi, faccio sport, faccio terapia, provo ad avere stimoli nuovi, ma non è così facile.
Vi contatto dunque, per chiedere anche a voi qualche consiglio su come superare i momenti no, ma sopratutto su come accettare che la vita non ti riserva sempre quello che avevamo desiderato per noi, perchè un conto è essere tristi per questo, altra questione, è iniziare a sentire di non stare più bene tra la gente, sentirsi dissociati e avere ansia e agitazione.. .
Grazie a tutti coloro che risponderanno.

[#1]  
Dr. Daniele Rondanini

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Effettivamente sta vivendo una fase di passaggio. Non c'è più la prima giovinezza con le sue esperienze e abitudini - non la soddisfano più - e c'è una condizione nuova di solitudine, che da una parte produce sofferenza e dall'altra è necessaria - possiamo dire - a una propria individuazione adulta. Spesso porta con sé sintomi psichici o somatopsichici difficili da sostenere, segnali di nodi profondi che nella fase di cambiamento emergono per chiedere di essere sciolti, compresi ed elaborati in modo definitivo. Il percorso terapeutico deve a mio avviso andare in profondità, contattare la dimensione inconscia e i vissuti primari e precoci che hanno ancora il potere di incidere interiormente con i sintomi pesanti che riferisce e con un' angoscia generale di fronte alla vita.
Dr. DANIELE RONDANINI- Dirigente Psicologo ASL RM 2- Psicoterapeuta - Psicoanalista Junghiano Didatta e Supervisore- Docente - CIPA Roma
3384703937

[#2] dopo  
Utente 564XXX

Grazie dottore. Ma secondo lei il fatto che io sia cosi irrequieta e rifiuti in questo modo la mia realtà è il risultato di problemi derivanti dall'infanzia e non elaborati? O è semplicemente la conseguenza di una condizione che non mi soddisfa più?. Non riesco a capire perche alcune persone che conoscono e soffrono la stessa mia condizione non arrivano però ad avere stati ansiosi o ADP.
Mi chiedo anche come valutare se provare a riprendere SSRI, lo pischiatra sostiene di prenderli, perchè mi aiuterebbero a superare questo periodo di transizione in modo più leggero. Dall'altra parte però io sostengo che questa sofferenza e ansia che ho siano per me una sorta di bussola utile a farmi capire ciò che voglio veramente nella mia vita.

[#3]  
Dr. Daniele Rondanini

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Nella condizione attuale non ha senso cercare una causa singola. È più verosimile che istanze opposte si confrontino e si scontrino anche. L'io cosciente cerca di riconoscere quelle regressive e quelle prospettiche. Per questo obiettivo la relazione psicoterapeutica e l'esplicitazione di interpretazioni aiuta il processo. Sintomi seri come l'attacco di panico rimandano a qualcosa di profondo che chiede urgentemente di essere analizzato. Il farmaco può solo placare nell'immediato la forte paura e i sintomi fisiologici. Ma l'indagine e l'elaborazione, che non è solo mentale, va affrontata come esperienza nuova di trasformazione verso sé stessi. Capisco che il malessere derivante da sintomi così disagevoli la opprime ma forse è più risolutiva una visione di insieme e una soluzione realmente efficace e valida per l'esistenza.
Dr. DANIELE RONDANINI- Dirigente Psicologo ASL RM 2- Psicoterapeuta - Psicoanalista Junghiano Didatta e Supervisore- Docente - CIPA Roma
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[#4] dopo  
Utente 564XXX

L unica soluzione che penso possa alleviare questa situazione sia avere dalla vita ciò che ho sempre desiderato. Sono la prima a riconoscere i benefici ottenuti dalla psicoterapia, ma alcune volte penso che sia un percorso troppo lungo e psicologicamente alcuni giorni mi sento incapace di sopportare questo senso di inadeguatezza.Mi sembra assurdo dover ricorrere a psicofarmaci non avendo subito o comunque vissuto cose oggettivamente definibili gravi .. non so come fare.. ho solo fretta di tornare a vivere una vita serena. Grazie.

[#5] dopo  
Utente 564XXX

Inoltre volevo chiederle.. se inizio a riprendere l'antidepressivo, io lo prenderei per evitare questa forte somatizzazione dei problemi e riprendere a vivere serenamente, ma quello che mi chiedo è se questo significherebbe che ogni volta che nella vita mi si presenterà un problema non avrò la forza di affrontarlo e dovrò prenderli a vita?
Ho paura degli effetti collaterali dell'antidepressivo, visto che mi ricordo che limitava un po il piacere sessuale e mi causava continui tremori.

[#6]  
Dr. Daniele Rondanini

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Non essendo psichiatra non mi pronuncio sugli psicofarmaci. Del resto nelle sue domande sembra implicita la risposta. Come psicoanalista, la via curativa è per me quella psichica, anche per i sintomi che la riguardano. Quelli che le sembrano tempi lunghi, non c'è il rischio che si cronicizzino con soluzioni tampone? Le chiedo: sente di trarre beneficio dalla psicoterapia che sta svolgendo? È convinta dell'approccio terapeutico? Lo ha scelto volutamente?
Dr. DANIELE RONDANINI- Dirigente Psicologo ASL RM 2- Psicoterapeuta - Psicoanalista Junghiano Didatta e Supervisore- Docente - CIPA Roma
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[#7] dopo  
Utente 564XXX

al momento sto facendo sia terapia breve stratogica che mi aiuta nella gestione dell ansia, ma sto facendo anche un percorso iniziato da poco con un altra psicologa perché io sento il bisogno di fare analisi, cosa che con la strategica non faccio, per cui quest ultima penso di Abbandonarla. Quest ultima psicologa da cui vado da pochissimo tempo mi ha illuminato, sono molto soddisfatta almeno delle prime sedute , ma ho iniziato da poco. Diciamo che ho fatto un anno d terap breve strategica, e precedentemente 3 anni da un altra, con la quale non sono riuscita a scavare bene le ragioni dell adp perché il malessere prendendo farmaci era svanito subito , per cui non è stato più oggetto di sedute e ci siamo focalizzate su altro. E ovviamente mi ritrovo ora a riviverlo e a Doverci lavorare. Io sono soddisfatta per ora, ma sa, le sedute sono una volta a settimana, e convivere quotidianamente con uno stato di angoscia, trovarsi in molti momenti a piangere e a stare davvero male mi porta a pensare di volere il farmaco per alleviare tutto Questo. So che i miracoli non esistono e che è un lavoro che devo fare su me stessa, ma vedo che la strada è talmente lunga che sono scoraggiata.

[#8]  
Dr. Daniele Rondanini

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Quanto lunga sarà la strada non si può sapere. Può trarre fiducia dal positivo che già intravede. Quando sentirà di stare sufficientemente bene il criterio del tempo non avrà alcun valore e la vita le apparirà degna di essere vissuta!
Dr. DANIELE RONDANINI- Dirigente Psicologo ASL RM 2- Psicoterapeuta - Psicoanalista Junghiano Didatta e Supervisore- Docente - CIPA Roma
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[#9] dopo  
Utente 564XXX

GraZie!