Utente cancellato
Gentili dottori,
Sono una ragazza di 25 anni e da tre ho una relazione con un ragazzo.

All’età di tredici anno mio padre è morto a causa di un infarto improvviso.

La mia adolescenza non è stata facile.
Ho fatto psicoterapia per anni.

Ad oggi, credo di avere accettato questa grande sofferenza.
So che mi trascinerò questa cosa per tutta la mia vita, penserò a mio padre ogni giorno e a volte sarò triste per questo.
Ma ho fiducia nel mio futuro, sono abbastanza soddisfatta del mio presente.

Vengo al punto.
Nel corso della mia vita ho avuto 3 ragazzi, tra i 15 e i 25 anni.

Due, i più recenti (dai 18 ai 25), dopo qualche episodio di malinconia e richieste di attenzioni mi hanno riferito di essere impauriti dal mio passato.
L’ultimo, in particolare, mio attuale ragazzo, mi ha detto di essere troppo sensibile e di avere 26 anni per gestire la mia situazione.
Preciso che lui è un tipo molto schivo, viviamo nella stessa città e ci vediamo (con fatica) due volte alla settimana per poche ore.
Questo è il motivo di tanti litigi, lui non vorrebbe mai uscire, a me le due volte a settimana (salvo impegni) vanno bene.
Non pretendo di vederlo sempre anche perché io ho il mio lavoro e le mie amicizie.

Durante queste festività natalizie, la malinconia si è fatta sentire a gran voce.
Sono scoppiata e gli ho raccontato nei minimi dettagli cosa mi passi per la testa.
In sintesi, gli ho detto che non voglio essere ossessiva e se lo sono quando gli chiedo di uscire è solo perché ho tanto bisogno di lui e di essere amata.
Lui si è indispettito perché a suo dire mi dà fin troppe attenzioni.
E invece di capirmi mi ha insultata dicendomi che penso solo a me stessa, che lui è scosso da questa cosa ed è sensibile perché ha solo 26 anni.
Ha detto che a lui non gliene frega niente se per me il Natale è una festività triste e che non devo rovinargliela.
A lui se sono triste non gliene frega.
Dopo ha detto di averlo detto solo in un momento di rabbia ma io ho ragione di pensare che lui creda seriamente a tutto quello che ha detto.

Dunque, posto che il discorso ritorna in bocca a persone diverse (i miei ex), possibile che il dolore faccia così paura?
O sono io che non sono ancora completamente guarita?
Purtroppo io credo che la ferita non si rimarginerà mai, alcuni tratti della mia personalità risentiranno sempre di questo grande dolore provato da ragazzina.

Cordialmente

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

è difficile rispondere alla Sua domanda
"Può un lutto allontanare le persone?"
con così pochi elementi,
e soprattutto dopo che "anni di psicoterapia" non sembrano averLe fornito una risposta.

A distanza di 12 anni dal malaugurato e sfortunato decesso prematuro di suo padre
il lutto dovrebbe essere stato elaborato,
e la ferita diventata cicatrice.
Come mai non è avvenuto questo?
Come mai Lei prevede "che la ferita non si rimarginerà mai"?
Pensi cosa accadrebbe se una ferita del corpo non si rimarginasse mai,
se per tutta la vita continuasse ad essere "aperta"...

Siamo forse difronte ad un "lutto complicato"
( https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/2328-eventi-di-perdita-quando-il-lutto-diventa-complicato.html )
che
- in quanto ben oltre il previsto periodo di elaborazione -
spaventa chi Le sta vicino
caricandolo per sempre di un peso che non gli compete
e di cui non si sente in grado?

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. Sessuologia clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
570891

dal 2019
Gentile dottoressa,
Parlo di ferita che non si rimarginerà mai perché credo sia impossibile dimenticare tale esperienza e fare in modo che questa non condizioni il mio modo di essere.
A volte anche una piccola cosa può scatenare nostalgia: un esame universitario, un traguardo, una difficoltà (che direbbe papà?), etc.
È così sbagliato aprire le porte del proprio dolore alla persona che si ama?
Avere un attimo di sconforto, lasciarsi andare?
Parliamo di episodi ovviamente. Nel caso specifico mi sono aperta con il mio ragazzo dopo ben tre anni di relazione.
Purtroppo la psicoterapia non è una Scienza magica, non permette di resettare ma di elaborare e gestire i proprio vissuto.
Io credevo di esserci riuscita, ma a volte sento il bisogno di dire cosa mi passi per la testa alla persona che amo. Senza essere insultata.
Spesso mi capita di ricordare mio padre con gioia, allo stesso modo dei miei coetanei. Non sento il bisogno di raccontare questo lutto alle mie nuove conoscenze.
È proprio un dolore che parte dal profondo, a volte, spesso dura un istante, il tempo di Prendere fiato e dedicarmi alla mia vita di sempre.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazza,

Riguardo alla Sua domanda

"Può un lutto allontanare le persone?"

per quanto riguarda LA COPPIA Le rispondono i fatti:
"..i più recenti (dai 18 ai 25), dopo qualche episodio di malinconia e richieste di attenzioni mi hanno riferito di essere impauriti dal mio passato.
L’ultimo, in particolare, mio attuale ragazzo, mi ha detto di essere troppo sensibile e di avere 26 anni per gestire la mia situazione...".

Per quanto riguarda invece la situazione PERSONALE,
non ci dà riscontro sulla News allegata,
che offre qualche altra interessante chiave di lettura riguardo alla luttuosità che si protrae nel tempo.

Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfez. Sessuologia clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#4] dopo  
570891

dal 2019
Gentile Dottoressa,
Nell’articolo da Lei proposto mi rivedo in quello che lo stesso chiama lutto integrato . Come ho appunto spiegato, il dolore riemerge in circostanze particolari (l’articolo parla proprio di festività, Nel mio caso, il Natale) per poi tornare piano piano alla normalità della mia vita mantenendo il ricordo della persona integrato nella sua memoria .

Ho posto questa domanda perché mi è capitato di sentirebbe discorsi strani, discriminatori, dall’esterno (non sulla mia persona ma riguardo a persone che per un motivo o per l’altro sono fragili): lui? Lascia stare prende psicofarmaci. -Chi quello? Va dallo psicologo! -Lei? Il padre la picchiava. Lascia perdere. -ha perso la madre per un tumore, sarà difficile stare con lei. Etc.

Come se queste persone non avessero una chance, di poter essere migliori, di poter amare... nonostante le sofferenze, nonostante gli inevitabili momenti bui.
Come se i fortunati dovessero evitare gli sfortunati per evitare problemi.
E per tutto il dolore degli altri è dolore a metà cantava Fabrizio De André.