Utente 576XXX
Ho 20 anni e mia madre è venuta a mancare circa due mesi fa.
Il rapporto con lei era speciale, per tutta la mia vita non le ho mai nascosto nulla, parlavamo come fossimo amiche, lei era la mia migliore amica.
Mio padre è un uomo buono, molto più debole di lei di carattere, semplice e attaccato ai genitori.
Ho una sorella fortissima di 14 di cui dovró prendermi cura (l’ho sempre fatto ma ora di più).
Mia madre aveva il cancro da sei anni (i medici la definivano quasi un miracolo) non ha mai sofferto particolarmente non ha mai fatto pesare la sua malattia a nessuno e vivevamo sereni.
Ad agosto si è aggravata.
Da quando si e poi allettata e successivamente ricoverata ho passato ogni attimo accanto a lei, ho fatto tutte le notti in ospedale e anche a casa mi prendevo cura di lei.
Ero io a consultarmi con i medici, gli infermieri, a controllore che prendesse le medicine e portare in giro i referti.
Ho iniziato a piangere la sua morte quando i dottori mi hanno riferito che non c’era più niente da fare, che avremmo provato chemio di salvataggio con probabilità di riuscita pari a poco più di zero.
È andata in coma epatico, gli ultimi tre giorni non reagiva praticamente finché non è andata via.
Ho perso il punto di riferimento più importante della mia vita.
Ho la fortuna di avere delle amiche meravigliose (sono per le sorelle, facciamo tutto insieme da quindici anni) e una famiglia su cui posso contare per tutto, non sono sola anche se inevitabilmente mi ci sento.
Ovviamente anche i crolli sono inevitabili, la mancanza è orribile, so che è presto, il sonno è totalmente sballato e ho avuto qualche episodio di attacco di ansia.
Mio padre passa molto tempo a lavorare.
Il mio problema sono i sensi di colpa.
Per tutta la mia vita (anche prima della morte di mamma) ho avuto bisogno di persone che mi dicessero che quello che facevo andava bene.
Ora questo bisogno è aumentato esponenzialmente.
Mi sono auto indotta più volte uno stato di depressione perché penso che è meglio vivere il dolore e lasciarsi andare ad esso piuttosto che provare a distrarsi e tornare alla dura realtà.
La verità è che mi sento sempre giudicata.
Capita che abbia voglia di uscire, vedere i miei amici ma ho bisogno che le persone a cui tengo mi spingano a farlo come se avessi bisogno del consenso, devo sentirmi dire fallo è quello che vorrebbe lei e lo faccio anche ma poi mi sento in colpa, per qualunque cosa.
Anche pubblicare una foto che magari ritrae me e lei mi fa sentire come se pensassi a cose frivole piuttosto che alla morte di mia madre.
Mi manca.
Da piccola ho subito episodi di depressione.
Uno specialista mi curó affermando prima che nonostante l’età infantile avevo una cosa come sei anni la mia mente ragionava come quella di un adulto, potevo arrivare ad essere più matura di mia madre in certi momenti.
Questo periodo di feste è tremendo ma passo comunque molto tempo con gli amici.
Vorrei liberarmi di questo peso e vivere in pace il dolore.

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Dr.ssa Rosaria Buccafusca

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Buongiorno,
la tua richiesta di consulto mi ha colpita molto per il modo in cui l'hai scritta. Quel medico che ti diagnosticò il "vecchio nella pancia" aveva ragione: parli come un'adulta. Se ti esprimi con questa complessità, che suscita grande rispetto in chi ti legge, posso solo immaginare quanto lo siano i tuoi pensieri e le tue emozioni. Questa è una tua grande risorsa, il senso di colpa è una faccia del tuo modo di gestire questo dolore così importante, mi piacerebbe che esplorassi anche tutto il resto. Se hai bisogno io sono qui.
Dr.ssa Rosaria Buccafusca