Utente 577XXX
Buonasera a tutti,
volevo chiedere un consulto psicologico al riguardo di un problema con un amico.
Ci siamo conosciuti mentre frequentavamo le scuole superiori.
E' un ragazzo estremamente intelligente, ma ha delle fragilità.

Negli ultimi tempi (più o meno 7 mesi) presenta umore costantemente depresso, assenza di volontà, mancanza di piacere e sensi di colpa.
Dopo numerosi riferimenti alla morte, gli ho posto direttamente la domanda:"Pensi al suicidio?
".
Da quel momento ha iniziato a parlarmi di piani suicidi (in maniera estremamente esplicita) ed ho il fortissimo timore che possa fare qualcosa nei prossimi giorni visto l'aumento di questi riferimenti, con anche indicazioni di date.
Ho provato ad indirizzarlo parlando con lui verso una terapia psicologica, ma non c'è stato verso.
Purtroppo soffro di problematiche d'ansia, le quali, pur essendo in costante e netto miglioramento grazie ad una terapia psicologica (ultimata a settembre) e farmacologica (tuttora in corso), in certi momenti mi impediscono di essere al 100 percento.
Ho inoltre contattato altri suoi amici per avvertirli: ma purtroppo sono persone senza una grande conoscenza in ambito psicologico e gli hanno dato i classici consigli "popolari" (es.
"Devi svegliarti" "Di cosa ti lamenti che c'è gente che soffre davvero" "Andare dallo psicologo è inutile").

In questo momento ho recuperato il numero della madre e del padre.
Sono brave persone, temo però che la loro reazione possa peggiorare le cose: quale è la cosa più opportuna da fare?

Grazie in anticipo.

[#1]  
Dr.ssa Eleonora Arduino

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Davvero un problema di difficile soluzione, e temo che l'unico che possa darle risposta è lei stesso, aiutato com'è dalla sensibilità e dagli strumenti che le ha dato il lavoro fatto in psicoterapia.
In generale si può dire che:
- di solito chi parla tanto di suicidio al massimo fa degli atti dimostrativi in modo da rendere facile essere salvato. Tuttavia non ci si può contare...
- nessuno può aiutare chi non si aiuta per primo da sè
- se un rapporto diventa faticoso e ansiogeno, non è buono, che sia amicizia o amore. Va risolto col dialogo e se non serve, si deve interrompere.
Faccia presente al suo amico come la fa sentire e come di fatto sta "tenendo il centro della scena" angosciandola : se ha bisogno di attenzioni ci sono modi più sani.
Detto questo, ripeto, solo lei può valutare al meglio
Dr.ssa Eleonora Arduino
psicologa-psicoterapeuta

[#2] dopo  
Utente 577XXX

Grazie mille per il tempo dedicatomi.
Il fatto è che non capisco quanto sia lui e quanto la malattia(non mi azzardo a fare diagnosi, anche se mi sembra qualcosa legato ad uno stato depressivo, avendo già avuto a che farci in terza persona(persone a me vicine in passato ne hanno sofferto). Se fosse la malattia a parlare, a quel punto un dialogo non è semplice, oltre al fatto che "abbandonarlo" non sarebbe molto corretto.
Non conto di "salvarlo", ma mi dispiacerebbe molto vedere una persona intelligente perdere le sue possibilità per un disturbo psichiatrico comunque curabile con i giusti mezzi. L'ansia d'altra parte è una componente della mia vita, ci sarebbe con o senza di lui.
Per quanto riguarda il suicidio: non riesco ad essere sicuro che non faccia nulla. Avendo già conosciuto casi simili, non si può esserne mai sicuri. Ma prima di avvertire i suoi genitori(che potrebbero avere una reazione, anche essa comprensibile, di dilaniante dolore) vorrei sapere se ci sono dei segnali veri e propri che possano darmi se non una certezza, una ragionevole probabilità.