Utente
Buonasera, ho 30 anni e da quasi 1 e mezzo sono fidanzata con un ragazzo di 33.
Ci siamo conosciuti in vacanza 2 estati fa ed è scattato da subito un feeling che si è poi trasformato in amore e che per diversi mesi è riuscito a colmare la distanza che ci separa (viviamo in 2 città diverse e lui viaggia spesso per lavoro, rimanendo all'estero anche un paio di mesi all'anno) e i ritmi frenetici della sua carriera di imprenditore.
Per il mio compagno rappresento la prima storia monogama e seria della sua vita e, sebbene si sia inizialmente molto dedicato a me, è stato via via sempre più evidente che egli per stare bene ha bisogno di ritagliarsi ampi momenti di solitudine (talvolta sparendo per alcuni giorni di fila) e allontanarsi mentalmente, oltre che sia fisicamente, per concentrarsi su di sé e sui suoi bisogni.
Le ragioni che ho identificato come cause del suo comportamento sono fondamentalmente due:
1) il suo background familiare: il padre è morto quand'era piccolo e la madre, impegnata a portare avanti da sola l'attività di famiglia, non ha avuto molto tempo per dedicarsi a lui, per cui è una persona estremamente indipendente, abituata a non dover render conto a nessuno di ciò che fa e spaventata dai legami e dall'idea di perdere la propria libertà;
2) il background lavorativo: avendo lavorato per moltissimo tempo nell'organizzazione eventi e avendo tutt'ora una carriera a contatto col pubblico, è diventato piuttosto insofferente alla socialità e nel suo tempo libero tende a rifuggirne il più possibile, a discapito del tempo speso in coppia, in cui spesso tende comunque ad isolarsi.
Pur avendo compreso i suoi bisogni, nel tempo la sua continua assenza psico-fisica mi ha portata spesso a momenti di frustrazione (poiché mi sono sentita trascurata, poco importante o poco amata) che ho sempre esposto con lui in maniera chiara, e un altro punto su cui non concordiamo è il ritmo a cui vorremmo procedesse la nostra relazione.
Mentre io sarei già pronta a una convivenza per smettere finalmente di vivere in città diverse, per lui la monogamia sembra il solo impegno come fidanzato che riesce a prendere al momento e non ha alcun interesse nel rendere la nostra relazione più intima (ad es.
conoscendo i miei amici o famiglia).
Ieri, dopo un ennesimo episodio di distanza da parte sua, mi ha confessato di star vivendo un momento di grande confusione nel quale non è più certo di ciò che prova per me e si sente colpevole di starmi facendo vivere una relazione che mi rende triste, poiché non riesce a conciliare il suo bisogno di indipendenza con il desiderio di essere un buon fidanzato a causa del suo carattere e della sua paura di impegnarsi.
Ora, mentre si chiarisce le idee sul da farsi, siamo ancora fidanzati e io gli sto lasciando più spazio possibile, ma temo che decida di lasciarmi.
Come posso aiutarlo a non sentirsi in gabbia nella nostra relazione e a convincerlo che sto bene con lui e non deve per forza scegliere tra me e la sua indipendenza?

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

certo che dentro una relazione stabile è necessario sacrificare qualche fetta della propria "indipendenza",
nel senso che non si è più liberi di disporre di sè completamente.
Già lui è giunto ad accettare la monogamia,
cioè a rinunciare alla propria liberto sessuale e/o affettiva.

Dove sia attualmente collocata la sua asticella "coppia vs. libertà" non lo sappiamo,
ma forse neppure lui,
di qui il dubbio espresso dal titolo:
"Ci amiamo, ma *HA* paura di non essere la persona giusta per me".

"...temo che decida di lasciarmi.
Come posso aiutarlo a non sentirsi in gabbia...".
Lei potrà fare la propria parte non essendo pressante,
stando però attenta ai propri bisogni e desideri e a tutelarli sufficientemente (per tenersi "quel certo" uomo non è possibile rinunciare a sè);
però la sua via può percorrerla solo e unicamente lui.
La difficoltà a stare in coppia cioè
può non essere legata a Lei che ci scrive,
bensì a ciò che la condizione di "coppia" in sè rappresenta per lui.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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