Utente 579XXX
Salve, sono una ragazza di 24 anni e dopo una relazione 'tossica' ho perso tutta la mia autostima.
Sono stata con il mio ex fidanzato tre anni e mezzo durante i quali lui mi screditava sempre, ero sempre la più stupida, la più brutta e la più inadeguata.
Dopo esserci lasciati la mia autostima ne ha risentito molto, sia per quanto riguarda il mio aspetto fisico che per quanto riguarda le mie capacità, ciò non mi porta problemi nello studio, ma molti nella socializzazione.
Sono sempre accondiscendente, mi sento come se non avessi mai nulla di interessante da dire e, a volte, questo mi porta a parlare anche più del dovuto per non risultare noiosa.
È una sensazione di inadeguatezza che attanaglia la mia vita quotidiana, anche nel fare le più piccole cose, è come se facessi tutto male.

Andando a vivere con una mia amica ciò si è reso tutto molto più evidente e più pesante, è come se vivessi sbagliando costantemente e per evitare di sbagliare la imitassi in tutto ciò che fa.
Non mi sento più io.

Per me anche prendere un caffè da sola è una cosa difficile da fare, e adesso che sono costretta a viaggiare da sola ogni volta è un'odissea.

Anche per quanto riguarda le relazioni amorose è un disastro, mi butto a capofitto nella braccia di chiunque abbia un minimo di interesse, per poi stancarmi quasi subito e scappare a gambe levate, facendo così sbagli su sbagli.

La cosa peggiore di tutte è che non so come uscirne, forse in qualche maniera sto cercando di sfuggire alla cosa e non sto cercando concretamente di affrontarla.

Che cosa dovrei fare?

Grazie anticipatamente per la risposta

[#1]  
Dr. Francesco Ziglioli

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Gentile utente,

è possibile che la figura del suo ex-ragazzo, dopo averla per anni "screditata sempre, ero sempre la più stupida, la più brutta e la più inadeguata.", abbia creato in lei delle credenze relative all'immagine di Sè come poco buona. Questo, a livello comportamentale, si traduce in "essere accondiscendente". Le chiedo:
Quali sono le situazioni relazionali in cui sente di essere accondiscendente?
Cosa potrebbe succedere se lei non fosse accondiscendente, in quel momento?
In quella situazione, sente che vorrebbe dire qualcos'altro rispetto a quanto fa? Cosa la blocca?

"Andando a vivere con una mia amica ciò si è reso tutto molto più evidente e più pesante"
A che punto della sua storia di vita si colloca questo evento? Potrebbe costituire lo scompenso del suo disagio. Resta da capire cosa ha provocato il trasferimento. In che modo ritiene che la situazione sia peggiorata, in questo caso?

"mi butto a capofitto nella braccia di chiunque abbia un minimo di interesse"
Anche questo suo comportamento, a mio parere, andrebbe inquadrato all'interno della struttura del Sè che si è creata in questa fase della sua vita.

"La cosa peggiore di tutte è che non so come uscirne"
Come mai è la "cosa peggiore"? Cosa ha provato a fare? Questo potrebbe essere quello che viene definito come "problema secondario", ovvero una costruzione di un problema ulteriore a quello primario (presentato nel suo consulto), che prende le basi proprio su questo.
Cordiali saluti
Dr. Francesco Ziglioli
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[#2] dopo  
Utente 579XXX

Salve dottore, innanzitutto la volevo ringraziare per la sua gentile risposta.
Nella domanda mi riferivo dall'essere accondiscendente ogni qualvolta bisogna prendere una decisione, oppure anche se mi viene fatto uno sgarbo, che io non ritenga eccessivamente grave, rimango in silenzio. Il mio silenzio è dato dalla paura delle reazioni delle persone, forse anche dalla paura di essere allontanata nel caso in cui io mi opponga. Come se dovessi esserr grata che gli altri stiano con me, perché fondamentalmente sono una persona con la quale non vale la pena trascorrere del tempo, e che devo approfittare di chiunque mi dia attenzioni perché potrebbe non ricapitarmi mai più.

Il mio trasferimento invece risale ad un anno dopo alla rottura con il mio ragazzo, ho deciso, insieme alla mia amica, di fare un'esperienza all'estero. Attraverso questo vivere insieme è come se avessi trovato una persona specifica con cui confrontarmi ogni giorno, come se avessi accanto tutto ciò che vorrei essere e che non sono, o almeno non credo di essere. Quindi è un continuo dirmi 'lei questo lo sa fare, lo fa bene. Tu no'. Proprio in questo momento mi sono accorta di tutte le insicurezze che mi porto dietro e che non avevo capito di avere.

Non riuscire ad uscirne per me è la cosa peggiore perché significa reiterare in questo comportamento che considero dannoso. Ho provato ad affrontare la situazione cercando di valorizzarmi, ossia provando a ripetermi che io non sono sbagliata, cercando di evitare quei comportamenti che nonostante io abbia comunque non mi piacciono. Ma alla fine, senza rendermene conto mi ritrovo sempre bloccata nello stesso punto.
In pratica mi ritrovo a fare cose e ad avere comportamenti che non voglio avere, verso me stessa e con gli altri.

[#3]  
Dr. Francesco Ziglioli

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Sembrerebbe un problema di scarsa competenze assertive. Nulla che un buon percorso psicologico non possa risolvere.
Con assertività, interno le competenze comunicative che consentono alla persona di proteggere i propri confini, i propri spazi vitali, di dire di No senza sentirsi in colpa, di evitare di assecondare tutti per il solo timore di farli rimanere male. Significa tenere in considerazione i propri diritti senza che siano calpestati, e senza calpestare quelli degli altri.
Sembra inoltre che tutto ciò sia unito ad uka bassa autostima nucleare, che ha tutto il diritto di esistere in quanto lei ha avuto esperienze negative in questo senso, dalle figure esterne importanti (per quanto ci racconta)
Cordiali saluti
Dr. Francesco Ziglioli
Psicologo - Brescia, Desenzano, Montichiari
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[#4] dopo  
Utente 579XXX

La ringrazio infinitamente Dottore, per avermi ascoltata e per la sua risposta.

Cordiali saluti