Utente
Buongiorno, ho 41 anni, chiedo cortesemente un Vostro parere per una situazione che mi sta provocando molta sofferenza interiore.

Qualche mese fa la mia ragazza, con cui ero da soli 5 mesi, ha tentato il suicidio.
Dopo un' estate meravigliosa insieme (ci siamo conosciuti a inizio giugno, per me ha lasciato il ragazzo con cui era da oltre dieci anni) è scesa in una spirale di ansia e depressione (mi aveva raccontato di averne già sofferto anni addietro, ma che in cura da uno psichiatra era riuscita ad arginare la situazione).
Mi sono comportato in modo dolce, comprensivo e incoraggiante, ma vedevo che stava sempre peggio.
In autunno ha tentato, per fortuna invano.
Sono rimasto in stato di apparente calma per giorni, ma in realtà in forte shock interiore.
Quando sono andato a trovarla le ho spiegato che, secondo me, senza amore per se stessi - che rappresenta la base di tutti i rapporti - non si può amare un' altra persona, per cui ritenevo sano che anzitutto seguisse un proprio percorso di recupero, e successivamente tra di noi se ne sarebbe riparlato.
Ma che comunque intanto non mi sarei allontanato, le sarei stato accanto.
Dopo forti incomprensioni e tensioni durante i mesi successivi, ci siamo chiariti e riavvicinati, ma recentemente mi ha nuovamente allontanato in quanto non riesce a perdonarmi: avrebbe voluto un fidanzato premuroso che le stesse accanto, si è sentita lasciata sola.
Personalmente ritengo che il mio punto di vista abbia una propria logica, inoltre conoscendola da soli 5 mesi mi domandavo anche: questa persona chi è veramente?
Non volevo prendere le distanze ma capire bene.
Fosse accaduto dopo dieci anni insieme avrebbe avuto tutta la mia presenza.
Aggiungo che lei soffre di bipolarismo (accertato da un medico psichiatra) , è attualmente in terapia e ora ritiene - giustamente - di doversi prendere cura di sè prima di ogni altra cosa.
Io avevo accettato queste sue patologie, le avevo detto di non considerarle invalidanti del nostro rapporto ma di volerle stare accanto, imparando un pò alla volta a rapportarmi con lei.
Il suo astio nei miei confronti è giustificato?
E' possibile che lei abbia indotto un meccanismo di sensi di colpa nei miei confronti?
Sono in forte sofferenza perchè ora temo di non essere stato all' altezza della situazione.

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

stare vicino ad una persona bipolare è molto faticoso.
Anche perchè le fasi down sono ricorrenti, dovute alla patologia di cui soffre.

Non so se Lei ha approfondito le caratteristiche di tale patologia,
e se ne era consapevole nel momento in cui
"le avevo detto di non considerarle invalidanti del nostro rapporto ma di volerle stare accanto, imparando un pò alla volta a rapportarmi con lei."
La propria donna non è la propria paziente, come frequentemente si rischia di far diventare il rapporto in un eccesso di empatia e di comprensione.

Per capire meglio Le consiglio di leggere questo articolo, utile per documentarsi.
Lei stesso sarà in grado di rispondere alla domanda:
"Il suo astio nei miei confronti è giustificato?"
https://www.medicitalia.it/minforma/psichiatria/2-8-risposte-a-8-domande-sul-disturbo-bipolare.html

E per quanto riguarda le "persone affettivamente vicine", circa a metà troverà le "Raccomandazioni per i pazienti, familiari e amici" in:
https://www.medicitalia.it/salute/psichiatria/51-disturbo-bipolare.html

Ci sentiamo una volta letti, per gli ulteriori chiarimenti.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente
Gentile Dott.ssa,
la ringrazio per la sua risposta. Non avevo approfondito le caratteristiche di tale patologia, però io e la mia ragazza avevamo messo in chiaro che io ero il suo fidanzato e non il suo medico; allo stesso modo lei non voleva certo considerarsi una mia paziente. In teoria. Perché poi nei fatti mi ha sempre richiesto un eccesso di empatia, da andare forse anche oltre il normale rapporto di coppia. Da marzo siamo andati avanti con diversi tira e molla telefonici (la fase uno del covid non ci ha più permesso di incontrarci): ha alternato momenti in cui si riprometteva di non avere più ansie né paure, desiderando un progetto di vita insieme, ad altri in cui dalla sera alla mattina decideva di non sentirci più per un po', non sentendosi più così convinta.
Ho resistito non so nemmeno come, perché questi distacchi mi hanno provocato immensa sofferenza.
Lei prosegue la sua terapia, forse stava davvero riaprendosi alla vita e alla voglia di fare ma l' obbligo di stare a casa imposto dal decreto l'ha buttata nuovamente a terra. Ora che avremmo potuto vederci, ha deciso di chiudere, con una raffica di messaggi dai toni molto duri. Il giorno dopo si è scusata per i toni duri, e ha aperto uno spiraglio, a patto che vada anche io in analisi: mi considera un elemento di destabilizzazione per lei, mi considera non risolto ed emotivamente instabile. In pratica mi ha detto cose che le starebbero addosso come un abito di sartoria. Mi sembra che mi parli come se parlasse davanti a uno specchio, addossandomi molte colpe delle sue sofferenze. Le ho fatto presente di non escludere che, quando si parla degli altri, spesso in realtà si sta parlando di se stessi, ma la sua risposta è stata che queste sono le mie "tipiche frasi" per non prendermi le mie responsabilità.
Gentile Dott.ssa, forse quasi nessuno è veramente risolto, Bruce Lee in uno dei suoi scritti dice che "ci va una vita per conoscersi"; a grandi linee posso dire di ritenermi piuttosto soddisfatto di me stesso, sono una persona positiva, calma e serena, ma mi sto sentendo come uno che viene usato da lei come sacco della boxe su cui sfogarsi. Sono sempre pronto a mettermi in discussione, a chiedere scusa se la situazione lo richiede, a migliorarmi, ma al momento sto facendo fatica a comprendere se sto avendo un' opportunità di automiglioramento, oppure se la sua instabilità non mi stia soltanto inquinando.

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

se ha letto i materiali riguardanti il disturbo diagnosticato alla Sua ragazza dallo Psichiatra
sa che stare vicino a chi soffre di disturbo bipolare è faticoso.

Nessuno sa se stare assieme rappresenta per Lei "..un' opportunità di automiglioramento, oppure se la sua instabilità non mi stia soltanto inquinando."
nessuno può decidere al posto Suo se se la sente o no,
solo in un percorso psicologico si raccolgono elementi sufficienti per aiutarLa nella decisione.
Però attraverso l'autoosservazione dei propri sentimenti e stati d'animo se ne renderà conto,
ma anche proiettandosi avanti di alcuni anni, caratterizzati da questi eventi.

Dott. Brunialti
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