Utente 104XXX
Buongiorno sono la mamma di due bambini di 5 anni e 9 mesi.
Vorrei porvi il seguente quesito: ho i miei dubbi in base al metodo Estivill nel libro "Fate la nanna" per "insegnare" ai bambini a dormire.
Ho applicato questo metodo con la mia prima figlia quando aveva 7 mesi. Risultato: dopo la classica settimana di pianti, ha cominciato a dormire 12 ore per notte, da sola, senza storie e molto serenamente.
Ora mi ritrovo a dover riaffrontare la cosa con il mio secondo bimbo: ha 9 mesi e dorme solo se con qualcuno vicino.
Il mio problema ora è... questo metodo è giusto o sbagliato?
Non ne avevo dubbi fino a quando su internet ho trovato commenti di persone che dicono che questo metodo crea molti traumi.
Guardo la mia bimba che ora all'eta di quasi 6 anni è una bambina molto indipendente (troppo?) e matura per la sua età. Però ancora si succhia il pollice (già dall'età di 2 mesi) ed è ancora molto attaccata al pupazzo che il libro consiglia di dare al bambino in modo che associ al sonno ad un oggetto.
Spero che le mie siano insicurezze di mamma. Ma mi piacerebbe comunque sapere da un esperto se questo metodo è veramente valido o è così "traumatizzante". Non vorrei ripetere due volte lo stesso errore...
Grazie mille!

[#1]  
Dr. Armando De Vincentiis

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Gentile signora, le chiedo il perchè sente il bisogno di applicare un metodo standardizzato nel far addormentare i suoi figli?
Dr. Armando De Vincentiis
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[#2]  
Dr. Daniel Bulla

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Gentile Utente,
io non condivido l'utilizzo di un metodo standard, soprattutto con i bambini: ogni caso è specifico, ogni bambino ha le proprie ansie, come può leggere in questi articoli

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/535-ansie-e-paure-dei-bambini-parte-i.html

https://www.medicitalia.it/minforma/psicologia/537-ansie-e-paure-dei-bambini-parte-ii.html

Anche se è vero che la fermezza è efficace nell'insegnare molte cose ai bambini (compreso il dormire da soli) non bisogna confonderla con la crudeltà. Lei può insegnare al suo secondo figlio a dormire da solo, e lo può fare stando sulla porta, ad esempio, soprattutto quando il pianto diventa disperato.

Ma non segua il mio consiglio, perchè non vi conosco e non ho mai visto il vostro bimbo. Piuttosto, se non doveste riuscire da soli (ed io eviterei il fai da te quando si accorge che non sta funzionando!) si potrebbe chiedere un consiglio al pediatra, piuttosto che ad uno psicologo dell'età evolutiva.
Cordialmente

Daniel Bulla

[#3] dopo  
Utente 104XXX

Innanzitutto grazie per le risposte.
In realtà io non ho la necessità di seguire un metodo standardizzato. Semplicemente questo era l'unico metodo di cui a suo tempo ero a conoscenza e che provai perchè caldamente consigliato da altre mamme.
Ora sono un pò più grande (ero molto giovane e insicura molto di più di oggi) e ora mi vengono i dubbi.
Non ho comunque intenzione di seguire questo metodo alla lettera (non ho creato assurdi rituali per andare a letto, niente pupazzi, non conto i minuti per andare da lui, quando rientro nella stanza lo consolo accarezzandolo, ecc)
Al pediatra ho chiesto se secondo lui lasciare piangere il bambino va così male, e la sua risposta è stata che è giusto che impari a staccarsi da me per dormire.
Comunque, grazie mille!

[#4]  
Dr.ssa Ilenia Sussarellu

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Gentile Signora
condivido le posizioni caute dei miei colleghi.
Infatti ritego fondamentale che i genitori siano fermi nel far rispettare alcune regole ma credo pure che prima di esigerne il rispetto debbano essere creati i presupposti.

Intendo dire che così come non possiamo esigere da uno che non ha mai sciato di affrontare, come prima volta, una discesa da una pista nera in modo sereno allo stesso modo non possiamo chiedere ad un bambino che ha PAURA di stare tranquillo e addormantarsi da solo,di gestire l'ansia che lo assale quando si spegne la luce e lui teme che possa essere esposto a dei pericoli che per noi adulti sono inimmaginabili.

Quello che dico è ancora più vero quando i bambini in questione sono più grandi (2-3 anni) e improvvisamente, magari prima dormivano nel lettone fra mamma e papà, gli viene chiesto di addormentarsi da soli.

I presupposti di cui parlavo prima sono costituiti dalle esperienze di vita, dallo stile educativo, dalla fiducia che egli ripone nei genitori, ecc. Se questi sono presenti allora è più facile far accettare (e quindi far gestire) ad un bambino la frustrazione che deriva dal non fare le cose come egli vorrebbe.

Riguardo al metodo da lei citato credo di non essermi formata un'idea precisa dal momento in cui, francamente,non ne ho mai sentito parlare.
Tuttavia mi sono documentata e, l'unica cosa che posso sostenere, non lo condivido in virtù di ciò che ho affermato prima.
Credo che con i bambini sia necessaria la gradualità nell'acquisizione di TUTTE le competenze; d'altronde se butto in mare aperto uno che non sa nemmeno galleggiare non ha molte alternative: o rapidamente trova una strategia per soppravvivere e si salva o muore, e non mi piace correre il rischio che si verifichi la seconda eventualità..ma questo è solo il mio punto di vista.


La saluto cordialmente


Dr.ssa Ilenia Sussarellu, i.sussarellu@libero.it
Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale, Psicologo Cilinico-Forense