Utente
Salve, sono una ragazza e se sono qui a scrivere è perché sto passando un periodo buio della mia vita.
In realtà ultimamente ero abbastanza felice e soddisfatta, ma è bastato un fallimento ad una prova per ottenere un lavoro, per farmi ritornare nel vortice del pessimismo e dell'autocritica.
Purtroppo credo di essere fra coloro i quali durante l'infanzia, per un qualche motivo, si sono sentiti inadeguati con delle conseguenze non da poco sulla crescita interiore (ricordo un episodio particolare in cui ero convinta che i miei genitori stessero ridendo di me, non in mia presenza, ma purtroppo ero in camera e stavo sentendo).
Da lì ho cominciato a diventare piuttosto cattiva nei miei confronti e bastava una piccola umiliazione per farmi sentire sbagliata, imbranata e con dei problemi.
Sono cresciuta sentendomi diversa, come se io fossi l'unica a non riuscire a legarmi agli altri bambini/ragazzi come invece facevano i miei compagni, oppure seppur riuscendoci, sentivo dentro di me un qualcosa che mi faceva sempre stare "in allerta", come se fossi guidata da una voce interiore che mi diceva di stare attenta a non apparire troppo timida, poco sveglia con il rischio di venire poi denigrata dagli altri.
Seppur poche, il fatto di avere delle amicizie mi aiutava a sentirmi "normale", ma nonostante ciò vivevo la vita sentendomi un gradino sotto agli altri e purtroppo tutt'ora è così.
Dopo la laurea, ho lavorato fra alti e bassi, ma da circa un anno a questa parte sembrava fossi riuscita ad ottenere il posto di lavoro tanto ambito e che mi dà la soddisfazione che cercavo.
Il fatto è che per guadagnarmi il tempo indeterminato devo fare dei concorsi e ovviamente vincere.
Il problema è proprio questo, studio e riesco ad arrivare fino ad un certo punto, a superare delle prove ma nel momento in cui sono allo step finale e devo affrontare una commissione, mi blocco.
Vado in tilt e faccio una brutta figura dalla quale poi riprendermi è davvero faticoso.
Affronto queste prove piena di ansia, pessimista, perché sembra che io già sappia che probabilmente non andrà bene e così puntualmente accade, eccetto rare eccezioni.
Quando è l'ora di essere interrogata ci sono dei momenti in cui nemmeno le cose più banali mi escono e inevitabilmente passo per una totale stupida.
Dopo il fallimento, i primi pensieri che mi assalgono sono il non meritarmi nemmeno il posto in cui sono tutt'ora, l'essermi rovinata la reputazione, l'avere dei limiti mentali e quindi non essere abbastanza intelligente per svolgere questo lavoro.
Ho dato e darei tutto per ottenerlo ma in queste condizioni mi viene solo voglia di buttare la spugna e andarmene con la coda fra le gambe derisa o comunque giudicata dai miei colleghi che, a differenza mia, ce l'hanno fatta.
So che avrei bisogno di aiuto per aumentare la sicurezza in me stessa e la mia autostima, ma ci ho già provato ed è tutto inutile, credo che non riuscirò mai a cambiare.
Grazie a chi leggerà.

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazza,

visto e considerato che è riuscita a concludere l'Università, a laurearsi,
non risulterebbe così bloccante l'ansia che La prende di fronte all'esame. Esami ne ha superati tanti e ce l'ha fatta.
Forse il Suo pessimismo La porta a vedere unicamente il "mezzo vuoto" del bicchiere,
ma il Suo bicchiere è pur sempre a META': metà vuoto o metà pieno? Dipende dallo sguardo, dal colore delle nostre "lenti" interiori.

"So che avrei bisogno di aiuto per aumentare la sicurezza in me stessa e la mia autostima, ma ci ho già provato ed è tutto inutile, credo che non riuscirò mai a cambiare.."
A quali tentativi si riferisce? Ha effettuato già un percorso psicologico? di che tipo o approccio?

Cordiali saluti.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente
Buonasera,
Innanzitutto La ringrazio per avermi risposto. Credo che Lei abbia centrato in pieno il problema parlando di pessimismo, perché purtroppo tendo a quello quando mi pongo degli obiettivi che poi non riesco a raggiungere. Lei ha ragione, ho superato tanti esami all'università e anche con successo (non mi è mai capitato di fare scena muta e bloccarmi, li ho sempre superati). È come se fino a 5 anni fa il mio obiettivo più grande fosse quello di laurearmi, e una volta raggiunto mi sia ritrovata spaesata e con la domanda "e adesso?". Ecco che sono subito andata alla ricerca di un successivo obiettivo, ovvero un lavoro inerente al mio percorso di studi, per il quale ho dato veramente tanto. Purtroppo (o per fortuna?) ho sempre preteso tanto da me stessa, forse anche per convincermi che in realtà io valgo, che quello che negli anni ho percepito intorno a me dalle altre persone, forse non sia poi così vero. Il fatto è che poi io stessa sono la prima a dubitare delle mie capacità e ad autocriticarmi. Voglio superare un concorso e sto dando tutto per riuscirci, entro in graduatoria ma non basta perché non arrivo abbastanza in alto. Mentre vedo altri che magari a volte fanno anche peggio di me, ma poi alla fine riescono ad arrivare in cima. Ma io mi perdo, al momento dell'orale non mi vengono in mente le cose, sono troppo agitata e poi mi sento stupida e mi convinco di non meritarmi il posto perché appunto limitata mentalmente.
Riguardo alla sua domanda, in passato ho fatto un percorso psicologico ma per altri motivi, e ne ho comunque approfittato per parlare anche di questo. Si trattava di una terapia EMDR, la quale mi è servita sì ma evidentemente non a sufficienza per il tema che stiamo trattando adesso. Ma vorrei evitare di impegnarmi economicamente in un altro percorso perché penso sarà abbastanza lungo. In alternativa sto leggendo dei libri che trattano di autostima e sicurezza in sé stessi. Lei crede che in tal caso potrebbe essere utile una terapia cognitivo-comportamentale?

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

una precisazione a proposito della "terapia EMDR".
NON si tratta di un tipo di terapia, bensì di una tecnica da utilizzare (come altre) all'interno di una psicoterapia, che deve essere svolta - ovviamente, se si tratta di psicoterapia - da un/a Psicologa che sia anche Psicoterapeuta.

Riguardo all'ultima domanda, ritengo potrebbe sperimentare un percorso di psicoterapia breve focale, ad es. *integrata*, che,
abbinando quanto ritiene il meglio dei differenti approcci, raggiunge interessanti risultati ma solo quando il pz. è fortemente motivato al cambiamento,
e dunque disponibile ad impegnarsi tra una seduta e l'altra.
Per documentarsi al proposito:
https://www.medicitalia.it/minforma/psicoterapia/533-mini-guida-per-la-scelta-dell-orientamento-psicoterapeutico.html .

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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[#4] dopo  
Utente
Buongiorno,
Mi scuso per il ritardo con cui rispondo, credevo che la sua risposta potesse essere esauriente ma nella giornata odierna ho vissuto un episodio che mi ha fatto scattare nuovamente un campanello d'allarme. Si tratta di un evento che credo sia causato da fobia sociale, e in particolare tornando al mio passato ricordo che mi succedeva di avere forti tremori quando, in mezzo ad un gruppo di persone, stavo tenendo in mano un oggetto quale ad esempio un bicchiere. Questo mi procurava non pochi disagi come può immaginare. A distanza di qualche anno, in cui sembrava andasse meglio, proprio stamattina mi è successo di trovarmi a bere un semplice caffè sul luogo di lavoro con altre persone e mi sono ritrovata in forte difficoltà. Tant'è che ora la mia preoccupazione più grande è il fatto che loro se ne siano accorti, con tanto di giudizio pessimo nei miei confronti. Questo disturbo è iniziato con un episodio che ricordo bene, e da lì mi è rimasta la paura che possa accadere ogni volta che mi trovo in compagnia di altre persone. Mi potrebbe indicare la terapia più adeguata per questo problema? La ringrazio.

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Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

La risposta è già in # 1 e 3,
di un mese fa ormai.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
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