Utente
Gentili Dottori,
Sono una ragazza di 21 anni e studio psicologia.

Durante gli anni della mia adolescenza ho sofferto di anoressia nervosa; terminato questo periodo ho iniziato con gli attacchi di panico, per arrivare ad oggi con una grande ansia perenne che si riflette su quasi ogni aspetto della mia vita.
A volte durante le lezioni devo smettere di ascoltare il professore perché anche solo la descrizione di alcune patologie fa scatenare in me la profonda angoscia di soffrirne.
Ogni tipo di dolore mi riporta alla possibilità di avere un tumore o qualcosa del genere (avrò fatto una sessantina di visite solo quest’anno).
Quando mi metto a letto la sera, ogni qual volta che mi viene sonno e percepisco il rilassamento dei miei muscoli mi sveglio di colpo, per paura di addormentarmi.
Ho paura di morire nel sonno, che mi venga un infarto o un ictus, e ovviamente inizio a percepire sintomi psicosomatici legati a ciò.

Ho svolto un percorso di cinque anni di psicoterapia, che devo dedurre non mi abbia aiutato.
Dunque la mia domanda è, come posso uscirne?
Quale strada tentare?

Vorrei riprendere in mano la mia vita e dare il meglio che posso, ma questa situazione mi blocca letteralmente, impedendomi di condurre una vita normale.

Grazie,
Francesca

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Buongiorno Francesca,

è proprio vero che talvolta si frequenta la facoltà di Psicologia nel tentativo di aiutare se stessi.

Quali obiettivi erano stati posti nel corso della psicoterapia quinquennale?
di quale orientamento era la Psicoterapeuta?
quale la frequenza delle sedute?
Ci dice che "..la psicoterapia non è riuscita ad aiutarmi.",
ma Lei ha fatto il possibile per aiutare se stessa durante il percorso?
Ed inoltre: è stata effettuata una visita psichiatrica per verificare l'opportunità di assunzione di farmaci?

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
www.linkedin.com/in/brunialtisessuologaclinica/

[#2] dopo  
Utente
Buongiorno,
Intanto La ringrazio molto per la sua tempestiva risposta.
Probabilmente in parte ciò che dice è vero, ma sono sempre stata spinta dalla voglia di aiutare altre persone che, come me, non riescono a vivere "bene".
In ogni modo gli obbiettivi principali della terapia ruotavano attorno al mio ruolo all'interno della mia famiglia per poi lavorare sul graduale distaccamento dalla stessa. Il problema è circa due anni fa i miei genitori si sono separati improvvisamente, e sia per cause economiche che per ragioni di tempo (dovevo seguire mia madre, che per lungo periodo ha minacciato di uccidersi quando non fossimo io o mio fratello stati a casa, tanto che per un periodo durato mesi sono uscita solo per fare la spesa) ho dovuto smettere la terapia. Ho iniziato le sedute a 15 anni e sinceramente non saprei dirle di quale orientamento fosse la psicoterapeuta, mi spiace. Comunque la cadenza delle sedute era setrimanale, e per qualche periodo abbiamo intensificato a due sedute a settimana.
Io credo di essermi impegnata a fondo nella terapia, svolgevo tutti i "compiti" Che mi venivano richiesti (ad esempio la trascrizione dei sogni alla mattina) e soprattutto ho sempre creduto molto nella terapia e nella mia terapueta, che stimo molto.
Ho provato a parlare con i miei genitori riguardo ad un consulto psichiatrico (in quanto non sono economicamente indipendente) ma la loro risposta è sempre stata che sono troppo giovane per ricorrere a terapie farmacologiche e che (cito) "il problema è tutto nella mia testa, devo solo darmi una calmata".
Fosse facile!!!!

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile ragazza,

dispiace sia che i Suoi genitori non comprendano le Sue necessità,
sia che Lei non riesca a farsi prescrivere la visita psichiatrica in autonomia dal medico di base (in questo caso si paga solo il ticket, pochi euro).
Posso intuire che forse non è del tutto risolta la problematica che
".. gira attorno al mio ruolo all'interno della mia famiglia per poi lavorare sul graduale distaccamento dalla stessa..".

E dunque con questi vincoli
non ci rimane che darLe una risposta in via "generale".
Fatta la diagnosi da parte dello Specialista,
generalmente risulta efficace l'abbinamento della
. psicoterapia (orientamento da definire anche in rapporto alla diagnosi)
. con la la terapia farmacologica quando ritenuta opportuna o necessaria.

Grazie dell'apprezzamento, peraltro gradito.

Saluti cordiali.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
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