Utente
Buongiorno.


Sono una ragazza di 26 anni.

All'età di 11 anni ho subito un lutto, dopo il quale ho iniziato a soffrire di ansia e di attacchi di panico, soprattutto nelle situazioni dove sentivo di non avere il controllo.

Sono stata seguita da uno psicologo nei successivi anni, senza, però, ottenere grandi risultati.

Nel tempo, ho fatto esperienze che mi hanno permesso di prendere, con molta fatica, consapevolezza.

Ho imparato a conoscere la mia ansia e a gestirla.

Da circa un anno, però, mi sono accorta di non riuscirci più.

A inizio 2020 ho, così, deciso di affidarmi nuovamente ad un professionista, il quale, dopo le prime sedute, mi ha diagnosticato un DPTS, causato, per l'appunto, dal lutto vissuto in età preadolescenziale.

Mi ha proposto di utilizzare la tecnica dell'EMDR, di cui io non avevo mai sentito parlare.

Ho voluto fidarmi e abbiamo cominciato questo percorso.

Dopo la prima seduta, non ho notato alcun cambiamento.
Anzi, mi ero quasi convinta che, con me, non funzionasse.

Dopo la seconda e la terza seduta, mi è crollato, letteralmente, il mondo addosso.

Ho cominciato a vivere costantemente con un forte senso di angoscia, avvertendo una senso di "morte addosso", ovvero quella sensazione che si prova subito dopo aver subito un lutto.

Ho cominciato ad avere paura di perdere le persone che amo, soprattutto i miei genitori e il mio cane, con cui condivido la quotidianità, e il mio fidanzato.
Avverto, costantemente, la sensazione che debba accadergli qualcosa da un momento all'altro, nonostante siano tutti in salute.

Ho, inoltre, cominciato ad avere paura del futuro, di ritrovarmi, un giorno, ad essere una vecchina sola.

Ho sempre desiderato, e desidero tutt'ora, avere dei figli, ma se mi proietto in là nel tempo, l'immagine di me che ho è proprio quella di una persona sola.

I miei genitori hanno circa 30 anni in più di me, forse, probabilmente, lasceranno questo mondo prima di me.

Il mio fidanzato, che sarà presto mio marito, temo che verrà a mancare prima di me.
Forse perché, attorno a me, ci sono solo situazioni in cui ci sono vedove, piuttosto che vedovi.

Ho un'enorme paura della morte, perché è l'unica cosa certa ed è per sempre, ma anche della solitudine e della sofferenza.

Ho scoperto di avere delle paure che non pensavo di avere, perché prima d'ora non avevo mai pensato a tutto questo.

E' possibile che sia causa di questo percorso con EMDR?

E' possibile che sia una fase transitoria?
Della serie "per vedere l'arcobaleno bisogna sopportare la pioggia"?

Temo di aver peggiorato la situazione, in quanto mi sto accorgendo di stare peggio ora di prima della psicoterapia.

Ho continue crisi di pianto, l'umore a terra e fatico a sorridere.

Ho persino perso il sonno e l'appetito, in quanto ogni momento della mia giornata è accompagnato da questa negatività.

Vi ringrazio anticipatamente dell'attenzione, Arizona

[#1]  
Dr.ssa Angela Pileci

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Gentile signora,

sono un po' perplessa nel leggere il Suo post.
Lei riferisce lo stato ansioso da circa quindici anni, a seguito di un lutto. Dopo diversi percorsi psicoterapici senza beneficio, ora Le viene proposta la tecnica dell'EMDR, dopo la diagnosi di DPTS.

Vorrei chiederLe che tipo di lavoro psicologico ha fatto negli anni precedenti e che non hanno portato nessun benificio: quali obiettivi erano stati fissati?

Mi preme chiarire che l'EMDR è una tecnica (e non un tipo di psicoterapia) che può affiancarsi ad una psicoterapia per aiutare il paziente a superare un evento traumatico.

Un lutto è senz'altro un evento stressante, ma non sempre un evento traumatico.
Infatti, il DPTS descrive un tipo di stress che è decisamente diverso dallo stress che mediamente proviamo dopo un lutto.

Come mai quel lutto è un evento traumatico? Ne vuole parlare?

Cordiali saluti,
Dott.ssa Angela Pileci
Psicologa,Psicoterapeuta Cognitivo-Comportamentale
Perfezionata in Sessuologia Clinica

[#2]  
Dr. Francesco Saverio Ruggiero

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Una condizione di malattia di così tanti anni avrebbe richiesto una valutazione psichiatrica ed un trattamento.


Il peggioramento può essere stato slatentizzato dalla tecnica utilizzata ma la patologia è sempre stata presente in modo costante e ciò ne ha consentito una cronicizzazione.

La visita psichiatrica e la terapia conseguente possono essere di ausilio alla risoluzione della problematica di salute in cui versa.


Dr. F. S. Ruggiero


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