Utente
Sono fidanzata da 4 anni (25 anni io, 26 lui).
I primi due anni, tutto perfetto, complice la novità e l'innamoramento.
Dal terzo anno si sono verificati alti e bassi, fino a sfociare a tira e molla, brevi separazioni e ritorni (sempre decisi da lui).
L'ultimo risale a poche settimane fa.

Le cause: mia gelosia (per suoi atteggiamenti "libertini" e scarso tatto), insicurezza verso il futuro, costante necessità di rassicurazioni e bassa autostima; sua irascibilità, punte di egoismo, pessimo rapporto con la famiglia e gestione di relazioni a lungo termine.

La dinamica è sempre la stessa: a fine di un litigio, trovo il coraggio di far notare (nel modo sbagliato, con frecciatine, rabbia, nervosismo) tutto ciò che mi pesa dei suoi comportamenti, tutte le preoccupazioni che il suo carattere (molto umorale e altalenante) mi provoca.
Non viviamo ancora insieme, ma vorremmo progettarlo.
Paradossalmente, quando passiamo tempo insieme, non litighiamo mai.
Succede tutto al telefono.
Quando succede, sparisce per ore o per giorni, e non posso contattarlo, perché deve "sbollirsi".

Lui è una persona emotivamente instabile ed indecisa.
Non gli attribuisco alcuna colpa per questo, specialmente per il fatto che io, dal canto mio, ho poca autostima e tanta negatività che mi porta a vedere solo il peggio.

Da qualche mese lui ha espresso il desiderio di andare a cercare lavoro all'estero.
Qui non trova nulla, e l'estero sembra essere la sua salvezza.
Vorrebbe lo seguissi (senza un programma nemmeno abbozzato), e lo vorrei, ma ciò significherebbe abbandonare tutto quello che ho: la famiglia, le amicizie e il mio lavoro (precario, ma pur sempre stabile ancora per qualche anno).
La sua instabilità nei miei confronti mi frena.
Non sembrano esserci compromessi: se mi rifiutassi di seguirlo, non credo avremmo molte chance né di una relazione a distanza, né di un suo ripensamento a rimanere.
Quando si parla dell'estero (senza ancora un progetto!) , vengo assalita dall'ansia e piango.
E qui parte la sua frustrazione nel vedermi così debole ed insicura su argomenti a detta sua "risolti", perché se ne è parlato più volte (la decisione comune è di non lasciarci, ma il come gestire questa situazione ancora non lo sappiamo, fino a quando non ci saranno effettivamente novità, ossia quando lui troverà lavoro all'estero), e non tollera la mia negligenza nel reagire in maniera diversa.
Tutta questa mia ansia (provocata principalmente dalla sua instabilità) se la sente addosso e non può, dice lui, sopperire all'emotività di due persone.

Non so davvero più come comportarmi.
Se mi tengo tutto dentro, implodo.
Se esprimo tutto quello che sento, va tutto in rovina.
Lasciarlo sarebbe sicuramente la soluzione migliore, ma teniamo davvero molto l'uno all'altro, nonostante i litigi, e lui dice di amarmi e di esserne sicuro.
Attendo un suo cambiamento per quanto riguarda la sua irascibilità e instabilità, ma sembra non arrivare mai.
Ed io, l'ansia, in questo modo non la sconfiggerò mai.

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Dr.ssa Elisabetta Fazzari

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Salve, la sua ansia dipende da lei e non dal suo ragazzo!
Le spiego meglio: l'ansia è fatta di pensieri ed emozioni.
Queste sensazioni di chi sono, a chi appartengono?
A lei. Certo, ci sono degli antecedenti, degli episodi che provocano la sua ansia, ma questa emozione e il modo in cui lei reagisce possono essere gestiti in maniera più utile.
Mettendo da parte la questione ansia, mi sembra che in questo script metta in primo piano il suo fidanzato. E lei dov'è? Quali sono i suoi interessi, hobbies, passioni, mete?
Comprendo che questa relazione sia importante, ma è necessario prima di tutto occuparsi di sè e capire bene cosa vuole costruire per il suo futuro.
Mi sembra che il suo fidanzato abbia già le idee chiare, con o senza di lei.
E' opportuno che indaghi nel profondo qual è la sua direzione di vita prima di fare una scelta. Pensi a sè e al suo futuro.
In bocca al lupo!
Dr.ssa Elisabetta Fazzari
Psicologa,Psicoterapeuta
https://www.fazzarielisabetta.it/