Utente
Salve a tutti.
La mia domanda è un po' particolare ma sto attraversando un momento relativamente critico.
Andrò al dunque: sono un ragazzo di 28 anni e sono quasi due anni che seguo una terapia psicologica.
Prima del mio attuale terapeuta seguii un altro anno e mezzo di psicoterapia, periodo nel quale però ho cambiato tre terapeuti diversi.
Quello attuale è il quarto.
Non vi sto a dire i motivi per il quale ho intrapreso il percorso (di base si parla di ansia, fobie e attacchi di panico, ma non è importante in questa sede), ma ultimamente sto avendo qualche dubbio, o meglio, tra i tanti momenti in cui ho dubitato questo è quello più insistente.
Sono arrivato cioè in un momento della terapia in cui non capisco se non ho più la grinta e la voglia di prima di voler affrontare la terapia (è come se mi sentissi annoiato, come se fosse diventata ormai una routine monotona) oppure se, non vedendo i risultati che vorrei, sto riscontrando una sorta di resistenza/sfiducia nei confronti del mio psicologo.
Essendo entrato in una sorta di abitudine (dopo 3 anni di psicoterapia in generale le cose che escono fuori, gira che ti rigira sono sempre le stesse) non riesco, cioè, più a capire se è lui che non va, oppure se sono io che non vado, se è il percorso in generale... insomma non capisco.
Per farla breve, come capire che il percorso che si sta intraprendendo è giusto per noi oppure no?
Ovviamente di questi dubbi ne ho già parlato con lui, e la sua risposta è stata la seguente:"È normale, sei arrivato nel punto in cui la responsabilità del tuo cambiamento sta solo a te, ma non ti senti ancora pronto di cambiare, per cui vedi che la tua vita si è fermata, che i disturbi peggiorano e Proietti questa sofferenza e questo fallimento sulla terapia e quindi su di me.
Potrai cambiare tutti i terapeuti che vuoi, ma prima o poi ti ritroverai sempre ad affrontare questa fase, e finché non l'affronterai come si deve si ripresenterà sempre e comunque, e con chiunque".
Il suo discorso ha perfettamente senso, ma il fatto è che dopo 4 terapeuti, una cosa che ho capito è che la psicoterapia è la scienza più inesatta del mondo, e come può migliorare la vita di una persona può anche peggiorarla (qualora il terapeuta adottasse metodi inadeguati).
Ma il punto è proprio questo: la funzionalità della terapia si basa sulla fiducia, e la fiducia può portare anche a "credere" alle tesi sbagliate del tuo psicologo.
A questo punto sorge la mia domanda: come capirlo?
In questi due anni ho sicuramente avuto dei miglioramenti, raggiunto tante consapevolezze, ma è anche vero che alcuni disturbi sono aumentati di intensità.
È normale?
Non è normale?
Sono io che mi sto impuntando a non affrontare il problema vero?
È lui a non essere adatto?
Sono io che dopo 3 anni di terapia e 4 psicologi diversi, rifiuto la possibilità di poter ricominciare con un altro professionista?
Come vedete, i dubbi e le domande mi assillano.
Qualcuno può aiutarmi a fare chiarezza?
Grazie infinite!

[#1]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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Gentile utente,

ma - a parte le domande sul Professionista -
si è fatto mai delle domande su di sè?

La psicoterapia serve a *cambiare*
- almeno secondo l'approccio che io seguo e pratico -
però il cambiamento sta nelle mani del paziente
aiutato dallo Psicoterapeuta.
Come avrà inituìto, condivido la risposta del suo attuale Psicoterapeuta.

Ed inoltre più terapeuti cambia e più le resistenze si rinforzano.

Ci pensi.
Dott. Brunialti
Dr. Carla Maria BRUNIALTI
Psicoterapeuta perfezionata Sessuologa clinica, Psicologa europea.
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[#2] dopo  
Utente
Intanto la ringrazio per la celere risposta. Di domande me ne faccio continuamente, forse anche troppe, e credo che sia questo uno dei tanti ostacoli. Tendo a mettere in dubbio qualsiasi cosa, anche l'indubitabile, quindi tutto ciò che mi circonda, che mi riguarda e che fa parte di me è sempre oggetto di domande. Il punto è che non portano mai a risposte soddisfacenti o, per lo meno, a risposte positive (da ansioso quale sono gli esiti delle mie auto-analisi sono sempre negativi). Ma a questo punto mi sorge spontanea la domanda: cosa intende di preciso? Quando mi chiede se mai ho posto delle domande a me stesso si sta riferendo a qualche cosa in particolare? La ringrazio nuovamente!

[#3]  
Dr. Carla Maria Brunialti

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"..Quando mi chiede se mai ho posto delle domande a me stesso si sta riferendo a qualche cosa in particolare?.."

Mi sembra chiaro leggendo tutta la risposta:
.. su di sè e sulla propria determinazione al cambiamento.
Cambiare terapeuta non sempre serve a cambiare se stessi ...
Probabilmente è una conseguenza del "dubitare su tutto"
e dunque mantiene e rinforza il sintomo.

Ne parli nuovamente col Suo Terapeuta,
più di questo online non è possibile.

Dott. Brunialti
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