Utente
Salve,
Sono una ragazza di 29 anni e da un po’ di tempo soffro di disturbi d’ansia.
Non so se definirli attacchi d’ansia o altro.
Ho provato in tutti modi a fare finta di nulla e a credere che prima o poi sarebbe cambiato tutto.
Fino a poco tempo fa, ero una ragazza felice.
Non mi mancava nulla... sono bella, simpatica e laureata.
I problemi sono nati in seguito al mio matrimonio prematuro (che non volevo ma che ho fatto) e divorzio successivo.
Nonostante fossi ancora all università quando mi sono sposata sono riuscita a laurearmi e ad andarmene di casa.
Ho vissuto un inferno in quegli anni dei quali mi vergogno anche a parlarne ai ragazzi con i quali esco, ma ormai anche ce ne fosse l’occasione non lo faccio più perché mi sento una stupida.
Ho vissuto 2 anni in una casa con un uomo che non mi ha toccata, sfiorata... in poche parole matrimonio non consumato.
Mi denigrava verbalmente e sottilmente per poi riempirmi di regali e tenermi la dentro.
Naturalmente se scrivo qua ora non ha funzionato ma mi rendo conto, con il passare degli anni che questo mi ha condizionato e sta tuttora condizionando la mia vita.
Ogni notte ripenso agli anni passati e vorrei tornare indietro.
Poi la mattina mi alzo e cerco di non pensarci.
Sorrido tanto soprattutto in mezzo alla gente e tutti credono che io sia la solita ragazza bella, che ha tutto dalla vita o che se solo vorrebbe lo potrebbe avere e invece ogni volta che rido vorrei morire e ogni volta che parlo cerco di mascherare la mia vera tristezza con tanto rumore e sfacciataggine.
Ogni tanto ho attacchi di pianto improvvisi, pensieri brutti e penso che è tutta colpa mia e so che è così.
Sono 5 anni che sono single e ora che è passato così tanto tempo da una relazione vera sto cominciando a credere che non l’avro mai più.
Paradossalmente nonostante piaccia a tutti, quando inizia a interessarmi un uomo, per quell’uomo io non esisto... Alla fine è come se vedessero il nulla perché sto cominciando a credere che forse sono il nulla.
Sono diventata così triste dentro che forse chi ha un po’ più di empatia capisce che in me c’è qualcosa che non va.
Vorrei solo capire cosa devo fare per sentirmi meglio... ho provato a non pensare più al mio passato.
Ho provato a dire che tutti commettiamo degli sbagli... ma alla fine comincio a credere ora che sono solo sbagliata io.
Non riesco a capire perché una come me che aveva tutto davanti ha finito per trovarsi così in basso.
Vorrei sorridere di nuovo davvero e parlare con un uomo senza provare vergogna di dire sono divorziata.
Perché anche se siamo nel XX secolo di questo cazzo un divorzio a 20 e senza figli è come rompere un sacramento poco importa se tuo marito era un bastardo che andava ad escort.
Anzi se glielo dici (capitato rare volte) ti guardano anche schifata... quasi come per dire e tu stavi con uno così ?
È come se ora non avessi più possibilità di scelta, perché una così come me ha qualcosa che non va

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Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
i casi di matrimonio come il suo non sono, per fortuna, frequenti, tuttavia mentre la leggevo me ne venivano in mente altri tre di cui ho notizia dalla viva voce delle donne coinvolte.
Tutte erano state indotte a sposarsi precocemente e tutte si sono trovate davanti ad una situazione non ipotizzabile, che ovviamente non hanno saputo come gestire.
Altrettanto ovviamente, il partner, sempre maggiore d'età e consapevole della propria "anomalia comportamentale" (non è questa la sede per fare altre diagnosi) non aveva altra scelta se non quella di buttare la colpa addosso alla compagna, la quale, innamorata, sgomenta, stordita dai fatti che non sapeva come interpretare, gli credeva, e quindi non cercava nessun aiuto, e sempre più convinta di essere in torto, non si confidava con nessuno.
Questa "complicità" della vittima col suo aguzzino è nota.
Accade ai bambini abusati, convinti dai persecutori che la colpa è loro perché sono "bambini cattivi".
Accade a molte donne maltrattate e a quelle abbandonate dal compagno anche dopo anni di convivenza e la nascita dei figli: a quel punto si convincono di non essere abbastanza attraenti o non abbastanza amabili e così via.
In forma paradossale, quest'accettazione della propria condizione anomala è espressa nel romanzo "Rosamary's baby", dove la protagonista ha una gravidanza dolorosa quanto atipica, ma viene indotta da tutti quelli che ha intorno, ginecologo per primo, a non confidarsi con le amiche, a non parlarne con nessuno, etc.
Se il romanzo, e il film che ne segue, sono così coinvolgenti, non è per la suggestiva idea da cui nasce il racconto, ma per la verosimiglianza dei sentimenti che la protagonista prova. Essendo molto umani, li possiamo comprendere tutti.
Venendo al suo caso, lei non fa cenno ad alcuna psicoterapia (proprio quella che invece ha salvato le tre donne che le citavo sopra).
Le sue parole "ho provato a non pensare più al mio passato. Ho provato a dire che tutti commettiamo degli sbagli..." sono il rifiuto di elaborare realmente la vicenda che l'ha colpita, il che è possibile solo attraverso una psicoterapia.
In assenza di una comprensione reale di quello che è stato, di chi era lei allora, chi era l'altro, quali sono state le reazioni dei suoi genitori a questo matrimonio, etc., lei ha giustamente dentro un "vuoto" che è anche -ma non solo- la paura di misurarsi di nuovo con l'abisso.
La gente comune poi è molto poco empatica: vede solo la facciata, e non sa che ad essere scelte da certi "mostri" sono proprio le donne belle, vincenti, apparentemente (e ingenuamente?) sicure di sé.
Quanto agli uomini, interessandosi a lei sentono probabilmente che qualcosa non va, ed è giusto che lo avvertano: non perché lei abbia qualche colpa o difetto originario, ma perché sarebbe un robot, se avesse attraversato l'inferno senza rimanerne scottata. Anche qui, solo un'accurata terapia può appurare e farle accettare, momento per momento, quali sono le sue modalità "perdenti", per correggerle a poco a poco.
Trovi un bravo psicoterapeuta. Le consiglierei di portare con sé la lettera che ci ha scritto, senza alterarla. La conservi sempre.
Avrà forse notato il lapsus in cui è incorsa: "Perché anche se siamo nel XX secolo di questo cazzo un divorzio a 20 e senza figli è come rompere un sacramento poco importa se tuo marito era un bastardo che andava ad escort".
Oltre alla parola che le è sfuggita senza nesso col resto, di nuovo si vede un suo tentativo di spiegazione degli eventi del tutto insufficiente: altri mariti "vanno ad escort", ma non per questo lasciano non consumato il loro matrimonio.
Il fatto che ci ha scritto vuol dire che qualcosa finalmente si è mosso dentro di lei. Non brancoli più nel buio delle sue false certezze e cerchi l'aiuto che le occorre per uscire alla luce.
Auguri, con tanta comprensione e solidarietà.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Gentile Dott.ssa la ringrazio molto per la sua risposta. In realtà come lei ha ben capito è la prima volta che scrivo ad uno specialista .. sebbene one line. In verità sono due i motivi per i quali credo non andrò mai. Da un lato la mia famiglia.. mia madre buona come il pane e mio padre disinteressato ma entrambi molto pressanti e presenti ora nella mia vita dal lato economico dato il mio precariato. Ciò significherebbe dirglielo o quanto meno dovergli mentire e la verità è che nonostante ripeti spesso a mia mamma che sono triste, depressa e che non riesco più ad andare aventi mentendo lei mi ripete comunque che sono una stupida perché sono bella, intelligente e ho tutto e solo un ingrato potrebbe pensare di non avere nulla da perdere. Quanto detto per loro sarebbe una sconfitta vedermi entrare da uno psicoterapeuta per le loro vedute. Ora il secondo motivo è legato con il primo.. poiché nonostante ciò potrei andare e trovare un modo per fare delle sedute ma la verità è che ho troppa vergogna e timore di essere giudicata. Ed infatti ieri notte ci ho messo tre ore ad inviare un messaggio anonimo. E questo mi rinvia al primo .. se ci andassi e provassi vergogna sarebbe peggio perché non avrei neanche l’appoggio dei miei che mi guarderebbero allo stesso modo. Ho provato e riprovato a parlarne nell’ultimo periodo a dire che mi sento sbagliata anche, ma naturalmente da madre lei risponde che sono gli uomini che mi scelgo ad essere sbagliati. Lei mi ama e lo so e non può vedere più che altro di questo. Detto ciò la ringrazio per il consiglio e spero con tutto il cuore di trovare il modo anche di superare questa vergogna o di uscirne.
Un abbraccio sentito

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
non per caso nella mia risposta avevo citato i suoi genitori: quasi sempre, alle spalle di scelte matrimoniali infelici, c'è un atteggiamento genitoriale inidoneo a favorire nei figli la maturazione e l'autonomia.
Nel suo caso, una sorta di ricatto morale morbido determina l'invischiamento: in pratica, lei ha così paura di perdere l'amore di sua madre che accetta tutto, e lo attribuisce allo scopo di "fare il suo bene".
Ma si sente davvero bene? Quali prospettive vede, nel suo futuro? Data l'età che dichiara, quando ha intenzione di crescere, di essere e sentirsi indipendente, di fare le sue scelte in autonomia? E sua madre come pensa di aiutarla davvero, in questo? Non le sembra curioso che per un qualunque disturbo fisico, perfino un'unghia incarnita, si ricorra allo specialista, e per un'infelicità spinta fino a pensieri suicidi si abbia la pretesa di cavarsela da soli?
Non si accorge che ha potuto scegliere come marito uno psicotico, e restarci due anni, proprio perché era stata allenata alla passività e alla dipendenza nella sfera familiare?
L'unica possibilità per accedere ad una psicoterapia è quella di farlo come primo atto di autonomia, senza dire proprio nulla a nessuno. Penso che abbia un lavoro o che possa procurarselo, anche minimo e precario.
In ogni caso, alle ASL e al Centro di Salute Mentale potrà fruire di una serie di colloqui gratuiti o a prezzi minimi, se sarà il suo medico di base a prescriverglieli.
Ogni resistenza a tutto questo è il sintomo di una mancata crescita, e lei lo capisce bene anche da sé.
Certamente va affrontata la "vergogna" del parlare allo psicologo: dopotutto si tratta di un ambiente protetto e di una persona abituata ad accogliere ogni sorta di confidenze. Va affrontato anche il dolore di rivangare il passato, e il dolore di dover ristrutturare certe verità dei rapporti familiari, che forse non erano così protettivi, se non l'hanno protetta, giovanissima, da un matrimonio tossico, e non la proteggono ora dal rischio di un'esistenza inutilmente infelice.
Tra l'altro, nella sua prima email a proposito del suo divorzio diceva "è come rompere un sacramento". Ma un matrimonio non consumato per la chiesa cattolica NON è un sacramento, e va annullato. Se si è sposata in chiesa ed è religiosa, avrà seguito questa procedura, il che dovrebbe averle dato l'occasione di parlare anche con un sacerdote esperto.
E' ancora in tempo per farlo. Se non ha seguito questa strada, si chieda perché.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it