Utente
Scrivo qui perché non riesco a capire cosa mi stia succedendo nell'ultimo mese.
Sono sempre stata una ragazza volenterosa, piena di energia e con tanta voglia di lavorare e studiare per riuscire ad essere il più indipendente possibile.
Quest'anno è stato l'anno dei cambiamenti: sono successe diverse cose che credo mi abbiano segnato: dalla quarantena, vedere mia madre in crisi tra troppi via vai per lavoro, fino ad arrivare alla separazione della compagna di mia madre con cui stava assieme da 10 anni (la reputavo come una sorella maggiore).
Arrivata a maggio ho ripreso a lavorare tranquillissima e soddisfatta della mia scelta, fino a quando da un giorno all'altro ho iniziato a stare male (fine giugno).
Non volevo più andare a lavoro poiché mi portava solo ansia e malessere.
Dopo aver dato le dimissioni, mi sono sentita rinascere, nonostante ci fosse ancora un pizzico di tristezza data dal fatto che sembrava che non mi riconoscessi più.
Passata qualche settimana ho iniziato a lavorare in un posto diverso, oltretutto molto più comodo anche per la questione orari.
Purtroppo però, il problema si è ripresentato ed è come se la malinconia mi stesse inghiottendo.
Ho degli sbalzi d'umore continui che si alternano a "Va tutto bene, sono contenta per il nuovo lavoro" al "Io non riesco ad andare avanti".
Piango in continuazione e l'unica cosa che vorrei fare ora è, riuscire a vedere le cose da una prospettiva diversa e di conseguenza riuscire ad andare avanti come ho sempre fatto.
Voglio liberarmi dall'angoscia che mi assale quando penso "Domani devo andare a lavoro".
So bene di voler fare tanto, ma è come se delle volte ci sia qualcosa che me lo impedisca e mi faccia vedere tutto nero.
È la prima volta che mi succede e non so proprio come gestire questo sentimento, che apparentemente può anche sembrare ansia.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
premetto che online, e in risposta ad una sola email, si possono dare solo pareri approssimativi. In caso di intenso malessere che si presenta come fenomeno nuovo, inusuale, è opportuno consultare di persona uno psicologo, che con calma può sondare i vari punti dolenti, rapportarli alla personalità e alla storia personale del paziente, proporre varie modalità di superamento del disagio.
In linea generale posso dirle che questo periodo di pandemia, con l'isolamento, le modificazioni dell'esistenza abituale, la paura della malattia o il suo insorgere, dove ha colpito, sta determinando uno stato di stress generalizzato.
In questi casi, la presenza di altri disagi, usualmente gestibili, diviene soverchiante.
Nel suo caso lei vede il dolore di sua madre che ha interrotto una lunga relazione e ha avuto anche problemi di lavoro; lei stessa ha perso una figura parentale, sentita fin dall'infanzia come sorella maggiore; ha imputato al lavoro la responsabilità del suo malessere, forse a ragione, forse no; adesso continua a ritenere l'impegno lavorativo dolorosamente al di sopra delle sue forze.
I sintomi che dichiara sono esattamente quelli dello stress, direi addirittura dello stress post-traumatico, che può verificarsi non solo in caso di guerre, violenze e calamità naturali, ma tutte le volte che una serie di eventi o un singolo evento molto grave supera la nostra capacità di fronteggiarlo.
Valuti se anche il sonno è cambiato; se ha stati d'insonnia o particolari difficoltà al risveglio.
Il consiglio che posso darle, da qui, oltre al già citato colloquio con uno psicologo, è di prendersi cura di sé stessa considerandosi temporaneamente malata.
Non si forzi in nulla, mangi correttamente, passeggi, prenda il sole, cerchi di dormire bene.
Ci scriva ancora, se sente che può farla stare meglio.
Auguri.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#2] dopo  
Utente
Ora che lo ha scritto, faccio presente che ho difficoltà a dormire la notte, e una volta sveglia, faccio un po' di fatica per riaddormentarmi. Ho già preso in considerazione lo psicologo, anche perché mi sento per certi versi impotente e disorientata da tutto ciò. "Non è da me" e vorrei che non continuasse ad esistere a lungo. Vorrei tanto ritornare alla mia normalità, dove studio e lavoro riesco a farli combaciare tranquillamente, nonostante la stanchezza. Nel testo di prima ho fatto presente tutta una serie di eventi successi quest'anno che a mio avviso mi hanno segnata. Spero di risolvere il prima possibile

[#3]  
Dr.ssa Anna Potenza

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Gentile utente,
certamente risolverà, ma non deve farsi fretta.
Le ripeto che in questo momento lei sembra presentare la sindrome da stress post traumatico, un disagio invisibile perché mentale, che passa ma deve essere trattato con dolcezza: deve dare alla sua mente il tempo di elaborare e superare i problemi che le sono piombati addosso tutti insieme.
Questa specie di ingorgo mentale la priva anche di un buon sonno ristoratore. E' un effetto avverso della sindrome, il fatto che inibisce proprio la risorsa più utile per riparare i processi mentali turbati.
Per guarire lei deve cercare di dormire molto e di pensare poco, meno che mai a cose tristi: sono i pensieri positivi quelli che possono aiutarla. Li tenga a portata di mano. Guardi film divertenti, frequenti amici solari.
Ripeto che uno psicologo può aiutarla, meglio se specializzato in EMDR o EMI-R, tecniche basate sui movimenti oculari.
Il primo aiuto però se lo deve dare da sola trattando sé stessa con indulgenza e dolcezza.
Se continuerà a forzarsi e a pretendere di tornare subito alla normalità otterrà l'effetto contrario: come se essendosi fatta uno strappo muscolare, pretendesse di ignorare il dolore e volesse fare lo stesso una corsa.
Auguri. Ci tenga al corrente.
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it


[#4] dopo  
Utente
Dal momento che non posso rinunciare al lavoro per una questione economica fino almeno a metà agosto, cosa mi consiglia di fare per riuscire a conviverci e non avere crisi anche sul luogo di lavoro ? Ad esempio: ora ho provato a riposare ma ogni due minuti aprivo gli occhi perché presa dall'ansia dal fatto che domattina devo andare a lavoro.

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Dr.ssa Anna Potenza

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Cara utente,
le occorre qualche seduta di EMDR, gliel'ho scritto. In genere ne bastano/occorrono sei.
Uno psicologo le può suggerire altre strategie di contenimento dell'ansia, per esempio dei mantra rassicuranti, ma vanno ritagliati su di lei e sulle sue esigenze, per non essere o inutili o peggio controproducenti.
Auguri!
Dr.ssa Anna Potenza (RM) anna.potenza@medicitalia.it